martedì, 15 Giugno 2021

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Febbre da cavallo, la vera storia

Febbre da cavallo, la vera storia
Nello Panzini
Il 17 maggio 1976 non è una data qualunque del cinema italiano. Non lo ricordate, o forse non lo avete mai saputo, ma è quel giorno che Febbre da Cavallo irrompe nelle sale. Un successo? Neanche per idea. proprio come un cavallo sfavorito che vince a sorpresa, il successo che lo avrebbe fatto diventare un cult movie sarebbe arrivato in seconda battuta, con centinaia di passaggi televisivi e con le battute e i personaggi passati di bocca in bocca. E sapete una cosa? Era quasi tutto vero.

Spesso, come sapete, le ispirazioni per personaggi e storie dei film sono tratte dalla vita vissuta e chi ha frequentato gli ippodromi romani, ma vale anche per qualunque altro ippodromo nel mondo, sa bene che la realtà supera spesso e di gran lunga la finzione scenica.
Febbre da Cavallo esce in sala nel 1976 ed ebbe un’accoglienza tiepida, ma poi cambiò tutto e il film di Steno con le maschere straordinarie di attori tra i più grandi del nostro cinema come Gigi Proietti, Enrico Montesano, Adolfo Celi, Mario Carotenuto, Catherine Spack, prese una via inaspettata e senza fretta, ma implacabilmente, sarebbe diventato un cult movie della commedia all’italiana.
Grande regia, grandi attori, sceneggiatura indovinata ma, oltre a questo, cosa che non molti sospettano è che alle spalle del film c’è una storia vera.

Mandrake nella realtà abitava in via delle Cave e la sua compagna, non si sa se si chiamasse veramente Gabriella, gestiva un piccolo bar in via Eurialo.
Alto, elegante proprio come naturalmente era Gigi Proietti che lo ha messo sullo schermo, Mandrake faceva il generico a Cinecittà interpretando particine da caratterista ed era vero e assiduo frequentatore degli ippodromi di Capannelle e Tor di Valle, dove si giocava tutto quello che guadagnava con il suo lavoro dandosi arie da esperto di ippica.
Fin lì poco male, ma il fatto è che si giocava anche molto altro di più.
Mandrake davvero si portò a casa la divisa da vigile urbano usata in un film e, alle porte di Roma, si fece conciliare diverse contravvenzioni usando un blocchetto multe vero rimediato chissà dove e da chi. 
Anche se nel film non è così, Mandrake nella vita vera era molto amico di Manzotin er macellaro, tanto che si giocarono sui soliti cavalli sicuri due banchi al mercato che tanti anni fa era a piazza Re di Roma, uno di salumeria e l’altro di macelleria e finirono, in vecchiaia, in una casa di riposo comunale.

Er Pomata, al quale sullo schermo presta il volto Enrico Montesano, invece stava nel quartiere.
Chiamato anche er venezuelano era facile incontrarlo per le strade del Tuscolano sempre ben vestito, con i capelli tanto impomatati di brillantina solida Linetti che sembravano incollati e, ovviamente, con l’immancabile cicca in bocca.
Una volta si giocò quattrocentomila lire che il figlio gli aveva dato per pagare l’anticipo da dare a Napoleoni, concessionario di via Assisi, per l’acquisto della sognata, sognatissima, Moto Guzzi.
Er Pomata cercò di rimediare chiedendo soldi in prestito un po’ a tutti, ma nessuno, conoscendolo, gli diede retta e la cosa più gentile che ho sentito dirgli fu ahò, c’hai più debiti te che Felice Riva!!, il noto biondino protagonista di cronache mondane ma anche di un clamoroso crack finanziario con tanto di fuga all’estero.
Una volta incontrai Er Pomata a Capannelle e non mi feci sfuggire l’occasione per seguirlo e gustare una sua, sempre probabile, scenetta. Non sbagliai.
Er Pomata si avvicinò al tondino, cioè dove l’addetto scalda il cavallo, e con aria misteriosa e a mezza voce chiese a un allenatore che portava a briglia un cavallo come sta? indicando con la testa il cavallo e quello, sempre a mezza-bocca, rispose o devo da regge.
Er Pomata, rassicurato, andò al totalizzatore e scommise una discreta sommetta rimediata chissà come sul cavallo che dovevano da regge, dirigendosi poi, e io sempre appresso, sulle tribune con l’immancabile binocolo al collo per vedere meglio la corsa.
Il cavallo fu talmente retto bene che arrivò irrimediabilmente ultimo…e allora er Pomata, furibondo e con tutto il fiato che aveva in corpo, non potè fare a meno di urlare verso l’omino del tondino…l’hai retto troppo er cavallol’anima de li mejo…e giù anatemi contro gli incolpevoli e dipartiti antenati.

E poi che dire di Spartaco er Ventresca? Anche lui era un personaggio reale e veramente faceva recupero crediti, solo che si occupava di crediti commerciali per un importante laboratorio di pasticceria che stava in centro, dalle parti di via della Scrofa e questo me lo ha raccontato proprio il proprietario del laboratorio, poi vallo a sapere se si chiamava così da prima del film oppure il nome da battaglia glielo hanno dato dopo.

Insomma tra cinema e realtà, a volte basta guardarsi intorno per scoprire scene, fatti e persone che valgono un vero spettacolo.
Il biglietto è già pagato, si chiama vita, meglio approfittarne.

Nello Panzini nasce a Roma l'8 agosto del 1947, oggi pensionato Telecom con "buona memoria", si diverte a raccontare lo sport di una volta ed il contesto storico nel quale si praticava. Tuttora tesserato con il Real Tuscolano nel quale, vista l'età, fa quello che può.