Se le origini dello sport al maschile affondano nella notte dei tempi, quelle dell’approccio delle donne alla pratica sportiva risalgono ai primi del 1900. Viene spontaneo pensare che le prime ad avvicinarsi allo sport siano state le esponenti dell’aristocrazia, mentre invece i primi cimenti videro impegnati proprio i ceti meno abbienti.
Il fatto dal quale prendiamo spunto accadde a Parigi nel periodo della Belle Epoqué ed ebbe infatti come protagoniste le sartine, le midinettes, le modiste e le giovani lavoratrici del mondo della moda, così chiamate perché consumavano un solo pasto al giorno, quello di mezzogiorno. Di qui il termine midi e quello di dinette (piccola colazione).
Di qui la corsa delle midinettes.
Donne libere
Era una categoria molto nota in quell’epoca che all’ora di pranzo popolava i giardini per la breve sosta nella giornata lavorativa. Echeggiavano anche leggende e cronache su questo tipo di ragazza che portava il cappello e andava al lavoro in bicicletta, richiamando e favoleggiando sulla figura di Mimì della Boheme.
Il loro tempo libero, concentrato sulla domenica, era alla ricerca di un riempitivo al quale non potevano bastare le canzoni, le chiacchiere e gli amori adolescenziali.
Ed ecco allora apparire, sospinto anche dalle atmosfere create dai Giochi Olimpici del 1900, ed animato dalle iniziative di Alice Milliat, un nuovo diversivo: lo sport
Corsa. Sostantivo femminile
Facile immaginare che sia stata la fame a far rispondere tante ragazze al richiamo de Le Monde Sportif, un giornale che si occupava di moda e sartoria di alto livello, che mise in palio ricchi premi per quella che verrà ricordata come la corsa delle midinettes, una competizione che si snodava lungo un percorso che andava dalle Tullieres fino all’avenue de Nuilly a Nanterre, dove esisteva una scuola femminile con oltre 250 allieve: in tutto 12 chilometri.
L’appello ebbe una risposta clamorosa
La partecipazione superò le 2.500 iscrizioni presentate da ragazze e donne dai 15 ai 50 anni. Le partecipanti vennero equiparate a vere e proprie eroine e i giornali locali dettero un enorme risalto all’evento, dedicandogli numeri speciali, copertine e soffermandosi con dovizia di particolari sull’abbigliamento delle concorrenti che andava dalle gonne ampie a quelle corte con divagazioni sui pantaloni alla zuava o su quelli da ciclista
Ci furono anche inviati da giornali esteri che non lesinarono commenti all’evento. In particolare il New York Herald si soffermò sullo stile adottato dalla maggioranza delle concorrenti, molto somigliante ad una marcia veloce spinta.
Ecco come l’inviato del quotidiano La Nazione di Firenze raccontò l’avvenimento il 26 ottobre del 1903.
Parigi, 26 ottobre
“La corsa delle midinettes, organizzata da Monde Sportif, ebbe luogo oggi. Una folla considerevole eravi nella Piazza della Concordia, nell’Avenue dei Campi Elisi e nell’Avenue della Grande Armeé. Il servizio d’ordine era fatto dalla polizia, che durò molta fatica a sbarazzare le strade per permettere alle concorrenti, che sono tutte giovani sartine, di partire.
La partenza non poté effettuarsi che alle 10 e mezza. A quell’ora i cancelli del giardino delle Tuilleries si aprirono e le concorrenti uscirono in Piazza della Concordia.
Un colpo di pistola diede l’avviso della partenza e le concorrenti si slanciarono verso l’Etoile. Una folla numerosa di giovanotti seguiva le concorrenti. Le midinettes, in numero di mille circa, avevano per la circostanza indossato eleganti toilettes. Molte avevano le gonne corte, altre i calzoni da ciclista.
Le prime passarono dal monte di Neuilly verso le 11 e continuarono la corsa verso Nanterre.
Nella marcia delle midinettes la prima giunta a Nanterre è stata una modista, la signorina Jeanne Cheminel, della casa di moda Chemel, la quale ha coperto il percorso di 12 chilometri in un’ora e 28 minuti. La seconda è stata una sartina, che è giunta due minuti dopo la prima.
La vincitrice fu salutata da grandi acclamazioni e festeggiatissima. È un’avvenente signorina: era raggiante pel trionfo. La marcia ebbe un successo straordinario. Anche la seconda vincitrice fu molto applaudita. [1]
La marcia come tappa
Gli storici ci dicono che quella marcia non fu più ripetuta.
Ci furono vari tentativi di organizzare qualcosa di simile, ma nessuno raggiunse la popolarità e il richiamo di quella storica iniziativa.
Evidentemente il fermento sportivo-agonistico che aveva coinvolto gli uomini si stava propagando anche nel mondo femminile.
Di lì a qualche tempo le porte del dominio maschile, nonostante l’avversità del Barone De Coubertin, si apriranno, prima lentamente e poi in maniera sempre più decisa e anche la donna entrerà nel mondo dello sport.
Per rimanere in tema di marcia, una tappa importante nel percorso di emancipazione della donna che avrebbe richiesto ancora molti anni.
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[1] Melania Sebastiani: “Nell’ordine, sotto la firma della modista Jeanne Cheminel, si succedettero le firme di Lucie Fleury (sarta), Louise Balesta (confezionatrice presso la maison Coutard, Alice Brard (sarta presso la casa Goriau, Mathilde Mignot, sarta presso la maison Redfern, Leontine Neveu, sarta della maison Altot”. E ancora: Il ritorno sul treno della banlieu fu la cosa più divertente della giornata.