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Maria Antonietta Avanzo. La Prima

Avvolta nel mistero che spetta alle grandi storie, Maria Antonietta Avanzo è la prima pilota italiana a correre la Targa Florio (1920) e la Mille Miglia (1938). La sua sarà una carriera che lascerà il segno nel costume e nella storia dell'automobilismo. Una carriera che la farà essere la Prima. La Prima di tutte.
Maria Antonietta Avanzo

Maria Antonietta è una figlia fortunata. Maria Antonietta di notte fugge nei boschi e si ritrova con altre streghe come lei. Maria Antonietta ha corso per tutta la vita, voleva far uccidere Enzo Ferrari ed è stata amica stretta di Gabriele d’Annunzio. Niente di meno e forse persino molto di più. Sono centinaia le ombre che si allungano dalle centinaia di storie che la riguardano. Quante di esse siano vere, quante finte, quante un errato lavoro di trascrizione, tutto sta nell’occhio del lettore. Sicuramente, però, Maria Antonietta Avanzo sembra in grado di averle compiute tutte.

Solo il principio

Maria Antonietta Bellan nasce in provincia di Rovigo nel 1889 da ricchi proprietari terrieri. La vita di campagna è gentile con lei; cresce fra strade di cui non vede la fine e la libertà tipica di chi sa di poter avere tutto a portata di mano. Suo padre fin da piccola la fa sedere accanto a lui sulla grande macchina di famiglia, ma lei, a soli tredici anni, decide che il suo posto è un altro. Ruba le chiavi, si mette alla guida a va a farsi un giro per le stesse strade che l’hanno vista crescere, veloce, sempre più veloce. Da sola, indipendente.
È solo la prima di tante altre volte, al punto che Maria Antonietta ormai è sicura che il padre lo faccia apposta a lasciare le chiavi così in bella vista. Potrebbe anche essere, ma in fondo non è così importante, lei non ci bada e si diverte un mondo, anche se riscuote diverse vittime fra “cani, gatti, galline e segretari comunali” (così scriverà poi).
È una sensazione che dà dipendenza: il rombo dei motori, la forza che scatta ogni volta che si preme un pedale…Maria Antonietta ne è estasiata.

Il Barone

Nessuno in famiglia pensa che quello non sia il suo posto e lei mai si cruccia di domandarselo.
Nel 1908 si sposa con il barone Eustachio Avanzo, uomo mite che trova in quella donna affascinante e combattiva una perfetta controparte. I due sono inseparabili e, nonostante l’aver cambiato la vita di campagna per quella più rumorosa di città, Maria Antonietta non smette mai di parlare di quei lunghi pomeriggi passati in macchina fra campi di grano e vento che punge le guance.
Arriva la guerra e non c’è spazio per sogni al volante. Ma ogni periodo buio prima o poi termina.
La pace fa timidamente capolino e il barone decide che bisogna festeggiare il ritorno alla vita e alla vitalità. Serve un gesto. Un gesto che sia e che dia gioia.

Finalmente al volante

È così che Maria Antonietta una mattina trova parcheggiata davanti casa una grande Spa 35/50 Sport.
Non posso ridarti la tua infanzia ma forse posso portare qua un po’ della campagna”, le dice suo marito mentre la stringe a sé. Maria Antonietta ancora non lo sa, ma quello che crede essere solo un passatempo (qualcuno quando la vede sfrecciare per il centro di Roma osa definirla “frivola”) ben presto sarà qualcosa di molto più importante. E pensare che tutto è iniziato come un regalo d’amore.
Nel 1920, alla Baronessa non basta più scorrazzare avanti e indietro nella campagna laziale, sente che può spingersi più in là. È una sensazione che la rassicura, che le sussurra di credere alla sua bravura e alla sua passione. È il dono del padre: la certezza di poter fare quello che ama e amare la sua fiducia. Niente di più.

Maria Antonietta Avanzo

Il Giro del Lazio

Con questo pensiero, Maria Antonietta Avanzo si iscrive nell’ottobre di quell’anno al Giro del Lazio.
La Baronessa è l’ultima arrivata eppure quel mondo rumoroso non sembra spaventarla. È eccitata nel constatare quanto la sua presenza possa dare scalpore e invece di sentirsi a disagio, tutto questo la diverte.
Il primo giorno di gara è un’emozione impareggiabile, soprattutto se si pensa al suo arrivo allo Stadium di Roma un’ora prima degli altri concorrenti. “Anvedi come corre questa”, sente dire da uno dei giudici di gara. Purtroppo il Giro del Lazio non si conclude nel migliore dei modi, la sua auto perde una ruota ed è costretta a interrompere il percorso, eppure questo non le impedisce di trovare un lato positivo anche in questa occasione. È stato semplicemente un collaudo, un primo passo all’interno di un mondo che mai prima avrebbe potuto immaginare di chiamare “suo”.

La Targa Florio. La prima

L’affanno della corsa è duro a morire. Con la grinta che la contraddistingue e nonostante i timori del marito, la Maria Antonietta Avanzo decide di iscriversi alla Targa Florio, gara che si corre dal 1906 e che ha fama di grande pericolosità.  Lei, però, è un po’ stufa di sentirsi dire che dovrebbe aver paura, di tutti quei “ma come fai?”. Ha iniziato a gareggiare da pochi mesi e queste le sembrano solo  domande fin troppo scontate.
Maria Antonietta arriva in Sicilia senza neanche realizzare quanto importante sia la sua presenza lì. È una pilota, una donna. È la prima italiana. Nessuna pacca sulla spalla per questo risultato. Non che lei se lo aspetti, ovviamente. A bordo di una Buick non riesce ad andare oltre il terzo giro ma comunque la soddisfazione dell’averci provato se la porta a casa come il più bello dei regali. Il 1920 però non sembra smettere di portarle tante gioie inaspettate. Qualche mese dopo la Florio, finalmente Maria Antonietta conquista il podio con il terzo posto nella Coppa d’Inverno.

La Baronessa non si ferma

La Baronessa Avanzo inizia a destare non più solo curiosità, e a volte sdegno, ma anche una certa preoccupazione. Nel 1921 è chiamata come riserva in squadra di Tazio Nuvolari, da cui sarà battuta poi sul Circuito del Garda. È lì che la pilota incontra per la prima volta Gabriele d’Annunzio con cui instaurerà una lunga corrispondenza fino al 1936. Ovviamente rispetto a questo rapporto, le storie sbocciano come non mai. Il poeta la soprannomina Nerissa per i suoi capelli e occhi scuri, la accoglie per diverso tempo al Vittoriale, dove lei causa la morte della sua tartaruga Cheli. La Baronessa si dimostra dispiaciuta, ma la storiella ormai ha iniziato a circolare. L’arte in qualche modo segna la vita di Maria Antonietta. Il figlio della sorella Elettra, Roberto Rossellini, eguirà le sue orme e imparerà fin da piccolissimo a guidare.
Nello stesso anno, è anche la volta della sua prima gara all’estero, sulle spiagge danesi dell’isola di Fano. A bordo della sua enorme Packard si gode la brezza marina mentre si spinge oltre i centottanta chilometri orari. Ben presto si trova a un incontro ravvicinato con il freddo mare del nord quando, a causa di un fuoco improvviso, decide di gettarsi in acqua con tutta la macchina. L’applauso che la accoglie quando viene accompagnata all’arrivo è più caldo di cento coperte.

Sempre in giro

Nel 1922 disputa nuovamente la Targa Florio, questa volta è nella squadra Alfa Romeo. Anche qui le storie si susseguono, veloci, pronte a cogliere ogni volta un nuovo elemento di quella donna che tanto ama ridere fra piloti che, troppo spesso, non si sforzano di celare il fastidio nel trovarla là.
In questo caso, i protagonisti sono due: la Baronessa e un giovane pilota anch’egli vestito di rosso, Enzo Ferrari. La leggenda vuole che quest’ultimo, avvertita la minaccia rappresentata dalla donna, avrebbe sostituito il carburatore della Baronessa con il suo, identico ma difettoso. Scoperto l’inganno, Maria Antonietta si sarebbe rivolta ad un personaggio influente del luogo per riscuotere vendetta. Davanti le proposte truculente dell’uomo, la Baronessa avrebbe cambiato idea (dicono). Purtroppo anche durante questa Targa Florio, Maria Antonietta non riesce a tagliare il traguardo, così come anche Enzo Ferrari.
È con questa notizia che la Baronessa scompare dai rotocalchi per qualche periodo.

Australia

A casa non tutto è rose e fiori. Il matrimonio con Eustachio non funziona più. Un giorno si fa trovare davanti scuola dei figli a bordo di una delle sue auto preferite e, immersa in una chiara nuvola di fumo, parte e va lontano, così lontano da arrivare in Australia. Agli antipodi del mondo, dove nessuno ancora sa del suo fascino magnetico, mette su una fattoria. Eustachio è lontano e lo sarà per sempre, lasciando andare quella donna dalla vita troppo brillante per un tipo come lui. Per un po’ l’assenza del suo nome dai titoli di giornali le fa piacere e si lascia prendere dal silenzio dei grandi spazi. Scrive articoli  dedicati allo sport femminile e scopre una passione per il volo, ma presto il richiamo delle corse bussa nuovamente alla porta. È così che risale in auto e partecipa a numerose corse benefiche. È così che per la stampa locale diventa Special Queen.

Avanzo Rocca di papa

Il ritorno in Europa

Nel 1926 torna in Italia, partecipa alla Coppa della Perugina e si prende il terzo posto. Il ritorno in Italia le fa scoprire quanto il suo esempio fosse stato d’impatto. Ispirate proprio dalla Baronessa nuove pilote hanno preso il volante, guidano, corrono e tutte sono anche capaci di guardare in faccia un uomo e ridere sfrontatamente.  Nuovamente, nel 1928, Maria Antonietta Avanzo entra nella storia: è la prima donna a partecipare alla Mille Miglia. A bordo di una Chrysler Tipo 72 gareggia, ma un guasto tecnico la costringe al ritiro. Alla Mille Niglia tornerà altre tre volte, ma il traguardo non lo vedrà mai.  

L’America e le ultime corse

Sempre nel 1932 compie un altro viaggio transoceanico, questa volta verso l’America; il pilota Ralph De Palma l’ha invitata per testare la sua Miller Special in occasione della 500 miglia di Indianapolis. Forse anche a causa della sua poca dimestichezza con auto di fattura americana, non prende dimestichezza con la macchina e preferisce tornare in Italia prima ancora d’aver disputato la corsa.
Negli anni successivi le sue comparse sono sempre più rare. Partecipa alla Targa Abruzzi nel 1933 e nel 1938 a quarantanove anni gareggia per l’ultima volta alla Targa Florio a bordo di una Stanguellini Fiat 1500.
La sua ultima gara sarà la Tobruk-Tripoli del 1939 la Tobruk-Tripoli. A bordo di una Fiat arriverà sesta, davanti a numerose altre rivali che felicemente le stringono la mano all’arrivo.
Nel 1940 s’iscrive nuovamente alla Mille Miglia: è in coppia con Angelo Della Cella, ma si ritirano prima della partenza.

La sua uscita dalle corse è silenziosa, senza annunci o shock finali

Semplicemente Maria Antonietta è contenta di quel suo capitolo della sua vita, ma la vita spinge e lei è conscia di dover passare ad altro. La sua storia diventa un simbolo di emancipazione e lei spesso partecipa a discussioni in cui porta la sua esperienza di quando era unica donna in un mondo riservato agli uomini.
Non tutti erano contenti, anzi, specialmente all’inizio quasi nessuno lo era e spesso, più d’uno, ha provato a strappare e stropicciare il suo sogno.  Maria Antonietta non se ne curava e faceva buon viso a cattivo gioco. Lei aveva qualcosa da dire, lo voleva dire correndo con le automobili e tutto quello che ha fatto nella sua vita da corsa è sempre stato spinto dal desiderio di esprimere sé stessa, il suo talento e le sue .passioni.
Per questo Maria Antonietta Avanzo si merita il titolo di Prima, perché ha sempre saputo chi fosse e cosa volesse. E nessuna storia è più bella della verità.

 

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Intrepide

 

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia e in Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione, continua a studiare il futuro che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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