Rebibbia story

Ci ricorda Madre Teresa: “Ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse all’oceano mancherebbe qualcosa”. A Roma, nel carcere romano di Rebibbia sez. femminile, ragazze e ragazzi si sono incontrati per giocare a calcio. Correndo e sudando. Sudando gocce.
Jamor. Le tre partite memorabili dello stadio dimenticato

30 aprile 1949. 4 settembre 1955. 25 maggio 1967. Chi lega queste date a una partita di calcio è uno di noi. Chi c’era o almeno ricorda è livello “top di difficoltà”. Chi ci legge e si emoziona può ricevere la tessera del club. Tre partite così diverse, definitive come l’Alpha e l’Omega, avvolte nella leggenda dei “se” e dei “ma” come i novanta minuti di cui è costellata la nostra vita terrena.
Mario Benigni. Il campione che non ha avuto tempo

Sappiamo poco di Mario Benigni. Sappiamo che aveva appena 22 anni quando, nel 1937, un incidente gli stronca vita e futuro. Una vita veloce la sua. Su strada e in pista. Sì, perché Mario correva in moto ed era tra i più forti di quegli anni. Solo il destino poteva fermarlo.
Felice Levratto. Lo sfondareti

Uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano. Sinistro micidiale tra storia e leggenda. Felice Levratto, campione diviso tra chi ne ha raccontato le gesta e chi pagherebbe per vederlo in azione. Era davvero così forte? Probabilmente, anzi sicuramente, di più. Era il centrattacco.
Julio Velasco. Ritratto d’autore

La meravigliosa pallavolo. 5.000 società affiliate FIPAV, quasi 18.000 squadre, oltre 4 milioni di atlete ed atleti. Da anni numeri da primi della classe, mancava la famosa ciliegina sulla torta. Ci ha pensato la pallavolo femminile, meraviglia tra le meraviglie. Ci ha pensato il pasticciere magico, Julio Velasco.
Alain Delon. L’altra vita

Nessuno nell’immaginario collettivo più di Alain Delon. Nessuno più lontano dalle etichette assegnate dal sistema delle stelle. Ma quale bello e dannato, ma quale icona senza tempo. Per Alain lasciamo parlare le sue scelte, i suoi principi e le sue passioni. Sportive, sì, anche sportive
Durante. Il portiere pittore

L’arte della manutenzione della porta. Guardiani di una fede fatta di pali quadrati. Zamora, Yashin, Albertosi, Preud’Homme, el Dibu Martinez. Artisti. A mani nude poi con i guanti, pomate e spray. Ed infine ci sono una manciata di artisti veri, portieri pittori. Domenico Maria, qualcuno dice Luigi, Durante: la sua storia di calcioni e pennello (Murazzano, 17 dicembre 1879 – Canale, 21 ottobre 1944)
Nerone. L’olimpionico immortale

Forziamo un po’ il racconto, ma su Nerone cè tanto e di più da dire. Su Nerone c’è da trovare altre storie per recuperare il tempo perduto a crederlo il piromane di Roma. Proprio come la sua storia olimpica, forzata un po’ forse, ma forse neanche troppo.
Oscar “Ringo” Bonavena. El campeón eterno

Da Buenos Aires a Reno, una parentesi che si apre e si chiude, in mezzo un destino che significa ring, sudore e una vita da irregolare. Peso massimo con i pugni e nell’anima, Oscar Bonavena si scontra con i più grandi, si fa beffa del buon senso e si fa fermare solo da una pallottola.
Georgi Asparuhov. Gundi per tutti e per sempre

All’inizio del terzo millennio, addetti ai lavori e tifosi si trovarono concordi. In Bulgaria il più grande giocatore di tutti i tempi è Georgi Asparuhov. Con il fuoriclasse Hristo Stoichvov, carisma e trofei a non finire, solo al secondo posto. Chi ricorda Asparuhov ed il suo grande amico, Nikola Kotkov, sa perché questo verdetto non ha niente, ma proprio niente, di sorprendente.
Perù. Una storia da mondiale

Brasile 5, Argentina 3, Uruguay 2. Dieci mondiali di calcio. È dura in Sudamerica per tutte le altre selezioni. Il Perù non è mai andato oltre il quarto di finale. Eppure vanta un record tutto suo.
Walter Chiari. I pugni di un eterno ragazzo

Cento anni compiuti da poco, ma a guardare anche adesso quel viso da eterno ragazzo cento anni sembrano solo un morso alla vita. Oppure un pugno, uno dei suoi, quelli del suo sport preferito, lo sport dell’anima che si è sempre portato dentro: la boxe. Pugni e amori, commedia e spettacolo, la sua vita e anche un po’ la nostra.
Il Gioco del Pozzo in un giorno di rugby

Una scoperta e me ne dispiace. Mi spiace per il ritardo perché adesso ho capito quanto mi sono perso. Un caso, un giorno all’Olimpico per il rugby di Italia e Scozia. Il Gioco del Pozzo l’ho scoperto così.
Coppa Rimet. Novanta anni dopo

La prima volta in Europa per la Coppa del Mondo tenacemente voluta da Jules Rimet. Una prima volta nostra, che la organizziamo e la vinciamo anche. Merito di tutti, merito di tanti, merito suo, di Vittorio Pozzo, l’alpino allenatore, l’unico che la vincerà per due volte. La grande storia del nostro calcio nazionale, inizia così.
Ribot l’invincibile

Ribelle quando passeggia, saggio, esemplare quando galoppa con il muso proteso in avanti e la falcata lunga e leggera, adora le carezze ed il suono della voce. È un cavallo sereno, solo la noia di trotterellare lo indispone perché lui è nato per galoppare. Lui è Ribot, l’invincibile.
Varenne il Magnifico

“Magnifique! Volo irresistibile, festa italiana. Storico trionfo di Varenne a Parigi”. Era il 28 gennaio 2001. Non si può correre dietro al ricordo, non si può raccontare Varenne, non ci sono le parole. Bello, eterno, invincibile? No, ancora troppo poco
Ivan Francescato. Sembra ieri

Catch me if you can. Ora prenderti è davvero impossibile. Hai combattuto il destino, pensavamo bastasse una finta delle tue, il cambio di passo, di direzione, puntare e sgusciare. Hai poggiato l’ovale a terra, senza avvisare, venticinque anni fa e sembra ieri. Ivan Francescato. Indiano, zingaro, selvaggio. Unico.
Italia – Ungheria. Dalla disfatta del ’24 al riscatto del ’38

Quattordici anni. Una storia che inizia nel 1924 quando i danubiani sono maestri veri e noi ci stiamo inventando. Una storia che inizia male: il 6 aprile del ’24 a Budapest perdiamo 7 a 1. Non accadrà mai più. Una storia che finisce bene: a Parigi, il 19 giugno del ’38, quando battiamo l’Ungheria e ci portiamo a casa il secondo Mondiale. È l’Italia di Vittorio Pozzo, l’allenatore più vincente e più dimenticato della nostra Nazionale
Gipo Viani e Nereo Rocco. Italians do it better

Difesa, libero, catenaccio, gioco all’italiana. Definizioni che ci siamo tatuate addosso, una seconda pelle che abbiamo portato in giro sui campi di tutto il mondo, provocando fastidio e malcelata invidia, sberleffi e risultati, tirando fuori il nostro intrinseco carattere e talvolta anche sangue dalle rape.
Il calcio di Natale

Il calcio è festa. Il calcio e le feste. La nostra serie A e il Santo Natale, incontri rari e per questo preziosi.
Giovanni Raicevich. Lotta e vittoria

Lotta e vittoria, iperbole e tragedia, sfide e rincorse, partenze e ritorni. La storia che sembra impossibile non conoscere, o peggio aver dimenticato. La storia di Giovanni Raicevich, lottatore. Semplicemente, il più forte di tutti.
DDR. L’inno oltre il Muro

Boomers di tutto il mondo unitevi! Hey Jude, don’t make it bad cantano i quattro di Liverpool, ma è nella piscina olimpica Francisco Marquez di Città del Messico dove risuona la musica più iconica di questo momento di ebollizione sociale e culturale. Sarà la colonna sonora per un ventennio.
Reinhold Messner. Uomini, record e montagne

Quando uomini e montagne s’incontrano grandi cose accadono. Ottomila per quattordici non è una moltiplicazione e il risultato non è un calcolo matematico. Ottomila per quattordici è un’opera d’arte. L’opera d’arte di Reinhold Messner.
Albert Spalding. Il Gran Tour del Baseball

Spalding, un nome che dice tutto. Anzi, quasi tutto. Non dice del Grand Tour del baseball voluto da Albert Spalding, prima giocatore, poi presidente e co-proprietario dei Chicago White Stockings (ora Cubs). Non dice dell’incredibile viaggio che tra il 1888 e il 1889 portò il Chicago e l’All American Team a giocare in tutto il mondo. Un’avventura sportiva che guardava già al futuro, ma soprattutto una grande impresa romantica
Abdon Pamich. 90 anni da campione

Abdon Pamich, una leggenda in marcia. Da sempre. Da quando aveva 13 anni costretto a marciare per lasciare Fiume, lasciata di gambe, mai di cuore. Una vita sportiva ineguagliata, una vita da testimone che si porta dentro. Novanta anni lo scorso 3 ottobre. Auguri e tanta strada, Abdon.
Luigi Minchillo. Lacrime, sudore, pioggia e onore

“Cosa sono, lacrime?”. “Ma stai scherzando, è sudore. E poi fuori piove ed è buio pesto”. “Come quella notte a Detroit, allora. La volta buona per raccontare come andò. Vai.”. “Vado”.
Enrico Brusoni. L’oro sparito di Parigi

Parigi 1900, Velodromo di Vincennes. Enrico Brusoni è una delle nostre prime medaglie olimpiche, la prima d’oro nel ciclismo. Enrico vince e lo sa, ma misteriosamente l’albo d’oro non lo dice e nessuno sa perché. Eppure ci sono i risultati, i testimoni, ma servono cento anni e un ricercatore affamato di verità per restituire a Enrico Brusoni il suo. Perché l’importante è partecipare, ma chi vince – se vince pulito – non va mai offeso. Né dimenticato.
Valerio Bacigalupo. Le mani del Grande Torino

Non si racconterà mai abbastanza delle gesta del Grande Torino. Giocatori, tecnici e dirigenti accompagnati, nell’ultimo viaggio, da giornalisti ed equipaggio di un aereo con destinazione paradiso. Qui ricordiamo Valerio Bacigalupo, le sue mani forti e una foto che dice tutto.
Il Genoa ritornA

La serie A ritrova il Genoa. Hai presente il figliol prodigo? La festa più grande che ci sia. La festa per chi non è mai andato via. La festa per chi vuoi vedere e lo rivedrai. Siamo tutti figli tuoi, Genoa Football & Cricket Club 1893. Bentornato!
Enzo Francescoli. El Principe

A casa sua ha portato tre coppe America. In Argentina è una leggenda del River Plate. In Italia è nella Hall of Fame del Cagliari. A Parigi e Marsiglia giocate come le sue non le hanno più viste. Non c’è classifica che non lo veda tra i primi cento di tutti i tempi e tra i primi venticinque sudamericani. Si chiama Enzo Francescoli. El Principe. La sua palla non ha mai fatto rumore.
Luis Monti. Di calcio e di leggenda

Come lui nessuno. Centromediano senza rivali. Forza, piedi e visione del gioco. Luis Monti è stato unico e non solo perché ha giocato due finali mondiali in due nazionali diverse. Due nazionali, due cuori, quello dei padri e il suo, che diventano uno. Leggenda, sì. Luis Monti è leggenda.
Attilio Fresia. Oltre confine

Alla voce “pioniere” il dizionario di Oxford dice: “Scopritore o promotore di nuove possibilità di vita o di attività, collegate specialmente all’insediamento e allo sfruttamento relativo in terre sconosciute”. Spesso visionari, sempre coraggiosi. Attilio Fresia, forse né l’uno e né l’altro. È però il primo calciatore italiano all’estero. Non è poco.
Quando Gigi Riva tornerà…

9 aprile 1977. Gigi Riva lascia il calcio, quello giocato. Scarpini, maglietta, calzoncini, arbitri, fischietti e goal. Tanti goal. Sembra ieri. Era ieri. Il tempo, se sei Rombo di Tuono, è solo un opinione.
Valanga Azzurra. Cinque anni di leggenda

Alti e bassi per l’Italia dello sci. La squadra femminile c’è, tra gli uomini sono sempre troppo poche le carte da giocare. Complessivamente, manca la profondità. Serve lavoro sodo, cura del talento, programmazione ed allineamento dei pianeti. C’era un tempo che siamo stati tutto questo. Il tempo di una valanga di emozioni. Una Valanga Azzurra.
Omar Sivori. Ritorno al futuro

Marty McFly e Jennifer Parker hanno tutta la vita davanti, ma la De Lorean di Doc li porta sulle tracce del passato. Questa volta arrivano in Svezia, poco fuori Stoccolma. È il 27 giugno 1957 e in un campo semisconosciuto la Juventus gioca un’amichevole dimenticata con l’AIK Solna. Eppure quella non è una partita qualunque. Quella è la partita in cui inizia il futuro italiano di Omar Sivori, el Cabezon. Campione irripetibile, malandrino e divertente, tra realtà e licenza letteraria, questa è la storia di Sivori che non avete mai letto.
Libertas Capodistria. Voga istriana a Los Angeles ’32

Le Olimpiadi degli italiani, così le hanno chiamate. Noi facciamo una gran bella figura, secondi nel medagliere dietro i padroni di casa. Tante storie di sport sano e bello. A Los Angeles il canottaggio non agguanta l’oro per decimi di secondo, ma dà una grande prova del nostro remo. Livornesi, romani e istriani sono forti e l’acqua lo dimostra a tutti. Tra le loro storie, quella della Libertas Capodistria ancora stringe il cuore.