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Roland Garros, racconti di grande tennis – 1

È terra rossa, la respiri, si mischia con il sudore, ti rimane attaccata alla pelle sotto centinaia di occhi che ti fissano dalle tribune e altri milioni che ti guardano in televisione. Ti emoziona? Sorridi, sei fortunato, stai giocando al Roland Garros.
Roland Garros 2021

Mentre scriviamo è ancora in corso il primo turno del secondo Slam dell’anno, il torneo di tennis più chic che possa tenersi sulla terra rossa. L’evento pose le sue radici nel 1891 e si tiene all’interno di quel grande parco che in un lontano passato fu anche luogo di caccia e di svago della nobiltà parigina. Parliamo del Bois de Boulogne e dell’Open di Francia che nel 1928 prese il nome da Roland Garros, un pilota dell’aeronautica francese morto dieci anni prima, a ridosso della fine della Grande Guerra.

Mai contate così varie (per ragioni anagrafiche) presenze italiane a Parigi: la carovana azzurra riunisce atleti maturi come Andreas Seppi, quasi trentottenne, che da poche ore si è tolto lo sfizio di battere il giovane canadese Auger-Aliassime e Fabio Fognini che dopo l’intervento alle caviglie cui si è dovuto sottoporre lo scorso anno sta purtroppo deludendo i suoi numerosi fan, o i giovanissimi Lorenzo Musetti, che ha la metà degli anni di Seppi, all’esordio in uno slam, e Jannik Sinner, non ancora ventenne che si comporta sul cemento e sulla terra quasi fosse un veterano della palla con la racchetta.

Nella fascia di mezzo incrociamo Matteo Berrettini, primo degli italiani nel ranking mondiale, in nona posizione, e l’altro Lorenzo, il torinese Sonego, che tanto ci ha fatto sognare e anche divertire al recente Master Atp di Roma. Peccato però che dopo quella eccellente performance stia vivendo un momento di calo, tanto che, pur testa di serie n.26 è stato eliminato al primo turno a Parigi in tre set, ad opera del meno quotato sudafricano Lloyd Harris. Bene Sinner, n. 18 del seeding, che al suo esordio ha registrato una non entusiasmante vittoria in cinque set sul francese Herbert, più doppista che singolarista.

Lorenzo Musetti, come dicevamo, esordiente al Roland Garros, per nulla intimorito dal palcoscenico sul quale si esibisce, ad appena diciannove anni ha invece battuto in soli tre set il solido belga Goffin, testa di serie n. 13, interpretando un tennis da gigante della disciplina. A tal proposito vorrei dire la mia su questo giovane tennista sul quale già in tempi non sospetti Sinner più o meno disse: “State guardando me, guardate invece Musetti perché lui è più bravo di me”. Potevano sembrare parole affettuose pronunciate da un ragazzo al suo amico più caro. Oggi, senza nulla togliere al rosso altoatesino che non abbiamo potuto apprezzare sulle piste di sci e che invece in così poco tempo, insieme a Berrettini, ci ha fatto nuovamente innamorare del tennis, dico sommessamente che forse Jannik aveva ragione. A mio parere Lorenzo ha una varietà di colpi superiore a quelli di Sinner, con elevati margini di miglioramento, e che divertono più di quanto non faccia l’altro.Autorevoli opinionisti hanno affermato appena subito dopo le prime apparizioni che Musetti è piaciuto molto, Sinner molto poco. Ma vedremo nei prossimi giorni.

Ad ogni modo, chi come il sottoscritto ricorda a mala pena il tennis di Pietrangeli e Sirola e bene quello dell’epoca di Panatta, Bertolucci, Barazzutti, oggi può ritenersi soddisfatto.

La carovana si è ridotta, ma sette uomini e tre donne al secondo turno in uno Slam quando li abbiamo incrociati l’ultima volta?

segue

Vincenzo Mascellaro, uomo di marketing, comunicazione e lobby, formatore, scrittore e oggi prestato al giornalismo

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