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Il Giro d’Italia e il mistero delle ballerine

Una storia sommersa riemerge da una vecchia rivista: il primo Giro d'Italia finanziato dalle ballerine delle music-hall milanesi. "Le più belle gambe di donna per le più forti gambe d'atleta", così recitava il manifesto che chiamava i milanesi a partecipare ai veglioni con le più belle "sciantose" del tempo. Una storia sommersa e leggera che fa bene a tutti, anche alla grande storia del Giro.
1947. La corsa delle soubrettes

La rivista mi guarda. 16 giugno 1949, la data stampata in copertina non mente. Mi chiedo per quanti mani sia passata prima di arrivare nelle mie e di quanta vita sia stata testimone in questo viaggio nel tempo lungo 75 anni.
Otto. Settimanale di varietà è una testata sparita. Non esiste più da chissà quanto, difficile trovarne traccia in rete. Le uniche cose che riesco a sapere le ricavo dalla copertina. Anno III, quindi esce dal 1946 e arriva in edicola una volta a settimana. La carta è povera, figlia del tempo. Il contenuto anche: “varietà”, ovvero spettacolo, avanspettacolo, rivista. In una parola sola, leggerezza. In fondo, di cosa poteva avere bisogno l’Italia del dopoguerra se non anche di leggerezza per togliersi di dosso la polvere delle macerie?  Ecco, da questo punto di vista Otto promette bene con le ragazze in stile pin-up in copertina e con titoli che oggi strappano il sorriso. Titoli come “L’arte di conquistare gli uomini in 10 lezioni”, oppure “La psicanalisi vi insegna l’ABC dell’amore”. Inequivocabili. Ebbene su questa rivista del 16 giugno 1949 un titolo mi cattura.
“Finanziarono il Giro d’Italia”, così è scritto.
Che fai, non sfogli per vedere cosa dice? Certo che sfogli.

Giro d'Italia
(Otto, 16 giugno 1949)

La lunga storia del Giro

Tecnica e costume. Tra ‘800 e ‘900 la biciletta cambia tutto: accelera il movimento di persone e merci, accorcia le distanze, promette velocità agli inizi di un secolo che della velocità farà il proprio carattere. Ovviamente la bicicletta diventa presto anche ambito sportivo. La prima gara italiana di cui si ha notizia è una Firenze-Pistoia del 1870, ma parliamo di antenate visto che solo a inizio novecento la bicicletta inizierà ad essere, a grandissime linee, quella che conosciamo. Veniamo a noi, dunque.
Sulle orme del Tour de France che esordisce nel 1903, anche dalle nostre parti non si vuole essere da meno. Nel 1905 si corre il primo Giro di Lombardia, nel 1907 la prima Milano-Sanremo. Nel 1908 i tempi sono maturi per qualcosa di ancora più grande. Angelo Gatti sulla bicicletta aveva fatto la scommessa della vita, le costruiva, l’Atala era sua. Tullio Morgagni è un caporedattore della Gazzetta, Eugenio Camillo Costamagna ne è il direttore e Armando Cougnet il direttore amministrativo che sarà il patron del Giro fino al 1948. Sono questi gli uomini che inventano la grande corsa italiana e che nell’agosto del 1908 fanno annunciare dalla Gazzetta che l’anno seguente si correrà il primo Giro d’Italia, ovvero 2.448 chilometri di strade improbabili suddivisi in otto tappe.
L’annuncio è fatto, ora bisogna fare il Giro e per farlo occorrono i soldi.

Giro d'Italia
(1909. Achille Beltrame racconta la partenza del Giro d’Italia per La Domenica del Corriere)

La corsa ai soldi

La prima tappa del Giro è extra ciclistica, ma anche lei ha un traguardo faticoso come un passo dolomitico, pauroso come una discesa a tutta velocità: trovare i soldi. Tanti.
L’impresa è bella, promette tanta visibilità e se è vero come è vero che la pubblicità è l’anima del commercio, più di uno pensa che il Giro possa essere una buona opportunità. Lo pensa persino il Corriere della Sera – al quale la Gazza ha soffiato sul filo di lana l’idea del Giro – che destina 3.000 lire per il premio finale. Non poco, ma non abbastanza per un montepremi totale che sarà di circa 25.000 lire, oltre ai premi di ogni singola tappa e oltre ai costi organizzativi. Al Giro crede anche Vincenzo Lancia, che appena tre anni prima aveva fondato al sua azienda automobilistica. Ci crede ovviamente l’Unione Velocipedistica Italiana, ci credono l’Atala di Angelo Gatti, la Bianchi di quel genio di Edoardo, la Stucchi, la Rudge e la Legnano che mettono in corsa i loro team, ci crede la Pirelli e altri ancora. Poi ci sono le avvisaglie della pubblicità creativa, quella che vede il Touring Club vendere ai comuni attraversati dal Giro cartelli segnaletici personalizzati. Ci credono anche i cosiddetti isolati, ciclisti che si pagano da soli le 10 lire di iscrizione e che da soli correranno, senza assistenza e quasi sempre senza altri soldi,
Fin qui tutto più o meno noto. I soldi per finanziare il Giro si trovano e poco prima delle tre di notte del 13 maggio 1909 sono in 127 che, circondati da una folla rumorosa e festante, danno il via a un’avventura che continua ancora oggi.
La sorpresa, però, arriva da Otto, la nostra rivista del viaggio nel tempo.

Giro d'Italia
(1909. I ciclisti del primo Giro d’Italia)

Le ballerine del Giro

Lo abbiamo detto, Otto si occupa di varietà, racconta storie leggere. Quaranta anni dopo quella notte milanese che segnò l’inizio della storia del Giro d’Italia, Otto ci racconta un’altra piccola storia, una storia di cui non ho trovato tracia in nessuna altra fonte.
Fatto è che il non firmato articolo richiamato in uno dei titoli di copertina, esordisce con un perentorio “le più belle gambe di donna per le più forti gambe di atleta”. Il resto, seppur con qualche inesattezza storica tipo richiamare il Tour come lanciato nel 1908, è tutto in discesa. A dire di Otto, tra gli ideatori del Giro arrovellati nel dilemma dei soldi, qualcuno una sera lancia l’idea: “e se chiedessimo alle ballerine?”. Pare così che nell’ultima settimana del carnevale del 1908, quindi prima del mese di agosto nel quale è accreditato l’esordio temporale dell’idea del Giro in casa Gazzetta, due “music-hall di classe, l’Apollo e il Centrale,” abbiano organizzato sette giorni di veglioni con le più acclamate ballerine – e gambe – del tempo, come Maria Campi, Maria Donati e Anna Fougez.

L’alleanza delle gambe

L’articolo racconta ancora che Milano fu tappezzata di manifesti che puntualmente recitavano: “Le più belle gambe di donna per le più forti gambe di atleta. Tutti al veglione per il Giro d’Italia. Ingresso lire 2. Abbonamento ai sette veglioni lire 20 compresa la foto di Maria Campi e Giovanna Gerbi”. Sul manifesto ovviamente la foto di una delle “sciantose” – così si chiamavano le vaporose donne dello spettacolo popolare – e di un ciclista più o meno famoso. Il successo pare fu straordinario e la raccolta di denaro copiosa, tanto da rendere possibile la nascita del Giro sotto gli auspici delle stesse ballerine che non vollero mancare di essere anche loro alla partenza della notte milanese.
L’articolo, con pregio che a lungo altri avrebbero dimenticato, ricorda poi Alfonsina Strada, prima e unica donna ad aver corso il Giro d’Italia e ci informa anche che, nel 1947, alla “Rondinella” di Roma si era corsa una gara rigorosamente riservata a ballerine e soubrettes provenienti dalle compagnie di Nino Taranto, Carlo Dapporto, Macario e Totò. Insomma, un po’ di spettacolo anche in quell’occasione.

1947 Soubrettes in bicicletta
(1947. La gara delle soubrettes)

Vero o falso

Boutade, fake news? Tutto può essere, ma può anche essere che questa piccola storia sia stata considerata talmente minore o magari anche poco edificante da essere stata relegata nelle pieghe del tempo e rinchiusa nei cassetti. L’articolo ha diversi dettagli puntuali – i nomi delle ballerine, i nomi dei locali, il testo del manifesto -, ma anche qualche macroscopico errore tipo la data di esordio del Tour de France e qualche singolare contraddizione. In mancanza di altre fonti, complicato attribuire assoluta veridicità al “Giro nato grazie alle sciantose”, ma di storie leggere abbiamo ancora bisogno.
Tutti. Anche la grande storia del Giro d’Italia.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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