Siviglia-Roma. Mancano le parole

31 maggio 2023. Nella liturgia del tifo giallorosso, la notte di UEFA Europa League alla Puskàs Arena di Budapest è già memoria lanciata nel futuro. Inutile descriverla con dovizia e virtuosismi tecnici. Il Gioco, prima di essere parole è filosofia. E quando mancano le parole, rimane l'esempio.
[SSB]
Siviglia-Roma

Mancano le parole quando la mattina ti svegli senza ricordare bene un sogno se non la leggerezza o l’agitazione che ti ha lasciato addosso. Inutile parlare della notte di Europa League pensando di farne cronaca di fatti e misfatti, di prestazioni e di gioco.
Siviglia-Roma non è storia di gambe e non è storia individuale; nella storia dell’AS Roma e nella liturgia del tifo romanista, è già memoria lanciata nel futuro.
39 anni dopo la notte del 30 maggio 1984, nessuno dimenticherà Siviglia-Roma e la notte del 31 maggio 2023.
Una notte che con i suoi 146 minuti di gioco giocato, se non è la più lunga della storia del calcio, sicuramente è la più lunga della storia della Roma. Una partita che Osvaldo Soriano avrebbe amato raccontare, probabilmente dispiacendosi per non essere stato capace di immaginarla prima lui una storia del genere.
La realtà però, a volte, precede e supera la fantasia letteraria e nessuno racconta più di calcio come sapeva fare Osvaldo Soriano.

Mancano le parole

A noi che siamo venuti dopo e che le parole proviamo a mettere in fila e qualche volta anche ad inventare, oggi le parole mancano. Mancano a me, che con il biglietto della partita in mano, a Budapest poi non sono potuto andare.
Mancano ai miei amici, alle foto che mi hanno inviato prima che tutto accadesse, alle frasi smozzicate in un telefono mentre attendevano l’inizio della partita sugli spalti. Mancano al silenzio del dopo.
Mancano al campo, come è giusto che sia, perché è proprio il campo l’unico posto dove le parole non servono.

Ieri sera alla Puskàs Arena di Budapest, nessuno si è perso in parole

Dei giallorossi in campo qualcuno ha dato di più, qualcuno meno di quanto ci si aspettasse, ma lo dicevo prima, non è questo il luogo della cronaca e forse neanche il momento. In fondo la cronaca c’è già stata e poi ognuno ha la propria, quella personale, ognuna bella di suo, ognuna diversa, ognuna vera, ognuna falsa.
Mancano le parole per cacciare indietro la sfortuna che, però, insieme alla fortuna è essenza stessa del Gioco, capace di superare valore, strategia, tattica e calcio mercato.
Mancano le parole per stigmatizzare un arbitraggio al di sotto delle aspettative e che, fuor di metafora, ha condizionato oltre misura le sorti della partita. Gli arbitri sono persone. Sbagliano loro, così come sbagliano calciatori, allenatori e giornalisti. Criticare gli uni o gli altri non può essere lesa maestà. Meno che mai può esserlo dopo l’intromissione della tecnologia nella valutazione del gioco, salutata con favore proprio per la sua capacità di limare il margine di errore umano. Se questo non accade, se l’errore umano reiterato può incidere ancora così pesantemente sullo svolgimento di una partita,  allora spingiamo avanti la tecnologia e facciamo arbitrare l’intera partita da un algoritmo e dalle sue cento telecamere puntate sul campo. Tanto è solo questione di tempo, prima o poi ci arriviamo.

I ragazzi di Mourinho

Mancano le parole per raccontare i ragazzi di Budapest. Qualcuno uomo fatto, qualcuno poco più che un ragazzino, uno di quelli inventati da Mourinho, un demiurgo più che un allenatore. Ognuno con la voglia di non mollare mai, ognuno arrivato alla fine senza più gambe e fiato. Ognuno arrivato alla fine capace solo di spendere cuore gonfio e lacrime, le uniche cose che gli erano rimaste dentro.
Mancano le parole per dire di Mourinho, perché non ce n’è una sola che gli possa calzare alla perfezione. Ovunque lo chiameranno i giorni futuri, il suo passaggio romano segna una linea di demarcazione, una pietra miliare, un limes. C’è e ci sarà un prima e un dopo di lui.

Siviglia-Roma

Mancano le parole anche a una società che, forse, qualcuna in più dovrebbe trovarla

Un front men come Mourinho vale un intero codice di comunicazione, ma un presidente che parla al momento e nel modo giusto non può che fare bene a tutti.
Mancano le parole per dire della Roma, squadra di campo, curva e tribuna, e dello stadio che per una stagione intera ha sempre riempito all’inverosimile. Una comunità di passione, non massa indifferenziata. Una comunità emotiva, epidermica, sostanza ed essenza del Gioco inteso come filosofia pratica e che facilmente diventerà un caso di studio.
Mancano le parole per pensare alla Roma che dovrà andare in campo la prossima stagione. Non adesso, non oggi.

Mancano le parole per tutto questo, ma una cosa l’abbiamo

Una cosa che, al di là di tifo e colori, chiunque ami il calcio dovrebbe tenersi stretto. Abbiamo l’esempio di come si sta in campo.
Io sono decoubertiniano a metà. Dal punto di vista esperienziale l’importante è partecipare. Dal punto di vista agonistico, specialmente in un gioco di squadra, l’importante è vincere.
La Roma ieri sera non ha vinto. Ha mancato un obiettivo, anzi l’obiettivo.
Inutile cercare parole che, in questo caso, semplicemente non esistono.

La Roma ieri sera è stata esempio

Un esempio di Gioco – la maiuscola non è un refuso – e della filosofia che lo anima.
Il Gioco è fatto di fortuna e di sfortuna, di goal fatti e mancati, di pali, traverse, rigori parati e sbagliati, errori arbitrali e falli nascosti, caviglie gonfie, crampi e labbra sanguinanti.

Ieri sera alla Puskás Arena il Gioco è andato in scena. Ancestrale, barbarico, emotivo, signorile. Tutto e il contrario di tutto.
È il bello del Gioco.
È il bello di essere stati esempio.

 

Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, giornalista, scrittore. Ha pubblicato i romanzi "Io sono Elettra" (RAI Libri 2024) e "Tutto in una notte" (Robin 2019), la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021), i saggi "Il pranzo della domenica. Una storia italiana" (Artix 2025)"Pranzo di famiglia. 1950-1980" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016), "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015).

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