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Georgi Asparuhov. Gundi per tutti e per sempre

All'inizio del terzo millennio, addetti ai lavori e tifosi si trovarono concordi. In Bulgaria il più grande giocatore di tutti i tempi è Georgi Asparuhov. Con il fuoriclasse Hristo Stoichvov, carisma e trofei a non finire, solo al secondo posto. Chi ricorda Asparuhov ed il suo grande amico, Nikola Kotkov, sa perché questo verdetto non ha niente, ma proprio niente, di sorprendente.
Georgi Asparuhov

Il 6 aprile 1968 è un sabato italiano come tanti altri. Noi della prima media “Pietro Verri’ di Roma siamo però in fibrillazione. Doppi turni, 30 e passa in classe, venerdì e sabato entriamo alle 13.30 ed usciamo alle 19.30 ed il lunedì si resta a casa, a me di lusso che sto con nonna; difficile capire oggi. Il colpo di genio è dell’insegnante di italiano. Cavi, prolunghe, TV portatile. Attrezza una stanza libera – calcio d’inizio ore 17, RAI primo canale – per vedere Bulgaria vs Italia, andata del quarto di finale, campionato europeo. I volontari – io primo, esperienza senza più seguito – sistemano le sediole dei banchi e vengono premiati con la prima fila dove qualcosa si vede e l’adrenalina fa il resto.  Al resto ci penserà anche Georgi Asparuhov.

La Bulgaria è forte

Lo ha detto Valcareggi e poi, a casa loro, le squadre dell’est sono tutte toste. Facce truci sulle figurine di Gente, ai mondiali inglesi le hanno prese di brutto (girone di ferro con magiari, portoghesi e brasileiri), ma niente al confronto delle nostre cicatrici a vita di coreana memoria. Forti sono soprattutto quei due, il nove ed il dieci. 

Georgi Asparuhov

Il nove è Asparuhov, Gundi per tutti. Un predestinato

È agile ma potente, stacca da terra con una forza che, da giovanissimo, lo divide tra volley e calcio. A 15 anni però c’è la proposta irrinunciabile del Levski, la chimera di ogni bambino di Sofia. Due anni ed è prima squadra, al centro della difesa, francobolla, ma con dei piedi più educati della media. Se può avanza, anche se non dovrebbe, fino al giorno che trova l’incrocio con un missile da trenta e passa metri. Gundi va a centrocampo e poi in attacco, al centro dell’attacco. È lì che fa più male. Lo chiama la nazionale, lo chiama la leva. Due anni al servizio della patria e della squadra più vicina alla caserma di Vratsa, si chiama Botev Plovdiv sempre a galleggiare fra media e bassa classifica. Due stagioni irripetibili: Coppa di Bulgaria e partecipazione alla Coppa Coppe, secondo posto in campionato. Con Gundi, il calcio bulgaro sale dove di rado è arrivato: tre mondiali di fila, il Levski – torna per restare – spauracchio in giro per l’Europa, con la nazionale vittorie prestigiose con Jugoslavia, Svezia, Olanda. Tre notti incorniciate: Firenze, spareggio qualificazione mondiale ’66, doppietta al Belgio di Van Himst (2-1); Wembley, assolo del vantaggio ai campioni di sua maestà la regina (sir Geoff Hurst a rimediare, 1-1); Estadio de la Luz, prima doppietta in campo internazionale ai danni del Benfica (3-2 per i lusitani). 

Il dieci è Nikola Kotkov, il gatto

Un gran bel giocatore, ma senza mai raggiungere le altezze del grande Gundi. Cinque anni più grande, classe 1938, sempre di Sofia, sponda Lokomotiv, il club che riunisce le associazioni dei lavoratori ferrovieri. Ventisei partite e dodici goal in nazionale, due campionati vinti, biondo che spicca, testa alta, sa giocare con la suola, di personalità in una generazione di leader veri, oltre a Gundi, Penev e Dermendjiev su tutti.

Georgi Asparuhov

La battaglia di Sofia 

È Nikola che sblocca la nostra partita dal dischetto dopo pochi minuti, Albertosi indovina l’angolo ma non ci può arrivare (1-0). Nel blocco difensivo interista – Burgnich, Facchetti, Picchi – il CT innesta Bercellino, tocca a lui fare a sportellate con Gundi che però è bravo anche lontano dall’area. Noi facciamo un baccano d’inferno a scuola, ma a Sofia sembra una bolgia. Armando Picchi, il nostro libero, stramazza a terra e non siamo nemmeno alla mezz’ora. Senza le sostituzioni, prova a restare in campo, si sposta all’ala, Juliano arretra, poi si arrende. Non ricordo né lo scontro né la consapevolezza della gravità dell’incidente, si saprà poi frattura del bacino e commozione cerebrale. La sfortuna cominciava a bussare, povero indimenticabile campione. Teniamo botta in dieci fino a trovare il pari (1-1) per poi subire un uno-due micidiale, nello spazio di sette minuti, dal 66′ al 73′ (3-1). Gundi non segna, ma fa segnare. Non è possibile, non proprio oggi! Chi non strilla più, chi unisce le mani, chi ancora ci crede. E il miracolo arriva a meno sette dal novantesimo. Pierino Prati riapre il discorso qualificazione (3-2). Andiamo a casa, è già buio – l’ora legale c’è, ma solo da maggio -, di corsa, aspettando di raccontare tutto a mamma e papà, aspettando Napoli – all’epoca portafortuna – per ribaltare il risultato. 

Georgi Asparuhov incidente

Ultimo minuto

Gundi continuerà a far goal per il Levski dove Nikola, finalmente, lo raggiunge. Per entrambi il calcio europeo farebbe carte false, Rocco stravede per il centravanti, ma le regole oltrecortina sono ferree, nessuno si può muovere. E, in fondo, ai due va bene così. Gundi ha il cuore blu, tra casa e soldi finirà sempre 2-0, e chiudere la carriera con Nikola aiuta a sopportare i tanti acciacchi. La stagione 1970-’71 è una sfida infinita tra CSKA e Levski, la spuntano i primi per differenza reti. Nello scontro diretto, Gundi ha reagito ad una serie infinita di entrate ruvide, espulso e sospeso per un turno. Giocoforza a riposo, chiede alla dirigenza del club il permesso di andare a Plovdiv, dal suo vecchio club “militare”, per unirsi ai festeggiamenti dei 50 anni del club. Sarà l’ospite d’onore, ma vuole Nikola con sé e il gatto è ben lieto da amico fedele qual è. Sulla strada per Plovdiv, l’Alfa Romeo di Gundi raccoglie un autostoppista: Asparuhov è così, chissà cosa vede negli occhi di quel ragazzo. Una manciata di chilometri ed un frontale con un mezzo pesante spezza le tre giovani vite. Al loro ultimo saluto c’è tutta Sofia, oltre mezzo milione di persone, tra chi li ricordava bambini, chi per le loro prodezze, chi sicuramente era allo Stadion Vasil Levski quel sabato 6 aprile – oggi, naturalmente e per sempre, Stadion Georgi Asparuhov.  

[Georgi aveva 28 anni: 4 maggio 1943- 30 giugno 1971. Nikola ne avrebbe compiuti 33 il 9 dicembre] 

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

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