Novella Calligaris. Un record che annulla le distanze

Belgrado 9 settembre 1973, ai Campionati del mondo di nuoto Novella Calligaris vince l'oro e batte il record mondiale degli 800 stile libero. Cinquanta anni dopo, e in occasione dei 75 anni dalla fondazione dell’Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia, Novella Calligaris e altri 16 atleti azzurri attraversano lo Stretto di Messina a nuoto per ricordare il valore dello sport che unisce mondi, persone e culture.
Novella Calligaris

Altro mondo. Belgrado, capitale della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, al tempo crocevia di spie quanto e forse più di Berlino, Belgrado grigia, Belgrado che significa campo di rieducazione – leggi gulag – di Oli Otok, Isola Calva, dove venivano spediti gli oppositori del regime di Josip Borz Tito.
Altro mondo. Belgrado che significa soglia di Gorizia, confine italo-jugoslavo da dove la Nato immaginava che in caso di guerra sarebbero sciamati i carri armati sovietici. È il mondo dei blocchi, est e ovest, Nato e Russia a occidente mentre il sud est asiatico brucia e l’Africa paga lo scotto della decolonizzazione. Due più uno i blocchi; il terzo è quello dei Paesi non Allineati con l’occhio strizzato tra Est e Cina, animati proprio dalla Jugoslavia.
Altri blocchi. I blocchi di cui ci interessa parlare sono quello del bordo vasca.
Altro tempo. Il tempo di cui ci interessa parlare è quello fermato da una diciottenne minuta, energica, determinata, sorridente.
A Belgrado è il 1973 e siamo nella piscina del complesso Tasmajdane, dove si svolgono i Campionati del mondo di nuoto.

La diciottenne che ferma il tempo è italiana, di Padova: si chiama Novella Calligaris.

Il 9 settembre 1973 è domenica

Poco prima dell’ora di cena la RAI del bianco e nero si collega con Belgrado, nelle case arriva la voce di Giorgio Martino, telecronista che sarà bravo e garbato per tutta la sua carriera.  
In vasca stanno per entrare le nuotatrici più forti del mondo: a contendersi il podio negli 800 stile libero ci sono le americane Jo Harshbarger e Keena Rothammer, la tedesca dell’est Gudrun Wegner, l’australiana Karen Moras e, naturalmente, Novella Calligaris. Vale la pena ricordare che in quel periodo lo sport, tutto lo sport, ma in particolare quello femminile, era flagellato dal doping di Stato praticato dai Paesi del blocco sovietico e in particolare dalla Germania Est che, con il Piano 14.25, lo aveva reso pratica ufficiale.
Giovanissima, Novella Callligaris si presenta a Belgrado con le medaglie olimpiche di Monaco ‘72, i suoi titoli italiani – epici quelli del 31 luglio ’73 quando ne fissa tre nello stesso giorno – e i suoi titoli europei.
Quella domenica, a Belgrado, una delle donne da battere è lei. Ci provano, ci provano tutte, specialmente Jo Harshbarger che la morderà sino alla penultima vasca. Non ci riuscirà nessuna. Novella Calligaris fissa il tempo in 8’52″973, vince l’oro e si prende anche il record del mondo.

Novella Calligaris

I protagonisti del record

Un record è talento, allenamento, volontà e sacrificio. Novella nei suoi record ha messo tutto questo e, ovviamente, anche le delusioni con le quali, come tutti, le sarà capitato di misurarsi.
Un record individuale, però, è sempre anche un gioco di squadra e nel record di Belgrado ci sono almeno altri due protagonisti.
Uno è Costantino Dennerlein, per tutti Bubi. Nuotatore, pallanuotista, allenatore prima al Circolo Canottieri Napoli e poi per 24 anni della nazionale azzurra, Bubi ha innovato le tecniche di allenamento e cresciuto campioni guadagnandosi stima e affetto da tutti. È lui che porta Novella Calligaris a Belgrado ed a lui che Novella tributa il suo successo.
L’altro protagonista non è uno, ma molti, tutti insieme. Quel 9 settembre l’Italia che era davanti al televisore tifava Novella Calligaris ma lei, dall’altra parte dello schermo, poteva forse sperarlo, ma certo non saperlo. Un pezzo d’Italia però era lì, a Belgrado, sulle tribune della piscina. Sono loro le voci che la telecronaca restituisce chiaramente e che immagino Novella abbia sentito. Voci che diventano coro ad ogni bracciata quando scandiscono No-ve-lla, No-ve-lla. Voci che incitano, scuotono e partecipano.
Novella non manca l’appuntamento e vince. Con loro e anche per loro.

Novella Calligaris

L’altra vita

La vita di un’atleta ha un momento fondamentale. Le vittorie, le sconfitte, i record, le medaglie, certo. C’è un momento però in cui l’atleta continua a esserlo solo con sé stesso; è il momento in cui lascia. È allora che deve fare i conti con una nuova partenza, una nuova corsa, una nuova vita.
Nel 1974, dopo sei anni di nuoto agonistico, 71 titoli italiani, 21 record europei e un record del mondo, prima nuotatrice italiana andata a medaglia alle Olimpiadi e prima a fissare un record mondiale, Novella Calligaris lascia il nuoto agonistico.
Da allora, la sua nuova vita l’ha vista occuparsi di comunicazione, di marketing internazionale e a collaborare con la RAI, proprio lei che da atleta, per grazia di riservatezza, a volte faticava a parlare con i giornalisti che la inseguivano per catturarne il personaggio.

Poi passano 50 anni

Se vi sembrano tanti, non mettetevi comodi. Passano in un attimo, per tutti, anche per Novella Calligaris che, però, il record del 1973 lo ha voluto ricordare celebrando non sé stessa, ma un valore che possa essere guida ed esempio per tutti.
Dal 2021 Novella Calligaris è presidente dell’Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia di cui, proprio quest’anno, ricorrono  i 75 dalla fondazione.
Un record è un lavoro di squadra, ma anche mantenere forte l’esempio che lo sport azzurro può dare alla società è un lavoro di squadra. E anche un valore.
Il valore che Novella Calligaris ha voluto ricordare a tutti richiamando il fattore corale come moltiplicatore di successo.

Annulliamo le distanze

Annulliamo le distanze

È così che Novella Calligaris decide di rimettersi in acqua. Non in vasca, però, può sembrare un paradosso, ma lei è allergica al cloro. Questa volta sono acque libere e simboliche, sono quelle dello Stretto di Messina. Acque libere e simboliche che uniscono mondi, uomini e culture, Magna Grecia e Federico, lo Stupor Mundi che al mondo manca ancora e a me sempre di più.
Decide di rimettersi in acqua per dimostrare che quei tre chilometri e mezzo non dividono, ma uniscono. Non è una gara, è nuoto che parla al futuro, nuoto che non affronta il tempo per batterlo, ma per rimanerci. Con lei il 9 settembre sono scesi in acqua altri sedici azzurri, campioni di ieri come Daniele Masala e di oggi come Martina De Memme.
Annulliamo le distanze è il valore che lo sport azzurro ha voluto ribadire intitolando così la manifestazione del 9 settembre. Come dicevo prima, acque che uniscono, non che dividono.
Al successo annunciato non poteva mancare una cosa in più.
“Per i miei genitori, mio fratello e il mio allenatore” così dice Novella Calligaris dopo aver nuotato dalla Sicilia alla Calabria.
Lo dice con il sorriso gentile e il cuore in tumulto.
Siamo sempre una squadra. Lo rimaniamo anche quando chi è stato con noi va avanti.
Anche in questo caso, ricordarlo annulla le distanze.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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