Massimo Comparini, romanista spaziale

Luna e Marte sono a portata di mano. Sulla Luna torneremo tra poco e su Marte ci saremo tra non molto. Massimo Comparini è l'uomo dello Spazio in Italia. Di grande passione romanista e Cavaliere della Roma, non esclude che in un prossimo futuro qualcosa di giallorosso non possa andare oltre la Terra. Fantatifo o no, forse c'è da credergli.
Massimo Comparini

Noi boomer sappiamo cosa significa.
Noi con lo Spazio ci abbiamo giocato, abbiamo sognato di fare gli astronauti, abbiamo fatto guerra e pace con alieni venuti da ogni angolo dell’Universo. Anzi, ma che dico alieni, per noi erano tutti marziani, al massimo venusiani. E la Luna io me la ricordo bene. Mi ricordo bene quel luglio passato, come tanti allora, a giocare con formine e biglie dei ciclisti sulla spiaggia di Viserba. Mi ricordo la sveglia che era buio con mio padre che mi fa scendere dalla camera della pensione Dante per andare in sala televisione a vedere l’allunaggio. Il primo passo, il grande balzo.
Ecco, noi sappiamo cosa significa.
Fatto è che poi, qualcuno, con lo Spazio ha smesso di giocare e ha iniziato a fare sul serio. O forse, a giocare sul serio.
Business People annovera Massimo Comparini tra i 100 manager italiani più influenti, oggi è il Chief Executive Officer di Thales Alenia Space, azienda italo-francese di eccellenza, tecnologia che migliora la vita, che contribuisce alla sostenibilità del pianeta, ad esplorare il sistema solare, vocazione al futuro, perimetro di interesse to the infinity and beyond come direbbe Buzz Lighyear.
In uno degli incontri dei Cavalieri della Roma, onorificenza che forse lo inorgoglisce più di quelle ricevute al merito del Lavoro e della Repubblica, Massimo mi racconta dell’altra sua passione, quella che lo fa essere un romanista spaziale nel senso più che mai letterale del termine.

Da sempre

“Io non ti so dire quando sono diventato romanista. Non credo che ci sia una risposta. Io non sono diventato romanista, io ero già romanista prima di saperlo – dice Comparini -. Nella mia memoria non c’è un momento divisivo, non ci sono un prima e un dopo, c’è la Roma. Da sempre”

Il “da sempre” indica una direzione temporale che non guarda solo al passato, ma punta dritto al futuro. Ogni romanista, al netto dell’amore e della passione, con il passato deve sempre fare i conti, soprattutto quando vai a scavare nei ricordi e ti trovi attanagliato più da fulgide sconfitte che da eroiche vittorie. E allora, per evitare un malumore baudeleriano, bisogna sì accarezzare dispiaceri e delusioni, ma anche coltivare con passione la certezza del futuro.

Il futuro tu lo maneggi ogni giorno. Come pensi alla Roma del futuro?

“Le mie giornate passano parlando di Spazio, di ritorno sulla Luna, di uomini su Marte e di tutto ciò che sta rendendo questo non solo possibile, ma così vicino che lo possiamo già quasi toccare con mano. Parlo di Spazio e penso alla stella che manca, la nostra. Mi chiedo quando l’avremo anche noi sulla maglia la stella del decimo scudetto. Se dovessi guardare solo indietro mi dovrei impedire dal pensarlo, ma io sono invece uno che il futuro cerca di costruirlo. La stella del decimo, quella che oggi osserviamo come se fosse di una galassia distante anni luce, l’avremo anche noi e sarà un bel giorno”.

Parlare di Spazio, significa girare il mondo. Massimo Comparini è un frequent flyer per definizione, vive di aeroporti, cambia lingue e fusi orari e, ovviamente, nel mezzo del turbinio di un calendario imprevedibile ci sono le stelle fisse, ovvero le partite della Roma. La domanda, quindi, è di rito.

 Lo stadio, come lo vivi?

“Non è sempre facile. Quando sono a Roma non ho perso il gusto dello stadio, vado spesso con i miei amici di sempre, scaramanticamente sempre nello stesso settore. Poi, certo, capitano gli inconvenienti come mi è successo con la finale di Tirana. Il giorno dopo avevo un invito per parlare al Bundestag, il parlamento tedesco. La cosa inizialmente non mi preoccupa. Vado a Tirana, penso, e poi la mattina prendo il primo volo per Bonn. Che vuoi che non ci sia un volo di prima mattina tra Tirana e Bonn? Controllo e no, il volo non c’è. È finita che ho visto la partita in albergo, a Bonn. Avrei voluto altro, ma la Conference ce la siamo portata a casa.
A volte, però, anche viaggiare può avere i suoi incovenienti vantaggiosi. Chi non è mai stato vittima di ritardi aerei alzi la mano. Praticamente impossibile non esserci incappati. Il 31 agosto ero di ritorno da Cape Canaveral, Florida. Quarta di campionato in Italia, Roma-Monza la partita. Intorno a me facce scure. L’annuncio di tre ore di ritardo alla partenza aveva spiazzato un po’ tutti, ma non me che, in qualche modo, me la ridevo dentro. Mi sono messo in un angolo, mi sono collegato con tutto il possibile e mi sono visto in santa pace la partita.”.

E la tua prima volta? La ricordi?

“Ah sì, questo sì. 1968. Una domenica di fine settembre con mio padre. Io avevo pochi anni e tutto mi sembrava fantasmagorico. Ricordo le sensazioni, più che la partita stessa. Gli annali dicono che quella partita la perdemmo 2-1. Il goal di Taccola dopo una manciata di secondi me lo ricordo per l’esplosione di gioia dello stadio. Oggi posso immaginare i musi lunghi dell’uscita. Ma io di musi lunghi ne ho avuti e vissuti tanti. La Roma dei 26 punti mi appartiene come storia personale e rivendico anche quella.”

Cosa ti brucia ancora?

“Noi abbiamo un repertorio vasto. Fulgide sconfitte, ne parlavamo prima. E poi la liturgia dei torti subiti. Il goal di Turone ormai ha superato l’ambito della tifoseria e persino quello calcistico. Il goal di Turone è diventato un archetipo, quasi come Dorando Pietri all’Olimpiade di Londra. Chi non sa dell’uno o dell’altro ormai? Il Liverpool che ci mangiamo ancora le mani, Roma-Sampdoria del 2010, ma personalmente lacrime vere sono state per Roma-Lecce, lo scudetto al vento, dolore vero. Tra le fulgide sconfitte voglio però ricordare Ipswitch-Roma, Uefa 1982. Perdiamo 3-1, ma il goal di Maldera ci fa passare il turno. Il Benfica ci fermerà ai quarti, ma fu una bella galoppata.”

Un sogno proibito?

“Io lavoro pensando allo Spazio. I sogni lo so che si possono avverare. Oggi progettiamo cose che un paio di generazioni fa si pensava fossero relegate solo alla fantascienza. Sulla Luna torniamo tra poco, su Marte ci saremo presto e in tutto questo c’è tantissima tecnologia italiana. Chissà se in un prossimo rover che andrà a tracciare segni fuori dalla Terra o in qualche angolo del modulo abitativo non ci sarà qualcosa, da qualche parte, di giallorosso. Io non mi sentirei di escluderlo”.

Massimo ride e se la ride mentre lo dice.
Chissà quante volte ci ha pensato e penso che ci creda propro, se fosse per lui Marte non sarebbe il pianeta rosso ma … giallo-rosso anzi, come ci tiene sempre a dire richiamando la passione per la storia unica dell’Urbe, giallo oro e rosso pompeiano. “I colori di una mitica maglia degli anni 70 che sarà nostalgia, ma mi emoziona, ancora nella memoria di un mitico Pierino Prati che la indossava con una eleganza scolpita nella mia mente” chiude Massimo con quella punta di emozione che ha sempre quando lo “inchiodi” a parlare di Roma e della Roma.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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