domenica, 5 Dicembre 2021

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L’Atmonauta e il Paradosso di Zenone

L’Atmonauta e il Paradosso di Zenone
 
Valerio Zago
A 4.300 metri ci arrivi tra scherzi e battute. Possibile poi che quando salti fuori, mentre fai diventare il tuo corpo una deriva inclinata per scendere in tecnica Atmo, ti venga in mente proprio il Paradosso di Zenone?

Quando ero giovane liceale e mi addentravo nei primi studi filosofici, fui colpito dal Paradosso di Zenone Achille e la Tartaruga che afferma che il movimento è un’illusione.
Lo scrittore argentino Jorge Louis Borges ne dà una sua spiegazione Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla.
Da studente ad atmonauta è stato solo un breve passo di decenni.

Gli atmonauti

A questo pensiero, allora, come per molti anni a venire, sorridevo, finché non mi sono ritrovato per la prima volta a Molinella (BO), una Drop Zone spersa nel nulla della pianura tra Ferrara e Bologna.
Avevo sentito telefonicamente Marco Tiezzi, una figura di spicco nel paracadutismo internazionale; un mito con oltre 23.000 (esatto, ventitremila) lanci al suo attivo.
Negli anni, Marco ha perfezionato una tecnica di lancio, che si colloca di diritto tra la altre, quali RW (lavoro relativo, quello dove ci si prende in volo, formando figure geometriche) FF (Free Fly, dove si danza in volo a testa in su o giu), Traking (anche nota come deriva, dove si cerca di volare il più orizzontali possibile, per mettere distanza tra paracadutisti; utilissima nelle separazioni dopo qualsiasi attività di gruppo) Wing Suit (tuta alare, con la quale si fanno km di volo planato, prima di aprire la vela) e l’ha chiamata Atmo ed è così che ogni discepolo diventa un Atmonauta.
L’ Atmonauta vola in una particolarissima posizione di deriva molto inclinata, dove il corpo assume la forma del profilo di un’ala di aereo e il sostentamento non avviene perché si è appoggiati col corpo sull’aria sottostante, ma perché sopra il corpo del paracadutista si crea una deportanza che risucchia verso l’alto la sacca del paracadute e, con lei, il corpo del paracadutista che trasforma le proprie braccia in ali. 

Sul T7-PAC

Io con i miei, poco oltre 50 lanci in caduta libera, quel mattino mi sentivo un bimbo, che incontra il maestro, al suo primo giorno di scuola, ma il carisma e la simpatia di quell’apolide del paracadutismo, mi ha messo subito nelle condizioni di salire, da li a poco, sul T7-PAC del centro di paracadutismo.

Marco era stato ricco di consigli ed insegnamenti, ma imbragato con il mio paracadute e il casco integrale calzato, nel ritrovarmi tra altri 14 giovani con molti lanci all’attivo, a me, che con i miei 65 anni alzavo in maniera esponenziale l’età media del gruppo, mi dava una certa apprensione.
Prima di imbarcarci avevamo fatto un lungo e dettagliato briefing, provando a terra le nostre posizioni, sia in uscita dall’aereo, che quelle che avremmo dovuto prendere in caduta libera, per creare le coreografie disegnate dalla mente perversa del Boss, le quote e le direzioni di separazione, quelle di apertura ed infine il circuito di atterraggio, tutto ciò che serve per fare un lancio divertente senza farsi male.
Tutto bene durante il volo che ci avrebbe portato alla quota di lancio di 4300 mt, con battute affettuose e d’incoraggiamento, a me che ero il nuovo del gruppo, poi però, quando finalmente, dopo esserci posizionati sulla porta, ci siamo lanciati, sono cominciati i dolori e sono scoppiato a ridere, comprendendo finalmente quel maledetto Paradosso, dove io mi ero trasformato in Achille che inseguiva, non una, ma una serie di tartarughe atmonautiche, in una caduta libera mozzafiato ad oltre 200 km all’ora.

Il mio primo Atmo

Cercavo con ogni mia fibra di raggiungere la mia posizione da Atmonauta sopra Marco, per vedere la freccia rossa disegnata sul suo casco, ma ad ogni mia azione, corrispondeva una reazione, che mi manteneva sempre lontato dalla tartaruga, finché il ditter, il mio altimetro sonoro, non ha cominciato a suonare dentro il casco, avvisandomi che dovevo abbandonare ogni mio ulteriore tentativo, allontanarmi dalla formazione e andare ad aprire in sicurezza.
Atterraggio perfetto, destreggiandomi tra altre 14 vele, molto più performanti della mia PD Pulse 190, acquistata di secondamano.
Pacche sulle spalle, altri consigli ed incoraggiamenti, ma anche per i successivi lanci, quella tartaruga di Tiezzi, proprio non ha voluto farsi beccare.

 Atmo tandem

Dopo quel giorno ho fatto molti altri boogie (eventi dove ci si ritrova in tanti e per più giorni, per saltare a manetta) a Moli, Fano, Bovec (SLO), negli indoorfly di Logatec (SLO) e Milano, crescendo per numero di lanci ed esperienza; ho persino condiviso con mia moglie l’esperienza di un lancio tandem Atmo. Un lancio che si differenzia enormemente dal tandem, che tutti possono praticare, dove ci si lancia attaccati all’istruttore, con al più un cameraman che salta assieme a te per riprenderti; si salta e viene subito estratto il Drog, un pilotino che fa da freno e porta a fare una caduta libera verticale.
Imbragati a Tiezzi, unico al mondo ad eseguire il tandem Atmo, si salta, ogni Atmonauta diventa parte di una banda, e lui ti porta per 2000 metri a planare in un meraviglioso volo mozzafiato e solo a 2300 mt tira il Drog, per farti fare ancora 800 mt di caduta libera verticale e poi aprire in tutta sicurezza.

Ora, dopo tante esperienze, sono diventato un discreto paracadutista, che in aria riesce a fare un po’ tutto, ma anche nell’ultimo skyvan boogie di Fano, dei primi di maggio, la mia “tartaruga”, ho continuato a vederla solo da lontano, ma non demordo e riuscirò a dimostrare, prima o poi, che Zenone aveva torto, nell’esporre il suo il suo Paradosso.

Marco sei nel mio mirino e vedrai che presto sarò in volo accanto a te e finalmente potremo stringerci la mano.

Mentre stiamo andando in stampa ci giunge la notizia, che Zenone aveva torto e finalmente il nostro Achille paracadutista è riuscito a prendere la mano della tartaruga.

Valerio Zago, Generale di Divisione della Guardia di Finanza in congedo, pratica attivamente mountain bike e paracadutismo sportivo. Appassionato motociclista, possiede una vecchia Harley Davidson Softail Heritage.

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