mercoledì, 23 Giugno 2021

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
Direttore responsabile: Roberto Angelini
Direttore editoriale: Marco Panella

Una vita da Rally

Una vita da Rally
Jack Giacomo Ogliari

Fin da bambino dall’età di 3-4 anni sono stato attirato da tutto ciò che avesse un “motore”. E più precisamente dalle automobili. Ricordo che giocavo sempre con le macchinine sdraiato per terra, nel giardino di casa dei miei nonni, nella sabbia in spiaggia al mare o addirittura sui tavoli della cucina rumoreggiando con la bocca per replicare il suono del motore…il tempo non era mai abbastanza per me bambino molto “attivo”.

Proprio all’età di quattro anni ricordo con immenso piacere che chiesi alla mia adorata mamma di leggermi la rivista Quattroruote per sapere tutto dalla prima all’ultima riga di cosa si parlasse in merito alle automobili. La mia mamma, di origini austriache e quindi molto concreta, mi disse “ti insegno a leggere perché altrimenti ogni mese mi chiederai di leggerti qualsiasi rivista automobilistica…”! Proprio per questo motivo già a quattro anni, a differenza dei miei amichetti, sapevo leggere fluentemente.

Ricordo anche che alla medesima età cominciai a dialogare, seduto di fianco al mio carissimo papà, in merito all’ automobile che aveva appena comprato e che lo stesso, non essendo invece appassionato di auto, ma di trasporti, non aveva molto ascoltato il venditore per i vari “pulsanti” ed altro (rodaggio che ai tempi era veramente lungo..). Io subito gli spiegai tutto, dato che ero presente, con una passione veramente fortissima! Così continuò per tutti gli anni dell’adolescenza e a 14 anni i miei genitori mi regalarono il primo motorino che io chiesi fosse un Fantic Motor Caballero in quanto era già una moto da enduro e io volevo iniziare a fare le gare almeno in moto dato che fino a 18 anni non avrei potuto partecipare ai rally (più precisamente all’epoca dovevo avere già compiuto i 19 anni perché si doveva avere conseguito un anno di patente per poter partecipare alle gare…). Poi il “fato” ha voluto che fossi il primo Istruttore Federale a poter dare l’abilitazione ai sedicenni per poter iniziare a correre nei rally in pista e il primo allievo fu Damiano De Tommaso che adesso corre nel Campionato Italiano Rally da ufficiale con la Citroen.

Ho continuato quindi per quattro anni a correre in moto tra enduro e cross e arrivai ad essere “junior nazionale” di motocross anche se la mia vera e unica passione rimanevano le auto, ma non avendo ancora l’età la moto era l’unica realtà che mi potesse far utilizzare un motore, un cambio ecc.

A 17 anni e mezzo cominciai a insistere con mio papà e mia mamma per valutare quando fosse possibile iscrivermi alla scuola guida per ottenere la tanto desiderata patente di guida. Mi iscrissi quindi prima di compiere i 18 anni e subito dopo il raggiungimento dell’agognata maggiore età diedi immediatamente l’esame di teoria e pratica e fui in possesso della patente! Anche qui vi è un piccolo aneddoto in quanto quando andavamo nella casa di campagna a Malnate, vicino a Varese, dove mio padre aveva creato il Museo dei Trasporti Italiani, giravo già un po’ in giardino e un po’ nelle stradine con la Fiat 500 per allenarmi a guidare anche senza aver ancora ottenuto la patente e quindi quando mi presentai all’esame pratico sapevo già guidare e il mio istruttore di guida mi aveva “fatto una testa tanta” sul fatto di guidare molto piano il giorno dell’esame perché era facile, sapendo io già guidare, superare in città i fatidici “50 all’ora” e quindi mi avrebbero bocciato… Guidai talmente piano che l’ingegnere mi promosse dicendomi però “mi raccomando sii un po’ più veloce in quanto penso che se no creeresti del traffico dietro di te…”. Avrei voluto rispondergli “se vuole domani andiamo in una pista e la musica cambierà…”, ma non lo feci assolutamente per non rischiare la mia patente.

Quindi come detto dianzi ormai vedevo l’automobile in modo diverso e cioè non solo più come un mezzo di trasporto, ma un mezzo per poter attuare la mia passione e dimostrarmi che ero in grado di correre nei rally anche perché negli anni della moto andavo sempre a bordo strada nel rally di casa e cioè “Il rally di Varese” poi diventato il “rally dei laghi” ove sono poi diventato e lo sono ancora oggi il recordman di vittorie assolute. Debbo dire che i miti degli anni ’70 a livello di pilotaggio mi hanno influenzato sicuramente sulla scelta del rally e non della pista come disciplina anche perché sono sempre stato attirato dalle competizioni che si svolgono con vetture simili, almeno nella esteriorità, alle vetture che si possono usare tutti i giorni. Ovviamente non ho disdegnato l’allenarmi con i go-kart perché reputo questa specialità prodromica alla guida delle vetture da gara.

Appena compiuti 18 anni cominciai ad andare a seguire da bordo strada anche i rally maggiori e il mitico “Rally di Montecarlo” sperando un giorno di potervi almeno partecipare (sono riuscito negli anni ad andare addirittura sul podio di tale competizione che è la più importante, famosa e difficile, nell’ambito rallystico mondiale).

E qui nasce la parte meramente sportiva della mia vita! Con un mio caro amico che vedevo tutti i weekend a Malnate da quando avevo 5-6 anni decisi di “staccare la prima licenza sportiva” e con lui mi recai in una scuderia mitica della zona, la Valcuvia Corse. Lì mi spiegarono i primi rudimenti dei rally dalla parte, non più esterna come spettatore, ma dalla parte interna a me come pilota e al mio carissimo amico come navigatore. Mi furono indicati i “fratelli Agnello” che avevano una officina in Varese che preparava vetture da gare e da lì è nato il mio rapporto fraterno proprio con i fratelli Agnello che tuttora continua!

Il debutto avvenne con una Fiat Ritmo 130TC allestita in “gruppo N” alla fine dell’anno 1984 e alle primissime gare vinsi già il gruppo e questo mi aprì le porte per poter poi correre con la Opel e successivamente debuttare con la prima Lancia Delta “4WD” in allestimento gruppo N della nascente scuderia TOP RUN creata dai fratelli Agnello Stessi, dall’avvocato Russo e dal dottor Secchi che mi permisero di partecipare in modo “ufficiale” al mio primo campionato italiano rally nel 1987. Da qui iniziò in modo importante la mia carriera da pilota professionista, che per i primi 7-8 anni, fu legata esclusivamente al marchio Lancia con tutte le varie evoluzioni “4WD, integrale, integrale 16 valvole e Deltona evoluzione, sia in allestimento gruppo N sia poi nelle più performanti e mitiche gruppo A”, anche con le famose scuderie “GRIFONE”, Husky Team e ancor prima con il mitico “Mauro Rally Tuning” del mago Mauro Nocentini (che è poi diventato per me come un padre putativo nelle competizioni).

Proprio in questo periodo sono iniziate le emozioni più forti sia a livello di guida che umane con il rapporto con i preparatori e con i navigatori. Proprio nel 1990 è nato il mio sodalizio che è durato 25 anni con Johann (Joe) Zoller. Con lui abbiamo sicuramente raggiunto dei traguardi importantissimi ed è nata una fratellanza fortissima come ovviamente succede in tutti gli equipaggi che corrono tanto insieme. Sicuramente con Joe ho avuto emozioni fortissime sia per le vittorie, sia per gli “spaventi” sia per l’evolversi positivo della nostra carriera sportiva.

Con una carriera così lunga, che ancora oggi mi vede protagonista, è difficile trovare “l’emozione più forte” o la “delusione più grande” in quanto sono state nei due casi innumerevoli. Sicuramente il partecipare al campionato del mondo Rally e riuscire a conseguire risultati importanti è stata una emozione fortissima come anche la prima volta che siamo riusciti a vincere il rally di casa (rally di Varese – Rally dei Laghi). A livello di delusioni penso che siano venute nel momento in cui, per un guasto tecnico, abbiamo perso delle gare ormai vinte e, al contrario è stato sempre molto emozionante vincere le gare all’ultima prova speciale (e di questa realtà debbo veramente ringraziare il mio navigatore Joe Zoller in quanto psicologicamente è sempre stato fortissimo e non abbiamo mai “sbagliato” l’ultima prova speciale di un rally ove ci giocavamo tutto).

Ho avuto la fortuna di correre con alcuni navigatori veramente bravi, ma ho sempre creduto nella coesione duratura e quindi, anche se ho partecipato a circa 400 gare, ho avuto, percentualmente un numero esiguo di navigatori. Marco Verdelli e Gabriele Falzone sono gli altri due navigatori con i quali ho condiviso innumerevoli gare e, fortunatamente, vittorie. Anche quest’anno sono iscritto al Mondiale WRC3 con la Citroen della G Car Sport di Giorgio Molinaro con il quale ho ormai un rapporto di quasi 20 anni di gare, di amicizia e fratellanza. È la squadra con la quale ho diviso, e continuo a dividere, i maggiori successi! Negli anni ho corso anche in vari rally in circuito e ho vinto anche il campionato assoluto Rally Circuit. Sono delle realtà molto interessanti per affinare la guida “pulita” su asfalto e per poter “non perdere tanto tempo nelle ricognizioni” che per una persona come me che è titolare di uno Studio in Milano è sempre importante. A livello di circuiti se parliamo in merito alla creazione di gare rallystiche in pista, penso che il circuito di Vallelunga (Roma), di Franciacorta (Brescia) e di Adria (Rovigo) siano quelli che si prestano maggiormente a tali competizioni anche se sono un “innamorato” del Rally di Monza che lo scorso anno è divenuto mondiale per la nota pandemia e che, a seguito della mia partecipazione, ho conseguito un risultato molto importante prendendo anche punti nel mondiale piloti come è successo poi immediatamente dopo nello scorso gennaio 2021 al Rally di Montecarlo.

Dal lontano 2001 sono stato chiamato come Istruttore alla Scuola Federale CSAI di Vallelunga e sono ormai 20 anni che ho tale incarico sia per i corsi che per gli esami dei passaggi di licenza, sia per gli esami di abilitazione per le vetture più potenti. Mi inorgoglisce il fatto che quasi tutti i piloti più forti italiani degli ultimi anni siano stati miei allievi. Tale realtà continuo a seguirla con entusiasmo anche perché il Direttore attuale della Scuola Federale Raffaele Gianmaria sta lavorando veramente in modo importante e professionale in tal senso. Ricordo con affetto e profonda stima anche i precedenti direttori della Scuola Federale con i quali ho avuto l’onore di lavorare.

Il rapporto tra pilota, navigatore, vettura e team è importantissimo e, per me, quasi maniacale. Il poter guidare in modo molto veloce su strade tortuose che hai potuto solo vedere nei due “passaggi” per stendere e controllare le note, ti crea una sorta di “estasi” e di “dipendenza” ovviamente positiva verso questo sport eccezionale. Forse chi non ha mai corso in un rally non riesce ad immaginare cosa sia la simbiosi tra pilota e navigatore con il quale dividi ansie, paure, gioie ed altro in modo assolutamente fortissimo. Inoltre, per me, il suono del motore e i vari rumori (cambio, differenziali, eccetera) che si sentono in macchina sono ormai diventati una sinfonia che mi permette, quasi sempre, di capire come “sta” la macchina da gara e più si corre e più si affina tale rapporto. Come si potrà evincere il rapporto tra pilota e navigatore diventa di piena fiducia anche perché ognuno dei due mette “la propria vita” nelle mani dell’altro e sono convinto che la figura del navigatore sia veramente un “punto focale” nell’equipaggio e nelle gare stesse.

Sono anche sempre stato un fautore della preparazione fisica in quanto stare in macchina per 3/4 giorni per 15/18 ore al giorno è veramente stancante sia dal punto di vista fisico che mentale. Ancora oggi mi alleno tutti i giorni in palestra (in questo triste periodo di pandemia mi alleno a casa). Guidare una macchina da gara in un rally è sicuramente un “guidare in condizioni estreme” sia su asfalto, terra, neve o ghiaccio con le grandi varianti della pioggia, della nebbia e di quanto si possa trovare sul manto stradale. Penso che l’aver guidato in tali condizioni mi abbia portato anche a saper guidare in modo corretto sulle strade di tutti i giorni e io sono proprio uno di quei piloti che nella vita normale guida veramente tranquillo proprio perché conosco i pericoli e l’andare forte in auto deve essere solo fatto nei circuiti e nelle sedi adatte o in gara.

Come ho spiegato prima sono un Istruttore Federale per i piloti, ma penso che l’insegnamento della guida sportiva dovrebbe essere promosso come pratica di guida consapevole e in sicurezza per tutte le persone che ottengono “il permesso di condurre” (di francese memoria) e cioè la patente.

Spero di non essere stato troppo prolisso, ma potrei scrivere, penso, dei libri interi sulle mie esperienze e penso che un giorno lo farò (ho scritto nella mia vita 8 libri sempre inerenti il nostro sport o automobili e moto in generale), ma mi farebbe molto piacere poi scrivere un libro personale.

Stiamo preparando in questi giorni le partecipazioni alle prossime gare del mondiale rally che dovrebbero essere, pandemia permettendo, il rally del Portogallo, il rally d’Italia in Sardegna e il rally dell’Acropoli in Grecia (proprio quest’anno rimesso in calendario a settembre) per poi concludere il mondiale con la speranza che il rally di Monza 2021 sia ancora con validità iridata.

Jack Giacomo Ogliari, gentleman driver di lunga esperienza nei rally di Campionato del Mondo, ha conseguito 70 vittorie assolute, 123 vittorie di gruppo e 165 vittorie di classe, è istruttore della Scuola Federale Rally CSAI, Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, dottore in Economia e Commercio e Marketing e Finanza, titolare dello Studio Ogliari Srl.