domenica, 5 Dicembre 2021

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Roland Garros, racconti di grande tennis – 3

Roland Garros, racconti di grande tennis – 3
 
Vincenzo Mascellaro
È terra rossa, la respiri, si mischia con il sudore, ti rimane attaccata alla pelle sotto centinaia di occhi che ti fissano dalle tribune e altri milioni che ti guardano in televisione. Ti emoziona? Sorridi, sei fortunato, stai giocando al Roland Garros.

E così siamo all’epilogo del terzo turno, o per dirla con linguaggio velistico già utilizzato in precedenza, abbiamo completato il terzo lato, quello di bolina, dove peraltro Fognini ha scuffiato. La flotta italiana si era già ridotta con l’uscita di scena delle ragazze nel turno precedente. Sembrano lontani i tempi della Pennetta e della Vinci, o della Errani insieme alla tarantina, numeri Uno nel doppio. E ancora più lontani quelli di Francesca Schiavone. Ma adesso, lo sappiamo, è il momento degli italiani. Dei maschietti. Sembra esista una legge di natura alla quale è quasi impossibile sottrarsi.

Il bello del tennis.

Se continuiamo ad assottigliarci, fatto abbastanza naturale andando avanti nel torneo, dovremo prima o poi andare anche a guardare in casa degli altri. Ma come lasceremo Parigi, il Roland Garros e il Bois de Boulogne? Chi può dirlo. Il tennis non è il calcio dove chi è primo in classifica ha al novantanove per cento la meglio sul terzultimo. Lo abbiamo già visto al primo turno dove, come abbiamo raccontato, molti accreditati sono andati subito sotto. Si sono sciolti come neve al sole. Basti ricordare quello che io considero per i nostri colori il successo più meritato della prima giornata: il “vecchio” Seppi – già numero 18 al mondo nel 2013 – sul “giovane” e più quotato Auger-Aliassime. Nessun italiano avrebbe scommesso sul bolzanino. Nel tennis non diventa campione chi vince uno slam, ma solo chi ha oltre alle capacità tecniche e fisiche anche quelle mentali, quella forza psicologica che ti dà equilibrio e solidità nel lungo periodo. Prendiamo un nome a caso, Kachanov, nel 2019 raggiunse i quarti di finale a Parigi e si aggiudicò il Master 1000 di Bercy, risultati che lo catapultarono all’ottava posizione, e subito si pensò che nel breve avrebbe potuto raggiungere le primissime caselle del ranking. Invece, da quei giorni è andato via via calando. Eppure solo due anni fa intimoriva gli avversari. Oggi, purtroppo, è lui che sembra aver paura degli altri.

Sul campo

Analogo commento farei su Fognini, i primi due turni di questo torneo sono andati lisci come l’olio, abbiamo visto il Fognini che ci piace. Io stesso avevo ipotizzato che forse il periodo peggiore della sua carriera era un ricordo, sia pure recente. Mi sbagliavo. Il quattro giugno abbiamo purtroppo assistito agli atteggiamenti dell’uomo che non ci piace, quello litigioso, polemico che fa di tutto per perdere. Peccato!

Parliamo invece degli altri quattro italiani che ieri sono scesi sulla terra rossa e partirei dal derby tra Cecchinato – nel secondo turno ha fatto fuori con intelligenza il più accreditato De Minaur – e Musetti, l’altra stella nascente. Lo speriamo tutti, in primis Volandri. Sugli scontri fra connazionali nel tennis, l’opinione più ricorrente è favorevole: “così almeno uno passa il turno”. Per quanto possa valere la mia di opinione, mi sento una voce stonata nel coro, non amo i derby nel tennis, e lo spiego. Prendiamo ad esempio il primo scontro italiano al quale abbiamo già assistito nel secondo turno di questa edizione, quello tra Sinner e Mager vinto dal “rosso”. Chi l’ha visto, se avesse potuto avrebbe dato a mio parere la vittoria a entrambi. Sono certo che il sanremese avrebbe stravinto con la gran parte degli avversari (ad eccezione degli extraterrestri), e forse sarebbero stati in due a passare il turno invece che il solo Sinner. Ma torniamo al match tutto italiano. Al di là del risultato finale, giunto al termine di cinque set tiratissimi, credo che l’incontro sia stato caratterizzato dal punto più bello di tutto il torneo – lo sapremo solo alla fine – ad opera di un Musetti più giocoliere che tennista nella circostanza. Per Sinner – bello l’abbraccio finale con l’etiope-svedese Ymer – e Berrettini la strada non è stata proprio in discesa, ma ce l’hanno fatta entrambi in tre set.

Con il quarto turno di lunedì viene il bello, i tre moschettieri italiani contro i tre extraterrestri. Che sfortuna, o magari è un’opportunità per i nostri ragazzi che vorranno mettersi in mostra.

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Vincenzo Mascellaro, uomo di marketing, comunicazione e lobby, formatore, scrittore e oggi prestato al giornalismo

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