domenica, 5 Dicembre 2021

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Roland Garros, racconti di grande tennis – 2

Roland Garros, racconti di grande tennis  – 2
 
Vincenzo Mascellaro
È terra rossa, la respiri, si mischia con il sudore, ti rimane attaccata alla pelle sotto centinaia di occhi che ti fissano dalle tribune e altre decine di migliaia che ti guardano in televisione. Ti emoziona? Sorridi, sei fortunato, stai giocando al Roland Garros.

Roland Garros, racconti di grande tennis – 2

È terra rossa, la respiri, si mischia con il sudore, ti rimane attaccata alla pelle sotto centinaia di occhi che ti fissano dalle tribune e altri milioni che ti guardano in televisione. Ti emoziona? Sorridi, sei fortunato, stai giocando al Roland Garros.

Quando penso a quei tre, sì, proprio a quei tre che da dieci anni, forse quindici, si avvicendano nelle prime posizioni del ranking mondiale, nessuno potrà smentirmi, pur consapevole di non essere proprio originale, se affermo che nei prossimi decenni averne tre così sarà del tutto improbabile.

Nonostante sia affascinato dall’eleganza e longevità di Federer, dalla grinta di Nadal, o dalla tenacia di Djokovic, il veloce avanzare di quei giovani che rispondono ai nomi di Zverev, Tsitsipas, Thiem o Medvedev, mi aveva indotto a pensare con una sorta di cinismo che “per i tre era finita”.

Oggi non sono più tanto convinto, mi è bastato vedere in volto l’entusiasmo con il quale Federer è sceso in campo il primo giorno e come ha fatto fuori il croato Cilic al secondo turno.

Piuttosto, c’è ben altro su cui vorrei invitare a riflettere: quanto sia arduo raggiungere la vetta più alta e quanto fragili siano questi ragazzi che potrebbero essere i figli di molti di noi.

Dominic Thiem, numero 4 del mondo che già un mese fa aveva pubblicamente manifestato le sue difficoltà a ritrovare se stesso dopo la vittoria in America, è stato eliminato al primo turno. Zverev, prima di superare il suo, nello scontro col tedesco Otte, n.152 al mondo, è andato sotto di due set e solamente al quinto è riuscito nell’impresa. Rublev altro astro, più che nascente, forse calante, è andato fuori già al primo giorno. E in fine vorrei citare Benoit Paire che qualche anno fa ha toccato la diciottesima posizione, ed è uscito dal torneo parigino al primo turno tra le lacrime. Volevo fare bella figura davanti al mio pubblico, queste le sue parole, quelle che avrebbe potuto pronunciare qualsiasi bambino alla sua prima recita di Natale.

Al di là degli atteggiamenti che il francese ha assunto nei vari tornei negli ultimi tempi e che hanno indisposto anche il più benevolo degli spettatori, vogliamo riflettere sulle pressioni che questi ragazzi ricevono sin da piccoli, a partire dalle rispettive famiglie, dagli stessi genitori, spesso modesti tennisti rispetto ai loro figli?

Thiem, Zverev, Tsitsipas, Rublev, giusto per citarne qualcuno, tutti figli di chi nel tennis ha concretizzato meno, molto meno. Per non parlare di una crisi ancora più grave, quella che ha colpito la ventitreenne giapponese Osaka, numero due al mondo, che ha deciso di lasciare Parigi per via del suo devastante malessere.

Non penso ci sia da aggiungere altro.

Veniamo invece agli italiani.

Avevano fatto il primo giro di boa e si erano allineati in dieci, dieci piccoli italiani, sul lato di poppa.

Non è mia intenzione passare alla vela, o parafrasare Agatha Christie, è solo un gioco di parole per raccontare il Roland Garros degli italiani, sette uomini e tre donne approdati al secondo turno.

Il 2 giugno è sceso sulla terra rossa Fognini che ha incontrato il numero 1 degli ungheresi e ha vinto in soli tre set, passeggiando nel secondo e terzo parziale. Spero si sia definitivamente ripreso dagli incubi dell’intervento alle caviglie e abbia ritrovato il necessario equilibrio.

Sul fronte delle donne lo stesso giorno abbiamo assistito, e aggiungo purtroppo, all’uscita della Trevisan. Sono tuttavia contento che la giovane toscana, per quanto rammaricata, abbia giocato bene e reagito altrettanto bene alla sconfitta tanto da fare pensare che i gravi disagi del passato siano ormai nell’angolo più remoto della sua mente.

Ieri, al termine del secondo turno, le due italiane, Camila Giorgi e Jasmine Paolini, sono uscite perdenti, come nelle attese. E a mio parere prevedibili anche le uscite di scena di Seppi, forse già appagato dalla vittoria inaspettata del primo turno, e quella in quattro set del generosissimo Mager ad opera di un Sinner il cui volto non lascia mai trasparire un’emozione. Il ligure è stato giustamente applaudito a lungo dallo sportivissimo pubblico parigino e pure tirato per la maglietta a firmare autografi.

Berrettini, a volte precipitoso, ha avuto la meglio, anche grazie a molte palle corte efficaci, su un avversario fin troppo generoso e molto impreciso.

Musetti, infine, merita il massimo dei voti: esordiente in uno slam, per il momento due turni vincenti senza perdere un set.È nato un extraterrestre?

Il torneo perde un altro francese, Gael Monfils, il più estroso e fantasioso di tutto il circo, ad opera dello svedese, ma solo di nascita, Ymer. Ai quattro nostri tennisti che passano il turno, alla fine della giornata si aggiunge Cecchinato che evidentemente ha un eccellente rapporto con la terra rossa di Parigi.

E così ne rimasero cinque, pronti a fare il terzo lato, questa volta di bolina.

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Vincenzo Mascellaro, uomo di marketing, comunicazione e lobby, formatore, scrittore e oggi prestato al giornalismo

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