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Il calcio di Natale

Il calcio è festa. Il calcio e le feste. La nostra serie A e il Santo Natale, incontri rari e per questo preziosi.
Calcio di Natale

Nell’ultima intervista per un quotidiano non sportivo, un allenatore italiano che va per la maggiore, credo 3.5 milioni a stagione, ha ribadito che l’unico calcio sostenibile è quello inglese.  Concetto chiaro, peccato che pochi giorni dopo l’ho visto rimproverare il raccattapalle che stava restituendo palla al giocatore senza perdere secondi preziosi. Predicar bene insomma è ancora a prezzi popolari e se parliamo di circolazione dei soldi, allora sì che la Football Association è un discreto modello di riferimento, ma non andrei oltre.   

Le tradizioni, quelle belle 

Di romantico, oltremanica, resta poco e non è poco. La magia del terzo turno di FA Cup e dei suoi giant killers, la National League che bussa alla porta del professionismo, ma se non apre è meglio, il fango e la birra della Sunday league. Sono le punte di un iceberg che sopravvive al cambiamento climatico (aka il calcio moderno) e la parte sommersa è il Boxing Day, la giornata di campionato nel giorno di Santo Stefano. Può cadere il mondo, ma nel Regno Unito si gioca il 26 dicembre. Dal 1888. E ventotto anni prima, sempre il giorno dopo Natale, Sheffield FC e Hallam FC si sfidarono nella prima partita ufficiale del gioco dei giochi. 

Calcio di Natale 1927

Roma-La Dominante. Il posticipo del Natale 1927

Da noi solo mugugni per i pochi ed occasionali tentativi di imitazione. La seconda giornata di ritorno della prima fase del campionato italiano, ancora diviso in due giorni, è in programma il 25 dicembre 1927. L’almanacco racconta che il giorno dopo la AS Roma, al suo primo Natale, incontra al Velodromo Appio la Dominante, primo tentativo di unire Andrea Doria e Sampierdarenese, oggi diremmo il posticipo. La partita nasce storta per i giallorossi, si fa male il portiere Rapetti, cede la caviglia di Ferraris IV, tutto in linea con un campo di patate ed un tempo da lupi. I liguri vanno 2-1 dopo l’uno-due ad inizio ripresa, poi rientra il capitano di Borgo e la Roma riprende ad attaccare con slancio. In due minuti, due episodi di diverso peso. Prima il pari di Bussich – il primo acquisto di sempre della società, provenienza Triestina – e poi quello che davvero non t’aspetti. Una forte scossa tellurica, balla di brutto la tribuna centrale, cedono dei parapetti, fuga di massa verso le uscite, feriti e contusi ma niente di più. Ai Castelli i danni sono molto più seri. La giacchetta nera Scarpi aspetta e, poi ritrovata la serenità, chiede alle squadre di riprendere regolarmente il gioco. È il 74′, la Roma chiude 4-2 con due reti negli ultimi 3′.

Calcio di Natale
(Natale 1927. Il portiere della Roma Giuseppe Rapetti)

Il resto della giornata si svolge, come da programma, il giorno di Natale

L’Atalanta vince 4-0 ad Udine, la Juventus di misura con il Novara (4-3), il Torino recupera due reti a Cremona e fa 2-2, Meazza fa uno dei quattro goal interisti al Verona (4-1), l’Alessandria dilaga con la Reggiana (11-0). Con il Toro campione di Baloncieri e Libonatti, i poveri emiliani ne prendono addirittura quindici, in panchina c’è l’ungherese Szigsmond che mangia panettone e colomba solo perché è una stagione con le retrocessioni bloccate. 

25 dicembre 1955. Il Natale senza reti bianche

Non mancano le sorprese. L’Inter di papà Moratti perde a Marassi (4-3 Genoa), la Juve a San Siro (3-1 Milan) e la Roma cede 2-1 al Torino. Vincono Lazio, Atalanta, Fiorentina (sarà campione d’Italia), Padova, Lanerossi e Napoli. Nessuna partita a reti bianche. L’Inter si riscatta il Natale del 1960, primo anno del Mago, 4-1 alla Spal e doppietta di Mariolino Corso. Risultato che vale il primo posto dopo 12 giornate in coabitazione con la Roma, fermata a Lecco 0-0. La Juventus – Charles, Sivori e Mora nel tabellino – insegue a meno tre dopo il 3-2 alla Samp. Alla fine saranno i bianconeri a centrare lo scudetto numero dodici. Tra le due capolista e la zebra eterna sorniona, c’è il Milan a quota 16. Altafini è già a quota 9 reti, Vernazza a quota 7 eppure a Bari l’attacco rossonero resta all’asciutto. 

25 dicembre 1960. La disfida di Bari

È questa la partita di Natale da raccontare. Ventimila sugli spalti, Bari con disperata necessità di muovere la classifica, Milan che non può lasciare punti per strada. Capocasale sfida Todeschini e c’è aria di battaglia senza esclusione di colpi, nessuno vuole lasciare regali sotto l’albero. Catalano, Erba, Cicogna sono i punti fermi dei galletti, ma è Raul Conti, il frutto ormai maturo del River di Cesarini, a cui si chiede qualcosa di più, di spostare l’equilibrio. Ha una tecnica raffinata, ma un curriculum di occasioni perdute. Viani, carismatico direttore tecnico rossonero, avverte i suoi difensori. Non ce n’è bisogno, Todeschini è un catenacciaro che la metà basta. C’è il doppio libero, Cesare Maldini ed il giovane Sandro Salvadore, c’è David appena sopra, si recupera palla e si lancia nello spazio per la corsa di Altafini, di Maraschi, del potente Barison o per la sponda di Carletto Galli. In mezzo c’è da lavorare sodo per Trapattoni diviso tra il tramonto di Nils Liedholm e le prime luci dell’alba del talento infinito di Gianni Rivera. Il Bari chiede il posticipo di 24 ore, il Milan rifiuta. 

Tutti più buoni, ma non allo stadio della Vittoria

Prima battute e subito la conferma del puzzle Conti. Il Milan fatica a contenerlo, Salvadore va al raddoppio spesso e volentieri, palla o gambe. Il Bari prova con Rossano, Catalano, poi Tagnin crossa proprio per Conti che sfiora il bersaglio. Il Milan replica, timide le conclusioni di Trebbi e David da calcio piazzato. La superiorità barese diventa schiacciante nella ripresa. Ancora Conti guida l’assalto, ma il signor Rigato della sezione di Mestre gli ruba la scena. Prima sorvola su un mani più che dubbio in area milanista, poi assolve Salvadore dopo un’entrata decisa sul solito argentino. Non ci sono ancora i cartellini, ma le espulsioni sì e lo stesso difensore rossonero sembra stupito di passarla liscia. Conti viene portato fuori campo, mentre lo stadio ribolle. Conti rientra per onor di firma, il Bari perde anche De Robertis falciato da Trebbi, 11 contro 9 ma nove indemoniati, il Milan chiude in affanno, Ronzon e Barison sulla linea dei terzini, salva il puntarello ma perde un po’ di faccia. 

Il calcio di Natale
(Natale 1960. Raoul Conti esce a braccio)

Non finisce al triplice fischio

I giornali denunciano il gioco duro e l’atteggiamento cinico degli ospiti. “Babbo Natale non s’è visto a Bari. Solo brutte cose da ricordare”. Scatta una denuncia penale contro Salvadore per intervento volontario, la dirigenza milanista risponde accusando gli avversari “di essere drogati come cavalli”. Di sicuro c’è che Conti si opera al menisco, infortunio all’epoca che mette a rischio la carriera. Il processo è un altro 0-0, il fallo non è volontario, ma al difensore vengono affibbiate le spese processuali. 
Il Bari perde il miglior Conti e la corsa per la salvezza. Il Milan non riuscirà ad andare più su del secondo posto, a meno quattro dalla Juve. La sfida di ritorno, nonostante il divario, vede la dolce, inattesa rivincita barese: 3-1 a San Siro. Cicogna, Virgili e Catalano contro l’unica rete di Seghedoni per i padroni di casa. Conti e Salvadore sono della partita, due comprimari. L’argentino con una vistosa fasciatura al ginocchio, il difensore impacciato, ma felice di vedere Conti in campo e soprattutto disponibile ad una stretta di mano.
Natale, in fondo, è uno stato d’animo. 

 

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Venti di calcio

 

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

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