mercoledì, 27 Ottobre 2021

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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Luca Velotti, tra clarinetto, sassofono e tennis mancato

Luca Velotti, tra clarinetto, sassofono e tennis mancato
 
Eugenio Rubei
Il jazz, il tennis e il calcio nell'intervista di Eugenio Rubei a Luca Velotti, clarinettista d'eccezione, da trenta anni nella band di Paolo Conte e con numerosissime partecipazioni a festival ed esibizioni internazionali.

Caro Luca, benvenuto nella mia nuova avventura, la rubrica Jazz & Sport sul magazine Sportmemory, dove parliamo di musica su un palcoscenico e su un panorama nuovo, quello del rapporto tra gli artisti e lo sport, praticato, visto, immaginato e anche cantato. Un’avventura che percorre un terreno inesplorato perché il collegamento tra jazz e sport non è mai stato esplorato da nessuno e quindi è anche un nuovo dialogo che avviamo per avvicinare più persone al nostro mondo.

Bob Wilber mi disse che il tennis è come il jazz. Siamo andati insieme a giocare a tennis e non c’è stata partita, ho vinto facile. Sul palco invece si è rifatto con gli interessi.

Diciamo che ti sei difeso. Ma veniamo a noi, quali secondo te le similitudini tra il jazz e sport?

L’improvvisazione, tu devi sapere dove collocare quella palla, quella nota e devi avere la testa, devi usare la testa, non devi buttare le dita dove vanno, non prendi a pallate l’avversario bastano poche cose pensate

Quindi non solo improvvisazione, ma anche tecnica?

Sì la tecnica, certo, ma l’imprevisto e la sua gestione hanno un ruolo fondamentale. Tu non sai dove ti arriva quindi non ti prepari, tu agisci in base a quello che fa il batterista o il contrabbassista, senti uno stimolo e lo metti lì, diciamo in base a come ti arriva la palla e poi non lo sai cosa fa e come rispondi. Gli passo la palla corta? Faccio una nota lunga? Perché mi ha fatto questo passaggio?

Da qui nasce l’altra similitudine, quella del confronto.

Il confronto che ti migliora esatto, momento bellissimo. È il gioco di squadra che fa vincere, sempre, vuoi che sia in un campo di calcio, in una corsa ciclistica dove il gregario è fondamentale, oppure in un quartetto o in un’orchestra, a vincere è la squadra.

A proposito di squadra, qual è la tua?

Roma…chiaro…

Una nota dolente per me…Vai anche allo stadio?

Mai stato allo stadio in vita mia, una sola volta per una partita inutile.

Qual è la Roma che ti è piaciuta di più negli ultimi 20 anni. La squadra e il presidente?

Ho conosciuto la figlia di Sensi che mi sembra una ragazza eccezionale, sono amico del marito che è un grande appassionato di jazz e viene spesso nei club a sentire musica dal vivo, anche se è laziale è venuto anche a trovarti all’Alexanderplatz. E poi Totti è fantastico.

Quindi la Roma dei Sensi

Sì, senza dubbio.

Quella di Viola come la ricordi?

Molto meno, ero sempre fuori dall’Italia a suonare, non ho seguito in quel periodo anche perché io principalmente seguo il tennis.

Paolo Conte, visto che tu fai parte del suo storico organico musicale, di che squadra è?

Juventino e grande appassionato di calcio.

Quanti siete nella band di Conte?

Storici siamo rimasti in 6 da trenta anni proprio, ma tra andati via ed aggiunti siamo in undici a muoverci attualmente.

In questi ambienti musicali, si parla quasi mai di sport, siete forse sempre troppo concentrati solo sulla musica?

Beh la musica è messa davanti a tutto, però devo rassicurati perché anche in questi nostri ambienti e anche se io non sono un grande tifoso, il calcio è seguito con passione. Ti posso raccontare che ai tempi dei turni di registrazione della Forum a Roma, accanto allo spartito il musicista aveva Corriere dello Sport o Gazzetta e alcuni, mentre il Maestro Morricone dirigeva, avevano in un orecchio la cuffietta con la partita della Roma se era domenica. Se Ennio se ne fosse accorto li avrebbe fatti correre, ma loro erano musicisti esperti. In ogni caso anche Ennio era un grande tifoso.

Della Roma?

Assolutamente sì.

Quindi questa immagine di musicisti disinteressati allo sport non è esatta?

Io direi che sia più nel jazz che si parla poco di calcio, ma se entriamo in altri mondi musicali o artistici, come il teatro, è invece molto diffuso.

Tu lo sapevi che Don Friedman era un grande appassionato di tennis?

Certo come no? E anche Woody Allen ha fatto grandi mach point nel tennis

Don Friedman una volta mi contatta e mi chiede se gli faccio fare una settimana al locale. Io entusiasta gli chiedo quando. E tu, indovina un po’ quando la vuole fare?

A maggio? Durante gli internazionali?!

Esatto si è fatto pagare il biglietto andata e ritorno

Grande!

Luca, allora il prossimo concerto lo facciamo precedere da una partita di tennis e, magari, da un derby visto insieme.

 

Luca Velotti, docente di sassofono jazz, clarinettista e sassofonista, compositore e arrangiatore è considerato tra i più grandi clarinettisti italiani. Un percorso musicale straordinario iniziato alla scuola popolare di Testaccio e cresciuto con innumerevoli esperienze internazionali.
Dal 1992 è il clarinettista e sassofonista della band di Paolo Conte, con il quale ha suonato nelle più importanti sale da concerto del mondo e da oltre dieci anni collabora con Nicola Piovani.

Eugenio Rubei, imprenditore culturale e direttore artistico dell'Alexanderplatz Club, ha respirato jazz sin dall'apertura del locale nel 1984, seguendone la programmazione e tutte le tappe importanti, come il Villa Celimontana Jazz Festival (1994-2015), i Jazz Festival a New York, in Cina e a Londra (2004-2017) e lanciando manifestazioni come il Jazz Isole Pontine (2013), l'Orbetello Jazz Festival (2017) e l'Aquila Jazz Festival (2020-2021). Nel 2019 ha lanciato Alexanderplatz Belgio.

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