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Stanguellini. Una storia italiana

Trenta anni di competizioni, cento anni di vita italiana. La Stanguellini è una storia di motori, ingegno e passione, una storia dove troviamo identità e radici. Una storia resa possibile da visionari capaci di posare lo sguardo sul futuro, un crogiuolo di umanità creativa, sfidante e temeraria che ha segnato la storia motoristica del novecento.
Stanguellini

I Romani lo sapevano. Il nome è qualcosa in più di lettere messe insieme e articolate in un suono riconoscibile.
Nomen omen dicevano e credevano. La parola è magia, da sempre. La parola interpreta sogni e desideri, traduce la realtà, ma al tempo stesso la crea, apre porte segrete e misteriose che nascondono un tesoro, metaforico o reale. La formula magica, il mantra, la preghiera, la poesia, la narrazione. La parola porta sempre in un altrove, reale o immaginario che sia.
Nomen omen, il nome è un augurio, ma inteso nel suo significato romano arcaico, l’augurio è un presagio.
Celso non è un nome qualunque; se il nome è un destino, sono grandi le doti che aspettano chi lo porta.
Celso Stanguellini il suo nome lo merita fino in fondo; è un innovatore e con lui inizia una storia italiana.
Una grande storia italiana.  

L’Ottocento è un secolo burrascoso

Modena. Estense per tradizione, libera per vocazione, gustosa per indole, Modena è terra vivace, fermento di volontà e di intelligenze intraprendenti. Il suo genius loci è brace nascosta; ci vorrà ancora qualche decennio, ma l’avvento dei motori e della velocità lo faranno conoscere a tutti.
Nel 1879 Celso Stanguellini ha venti anni. Ricordatela l’età di Celso perché in questa nostra storia l’età non è un dettaglio.
1879 dicevamo. L’Italia è Regno unitario da poco, il Risorgimento sembra compiuto, la musica lo ha accompagnato. La lirica, il belcanto, Rossini e Donizetti, Verdi e W. V.E.R.D.I. ,ma anche La bella Gigogin e Addio mia bella addio. Nell’Ottocento la musica è nel quotidiano; teatri, palchi nobili e logge, piazze, chiese, lirica, canti sacri e bande di paese. Ovunque.
Celso ha venti anni e capisce. Modena non è seconda a nessuno e lui apre un negozio di strumenti musicali.
Il nome è però un presagio; a Celso commerciare non basta. Studia, s’ingegna, inventa un dispositivo per accordare gli strumenti e lo brevetta: i Timpani Sistema Stanguellini. È un successo mondiale. È ingegno, tecnica, meccanica prima del tempo per quella che sarà la storia di famiglia.

Negozio Stanguellini

Il novecento arriva in bicicletta

Il secolo nuovo si annuncia con grandi promesse. La velocità cambierà il mondo. Persone, merci, immagini, emozioni, idee; tutto sarà più veloce nel novecento, per alcuni versi forse anche troppo.
La bicicletta, a inizio secolo, è tecnica meravigliosa e popolare, pedalate di sacrificio per sport o necessità; di fatto, due ruote che aiutano tutti.
Francesco Stanguellini nel 1900 ha ventuno anni e inizia proprio così: commercia, ripara e costruisce biciclette.
Tecnica e meccanica. Basiche dirà qualcuno, ma il senno di poi vale poco. Al tempo non lo erano.
Anche Francesco ha successo, ma anche lui è capace di guardare avanti e di vedere quello che si muove all’orizzonte.
Il motore si fa strada, nel senso letterale del termine. Due e quattro ruote, motociclette e automobili.
Francesco capisce e si butta in avanti.

Un passo nel futuro

Nel 1908 la prima automobile immatricolata a Modena, una Fiat tipo 1, è la sua. È su questa Fiat – oggi esposta al Museo Stanguellini – che Francesco porta Dorando Pietri, emiliano di Correggio, a raccogliere l’applauso della sua gente dopo i fatti delle Olimpiadi di Londra.

Dorando Pietri a Modena

Dal comprare l’automobile al pensare di poterle anche vendere, il passo è fulmineo. La Stanguellini diventa rappresentante Fiat, il primo a Modena, tra i primi in Italia.
Anche a Francesco commerciare però non basta. I motori ce l’ha nell’anima, inizia a gareggiare, lo fa praticamente con tutto quello che si muove: tricicli a motore, motociclette, automobili.
Nel 1910 diventa padre, nasce Vittorio che da subito respira il clima dei motori; l’officina diventa il suo parco giochi ed è lì che si forma il suo immaginario.
A metà anni ’20 Francesco crea la sua squadra corse armata di Moto Mignon, marchio modenese fondato dal suo ex capo officina Vittorio Guerzoni e che lo stesso Enzo Ferrari introdurrà qualche anno dopo nella sua scuderia,
Nella Modena che inizia a essere la città dei motori, Francesco ed Enzo naturalmente si conoscevano, s’incontravano alle gare, scambiavano chiacchiere e idee. Vittorio cresce così e ha una strada segnata per vocazione. Ai libri preferisce motori e telai. Sarà questo il sale della sua vita.

Il destino dei vent’anni

Lo dicevo prima. L’età in questa storia è una pietra miliare.
Celso apre la sua attività quando ha venti anni. Francesco ne ha ventuno quando Celso muore e prende in mano ed innova l’attività di famiglia. Vittorio ne ha ventidue quando muore Francesco. Ora il destino Stanguellini è  nella sua testa e nelle sue mani. Non solo Vittorio non si tira indietro, ma la sua impronta segna la storia della Stanguellini nel novecento motoristico.

Vittorio Stanguellini con Cornia
(Vittorio Stanguellini con Renato Cornia)

Si corre a Modena. Si corre

Genius loci e temperamento. A Modena macchine e velocità sono sangue e terra fertile, attecchiscono come non mai, diventano preziose. Uniche. La velocità è sfida al tempo e al limite. A Modena si corre. Su strada prima,di notte tra ragazzi di avventura, poi in circuito e poi su strada ancora. Alle macchine si chiede tanto, qualcuno ci mette mano per migliorarne le prestazioni. La potenza del motore diventa filosofia pratica. Vittorio Stanguellini di questo diventa maestro, ma buon sangue non mente e anche lui guarda in avanti. Il motore è il cuore, va bene, ma c’è altro. Non è ancora tempo di leghe e materiali compositi, ma Vittorio capisce che deve mettere mano alle ossa: ai telai. Non so se abbia mai pensato alle ossa cave degli uccelli, ma di certo ha ben presente da subito che la leggerezza è fondamentale per le prestazioni.
Resistenti, leggere, agili, veloci: così sono le automobili che Vittorio ha in mente. Quelle che farà saranno proprio così.

Rangoni
(Vittorio Stanguellini con Lotario Rangoni Machiavelli)

Lo sguardo di Vittorio

Sperimenta, elabora, personalizza, si mette alla guida e spinge. Prova Vittorio, deve sapere se quello che ha fatto funziona veramente, deve saperlo lui non basta che glielo dicano altri, solo così può migliorare.
Poi arriva il 1936.  Il 5 aprile la prima gara ufficiale.
Una Fiat Balilla 508 CS preparata Stanguellini e guidata da Nando Righetti e Mario Carmellini è alla linea di partenza della decima edizione della Mille Miglia. Il quinto posto finale è un risultato straordinario.
Vittorio ci prende gusto.
L’11 luglio la sua Fiat 508 CS è alla partenza della 24 ore di Spa-Francorchamps, una corsa monumento; alla guida ancora Nando Righetti, questa volta affiancato da Lotario Rangoni Machiavelli. L’esperienza è esaltante, il risultato no perché la macchina non completa la corsa.
Ma non basta. 20 settembre, questa volta si corre in casa, Gran Premio di Modena, circuito cittadino come ne sono stati tanti fino agli settanta. Questa volta Righetti è su Maserati 4CS 1500, una sfida nuova per Vittorio.

(Vittorio Stanguellini in officina)

La monoposto è impegnativa, ma è Righetti che in gara impegna tutti. Nella categoria voiturettes è terzo; la città lo acclama.
Nel 1937 con Giulio Baravelli su Fiat 500, Lotario Rangoni Machiavelli su Fiat 508 Sport, Francesco Severi su Maserati 1500, Efisio Zanella su Fiat 500,  nasce ufficialmente la Squadra Corse Stanguellini.
Il primo successo lo coglie Francesco Severi che il 23 maggio vince la targa Florio.
È solo l’inizio. La guerra metterà il mondo in pausa, ma a strada è segnata.
Nel 1946 l’Italia ricostruisce, Stanguellini riprende la corsa con successo, nel 1947 vince praticamente tutto quello che poteva vincere e continuerà a farlo.
Vittorio ha visto lungo.  

Una storia italiana

La Stanguellini esce dalle competizioni a metà anni sessanta, l’attività di elaborazione e assistenza rimane invece ancora a lungo.
Trenta anni di competizioni, ma una passione per la tecnica che inizia con Celso, diventa motore con Francesco e perfezione con Vittorio. Una storia che si snoda lungo cento anni di vita italiana, una storia che non solo segue il corso dei tempi, ma li anticipa. Intorno alla Stanguellini ferve un crogiuolo di umanità creativa, sfidante e temeraria; meccanici, designer, tecnici, carrozzieri e piloti, portatori di soluzioni innovative e di coraggio, visi aperti sulle piste, teste chine sui motori, mani che armeggiano su ingranaggi e battono lamiere. Tecnici come Andrea Fraschetti, Alberto Massimino, Oberdan Golfieri e prima ancora Renato Cornia.
Piloti, tanti. Impossibile ricordarli tutti, ma una citazione affettiva personale la riservo per Lorenzo Bandini, il ragazzo d’oro che trova il successo sulle Stanguellini prima di passare in Ferrari dove rimarrà sino alla maledetta curva di Montecarlo del 7 maggio 1967.  
E poi loro, le signore dei motori di un tempo in cui per una donna i motori non erano facili né scontati, Anna Maria Peduzzi e Maria Teresa de Filippis .
Una storia italiana a tutto tondo quella della Stanguellini, sì.
Una di quelle storie che nascono per inventiva, proseguono con coraggio e si conservano con amore.

(Stanguellini. Dettagli di bellezza)

Il Museo Stanguellini

Si conservano con amore, appunto.
Tutto quello che ho raccontato necessariamente in breve accade a Modena, esattamente dove c’era casa e bottega. Tutto insieme, come si usava una volta e sarà forse stata anche una necessità, ma è bello sottolineare come una vita compiuta si misuri con l’adesione intima a quello che fa.
Vittorio Stanguellini amava il suo lavoro. Proprio come Celso e Francesco prima e come il figlio Francesco dopo e la nipote Francesca ora.
Di questo amore e di questo lavoro il Museo, fortemente voluto da Francesco Stanguellini nel 1996, è testimonianza viva.
Curioso della storia Stanguellini l’ho visitato e ho avuto come guida Francesca, anche lei una storia personale sportiva e di determinazione.  Francesca mi introdotto alle storie di famiglia, mi ha parlato delle passioni che ha toccato con mano, quelle di nonno Vittorio e di papà Francesco. Mi ha parlato della religione del lavoro che c’era in famiglia, una passione condivisa fino all’ultimo dei meccanici, tutti presi dal fare senza badare a tempi, orari e sacrifici necessari.
L’azienda, la ditta, era una casa comune dentro la quale le vite di ognuno s’intrecciavano e spesso diventavano una.
La bellezza della 1100 Sport Ala d’Oro, della 1100 GT Bertone, delle Junior 750, dell’incredibile Colibrì motorizzata Guzzi che tanti record si è andata a prendere, mi racconta tutto questo. Mi racconta di lavoro, di sacrificio, di passione.
Così come me lo raccontano i macchinari dell’officina ancora lì dov’erano, i banchi prova, le latte pubblicitarie, le insegne, tutto esposto e conservato con cura, meglio, con amore, affinché il futuro sappia.

Museo Stanguellini
(Museo Stanguellini)

Vittorio e l’immaginario

Tutto l’immaginario Stanguellini è esposto al Museo, a disposizione di chi si voglia appropriare di un pezzo di storia dei nostri motori e degli uomini che prima di metterli in macchina se li sono immaginati nei pensieri e caricati sulle spalle.
Mi racconta un aneddoto Francesca; ho voluto lasciarlo per ultimo perché credo possa dare la misura a tutto.
Mi racconta di Vittorio e del suo mazzo di chiavi. Pesante, impegnativo da portare con tutte quelle chiavi dell’officina e di casa. A volte ci pensava e a volte no, fino a quando la sua idea di telai delle macchine non lo illumina e un giorno decide di regolare i conti anche con le chiavi. Le prende e inizia a forarle. Tutte. Alla fine anche il mazzo di chiavi era diventato leggero. Proprio come i telai delle sue macchine.
È così che funziona. Quando un uomo è capace di immaginare il mondo, troverà comunque la strada.
A volte questa strada si chiama storia.
Proprio come questa grande storia italiana.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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