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Pacific Northwest Trail.  La grande avventura

Tre sconosciuti, tre mesi di vita oltre il limite, 1.200 km di un percorso non ancora del tutto segnato che dal Montana arriva sino all’Oceano Pacifico. Un'avventura in presa diretta con la natura e con la scoperta di sé stessi raccontata "Thru", documentario in 8 episodi.
Pacific Northwest Trail

Tutto è connesso. L’energia che ci lega l’uno all’altro, ma non solo tra essere umani. L’energia ci tiene uniti anche alla terra, quella spugnosa, verde e viva. Quello che su questa terra facciamo, esattamente non è sempre chiaro a tutti, ma c’è chi questo senso lo cerca, lo sente e lo insegue.
Questa storia inizia da tre sconosciuti che hanno un sentimento in comune: la voglia di evadere. Ognuno per i propri motivi più personali e specifici, ma uguali nella voglia di allontanarsi e perdersi. Per poi ritrovarsi.
Simili agli Hobbit di Tolkien che affrontano l’avventura addentrandosi in luoghi sconosciuti, così Peter Hochhauser, Brennan Barlett e Andy Laub partono per il Pacific Northwest Trail, percorso di 1200 miglia che taglia il Montana fino alla costa dello stato di Washington. È uno dei percorsi battuti più recenti, ma anche uno dei più impervi per via degli animali che si possono incontrare durante il percorso, per le altitudini raggiunte e per il tragitto poco segnato.

L’inizio di tutto

I tre avventurieri si sono conosciuti grazie ai video pubblicati da Peter, hiker professionista austriaco che ha già affrontato viaggi impegnativi come il percorso degli Appalachi, documentando la sua esperienza. Allo stesso modo i tre decidendo di partire insieme e di raccontare la loro avventura girando loro stessi un documentario. Immagini di grande potenza che riescono atrasportare anche noi dentro la loro avventura,
Thru”, il documentario firmato da Andy e Peter che in 8 episodi racconta il viaggio dei tre hikers, nasce così.
L’appuntamento è in un parcheggio pieno di turisti alle pendici del Southern Glacier nel Montana, da lì l’inizio del percorso dista 50 miglia, ma per vivere l’esperienza appieno i tre decidono di allungare il viaggio.
Gli ultimi saluti e si parte.
L’avventura è la fuori.

Pacific Northwest Trail

La prima nel suo genere

Nell’impresa c’è anche spazio per potersi ancora sorprendere, come quando alle pendici del Glacier National Park, i tre incontrano Jill Michalak, la prima donna mule packer. Il suo è un mestiere antico, nativo del vecchio West americano: uomini che a dorso di asini possono esplorare e raggiungere punti dove altrimenti non sarebbe possibile arrivare. Ancora oggi i mule packers lavorano in zone remote per portare rifornimenti dove i veicoli non arrivano.
Tra una risata e un racconto di vita, Jill lascia i ragazzi con una frase che risuona nella valle “…I’m living the dream, with the occasional nightmare.”

Punti lontani

Ogni giorno ha la stessa routine: alba, si mangia, si cammina, si mangia, si dorme. Cambiano gli scenari e le esperienze, ma c’è un qualcosa che lega ogni tappa di questo percorso: le stelle. Luminose, intangibili, ma che sembrano così vicine quasi da poterle toccare. Anche in situazioni di disagio come dormire in cima ad un monte dentro ad un sacco a pelo, c’è qualcosa di confortevole nell’entrare nel proprio bozzolo al caldo, sollevare lo sguardo e vedere che in effetti non siamo così soli.
Casa è lontana, ma guardiamo tutti lo stesso cielo.
In un viaggio dove si può fare solo affidamento su sé stessi, i propri compagni e ciò che l’ambiente offre, potersi lavare dopo una settimana di cammino in un corso d’acqua non è più un qualcosa di banale. Così come il vento che spinge i 3 compagni verso il confine tra i due Stati. Un’aria nuova e fresca che riesce ad allontanare le temibili zanzare, ma che diventa anche un fedele compagno nelle lunghe tappe.

Prima e dopo

Nei vari video pubblicati di questa esperienza gli hikers raccontano della loro vita “a casa”, di quello che li aspetta e quello che hanno lasciato. Andy parla del figlio e di come ha dovuto spiegargli ciò che andava a fare per tre mesi tra le montagne.
Perché vai papà?”
Per trovare la magia”.
Continua poi soffermandosi su come sia sbagliato, nella sua opinione, scandire la vita in un “prima” e “dopo” il viaggio, come se ci fosse una vita “vera” e quello che stanno affrontando sia solo un passatempo. Anche perché probabilmente la vita reale è la, in alto, lontano da distrazioni e cose futili, quando e dove gli occhi si riempiono di bellezza e aria.

C’è anche spazio per il ricordo

L’anno prima dell’inizio del viaggio la sezione dell’American West ha preso fuoco lasciando la zona piena di carcasse di alberi bruciati. La zona non è più verde, rimane il cimitero di quello che è stata una volta. Anche questo mette in prospettiva la posizione dei viaggiatori: siamo solo di passaggio. Quello che i tre affrontano infatti è molto più che una semplice esperienza sportiva, va più sotto pelle e tocca corde e sensazioni con cui non è sempre facile scendere a patti.

Pacific Northwest Trail

Montana Occidentale

Il momento è complesso: la strada non è segnata, le risorse d’acqua scarse e la polvere si alza ad ogni passo. Gli avventurieri possono solo fare ricorso alle cartine per raggiungere l’arrivo.    
Dopo due settimane la compagnia raggiunge Eureka, la prima città dopo che per settimane si sono visti solo boschi. Non c’è tempo da perdere: subito in lavanderia. La sensazione del cotone fresco che tocca la pelle è paradisiaca.
Finalmente c’è anche abbastanza segnale per poter telefonare a casa, gli occhi brillano e i cuori si allargano.
Un terzo del percorso del Pacific Northwest Trail non è ancora segnato, capita dunque di dover passare per diverse città. Nelle varie tappe gli hikers hanno la possibilità di poter fare rifornimento, bere una birra e chiamare a casa, ma è quando arrivano nello stato di Washington che l’avventura riprende un passo diverso.

Washington

Il termine “hiker trash”, per quanto possa risultare negativo, in realtà porta con sé un senso più alto: è il momento in cui l’hiker è davvero un tutt’uno con la natura. Oltre all’aspetto che potrebbe essere più “rovinato” del solito, l’avventuriero è qui totalmente inserito nel mondo che lo circonda. Per essere davvero un “hiker trash” i requisiti essenziali sono tre: un passo più lento, una maggiore apertura all’ignoto e una terribile fame.

If you lower your expectations, everything seems like magic

Non bisogna pensare però che sia sempre andato tutto liscio, anzi. La compagnia infatti ha dovuto affrontare una delle estati più calde di sempre con temperature che sfioravano i 37 gradi, sempre con uno zaino-casa sulla schiena. Tra piedi feriti, sporco e stanchezza, i tre però sentono davvero di poter sfiorare la meraviglia.

La felicità all’improvviso

Lo stupore cresce poi quando all’orizzonte si inizia a intravedere Olympic Peninsula, la fine del viaggio, finalmente l’arrivo al mare. Il caldo insopportabile lascia posto all’umidità e al fresco dell’Oceano.
I tre sono stanchi, sporchi e indeboliti, ma la felicità è palpabile.
L’arrivo è lento, ma inesorabile. Ad attenderli c’è il mare aperto, la libertà da tutto quello che si portavano dentro prima di iniziare questa esperienza.
Ciò che davvero rimane dell’esperienza dei tre avventurieri è la necessità del movimento, il bisogno di continuare a cercare e cercarsi in un mondo che rimane fermo intorno a noi, che aspetta solo di essere scoperto.

Rachele Colasante nata a Roma nel 1999, da sempre incuriosita dalle storie, studia Lettere a RomaTre cercando di scrivere la sua al meglio. Ancora non sa dove la condurrà il suo percorso, ma per ora si gode il paesaggio.

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