Herbert Kilpin, Garibaldi e il Milan

Herbert Kilpin unisce con un filo rosso Nottingham, Milano e Garibaldi. O meglio, il filo è rosso e nero. Venuto da Nottingham per convertire le genti al gioco più bello del mondo, Herbert Kilpin ha il fuoco dentro, lo stesso fuoco sacro dell'eroe dei due mondi che a Nottingham amano tutti. Ma non solo; Herbert Kilpin cerca il momento giusto. L'appuntamento con il destino è il 16 dicembre 1899. Nasce il Milan. La maglia è rossonera, la leggenda anche.
Herbert Kilpin

Rosso come il fuoco e nero come la paura. La paura che incuteremo agli avversari“. Quanto Herbert Kilpin fosse padrone della lingua non mi è dato sapere, ma che abbia pronunciato queste parole non c’è dubbio alcuno.
La storia del Milan, il club italiano più titolato oltreconfine, nasce in una sala di rara eleganza, il Jardin d’hiver, dell’Hotel du Nord e des Anglais ad un passo dalla stazione Centrale di Milano. 
Siamo all’ultimo respiro del secolo del nostro Risorgimento, due righe asciutte sulla Gazza raccontano di una riunione che fonda il Milan Football & Cricket Club.
Alfred Edwards è il primo presidente, Edward Berra il numero due e capitano del cricket, poi David Allison a capitanare i calciatori, Daniele Angeloni, Giannino Camperio, Antonio Dubini, Guido Valerio e, certamente non ultimo, Herbert Kilpin

Seguendo Garibaldi

Il rosso ed il nero sono geniale intuito di Herbert Kilpin, figlio del macellaio di Nottingham che per mangiare si occupa di tessuti, ma che per respirare deve, vuole, solo dare calci alla palla. A 13 anni crea un club amatoriale, a 15 è tra i fondatori del Forest della sua città. Poi attraversa la Manica e anche un bel pezzo di Europa; a 21 è a Torino dove, come socio e giocatore dell’Internazionale Torino, partecipa alle due prime edizioni del nostro campionato.
Oramai ventinovenne, immutata la passione, in un pomeriggio freddo di dicembre è al Jardin d’hiver per convincere – senza alcuna fatica – i presenti che il nuovo club milanese nasce per onorare lo sport, per vincere e che lo farà con addosso il rosso fuoco Garibaldi – sì, quello dei suoi primi due club del cuore – ed il nero altrettanto fiero e ardito.

È Herbert Kilpin a disegnare la prima divisa.

Camicia dei due colori a strisce verticali, colletto inamidato, croce rossa sfondo bianco sul petto per Milano, calzoncini bianchi e calzettoni neri con banda rossa ed immancabile cap sempre a strisce rossonere. È lui il primo a farsi immortalare, orgoglioso, nel completo da gioco: baffo d’epoca, braccio destro sul fianco, sguardo fisso in camera, fuoco e paura, avversari mezzo avvisati. 

Herbert Kilpin Milan

Allena, gioca indifferentemente terzino o mediano, è protagonista del primo titolo di campione nazionale che arriva nello spazio di due anni. È ancora decisivo nelle vittorie del biennio 1906 e ’07.  
Herbert Kilpin sa di calcio, riconosce il talento, ama le serate a scolare vino – scuro ovvio – e a condividere aneddoti con gli amici ipnotizzati da cotanto carisma. “Quella volta che organizzai un’amichevole fra la selezione italiana e quella svizzera, ed all’ultimo decisi di giocare con gli italiani, io inglesissimo. Peccato perdemmo ma non mi sono mai divertito tanto“.

La maglia e la storia 

Herbert Kilpin ha solo 46 anni quando arriva il triplice fischio per il suo malandato cuore rossonero, ma la maglia continua a sudare per lui. Negli anni del Milano, la divisa è bianca con il rosso e nero a strisce verticali al centro. Con il dopoguerra compaiono le strisce larghe, cinque in tutto e niente più stemma cittadino. La stagione 1957-’58 si ricorda per lo scollo a V ed i lacci. La maglia, prima utilizzata in casa per dovere di ospitalità, diventa da trasferta e ci si comincia a sbizzarrire con le variazioni più fantasiose: le strisce si allargano e si restringono, colletto bicolore (Wembley ’63!), bande orizzontali, verticali o diagonali alla sudamericana. 

La maglia di Kilpin viene riproposta, celebrata in due occasioni: nel 1961 con il colletto nero, nel 1978 con la V davanti. Il materiale non è più la lana, ma portare la maglia dell’AC Milan pesava allora e pesa ora.

Altre maglie

Nel 1981 arriva il primo sponsor, una marca di jeans. L’anno precedente, di purgatorio – vera condanna per chi chiede l’inferno – compaiono due altre innovazioni: i nomi sulle spalle dei giocatori ed un diavoletto stilizzato sulla destra del petto. Il portiere veste nero per decenni, sembra di rivedere Cudicini – il ragno nerissimo – allungare il suo 1.91cm a togliere tele dall’incrocio. Poi, tra i pali, il giallo attira palloni di Ricky Albertosi dell’anno della sospirata stella. 

È tutta bianca la maglia della prima storica Coppa Campioni, la prima dell’AC Milan, la prima di tutto il calcio italiano.
Wembley, il Paron, papa’ Maldini, Mazzola quello brasiliano.
Undici finali della massima competizione continentale: 7 vittorie da Londra ad Atene. Sei su otto in maglia bianca, solo una su tre in rossonero. 

Hernert Kilpin. Milan
(Herbert Kilpin, il simbolo)

Diciannove e oltre

La maglia del Gre-No-Li venuto dal freddo, di Schiaffino e Sani che ispirano Rivera, del golden boy che pesca come mai nessuno Pierino Prati, di Franco Baresi che sta dieci metri e venti anni avanti, degli olandesi e di Superpippo che gioca sul filo rincorrendo record. E di Sheva e mille altri, giù giù, fino ad Olivier Giroud che apre le danze dell’ultimo scudetto – il numero diciannove – cucito sulla maglia on fire degli allegri eredi di Kilpin.

Ora la seconda stella da appuntare sul petto è davvero ad un passo, al diavolo la scaramanzia. 

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

ARTICOLI CORRELATI

la punizione di Maradona

Maradona e la punizione del secolo

Il 3 novembre 1985, allo stadio San Paolo di Napoli, Diego Maradona segna uno dei gol più incredibili della storia del calcio. Una punizione impossibile che, sfidando tutte le leggi della fisica, si insacca nell’angolo in alto a sinistra della porta difesa da Tacconi e regala ai napoletani la vittoria contro la rivale di sempre, la Juventus.

Leggi tutto »
gerd müller

Gerd Müller. Der Bomber

Oggi Gerd Müller è passato avanti e si è ricongiunto per sempre alla memoria che aveva persa, o che forse non sapeva solo più raccontare. Noi però possiamo raccontare ancora di Gerd Müller. La memoria, in fondo, è proprio come il pallone: per portarla avanti è necessario passarla.

Leggi tutto »
Salernitana

Salernitana. Una storia che fa bene al calcio

Due volte in serie A e due volte retrocessa per un punto, alla sua terza volta la Salernitana proprio per un punto rimane in A. Un punto guadagnato sul campo, ma anche sugli spalti, con un tifo che anche nei momenti più difficili ha partecipato in maniera corale al destino della sua squadra e non l’ha mai abbandonata. Un punto di merito che può fare la differenza. Sicuramente il punto che fa della Salernitana una bella storia di calcio.

Leggi tutto »
BIBITARO

Gasperino er bibitaro

Stadio Olimpico. Curve anni settanta, nessuna copertura, ti bagni se piove, ti bruci col sole. Ma ci sono loro, Gasperino er bibitaro e Er Nocciolina. Tutta un’altra storia.

Leggi tutto »

Il mio Tredici da informatico

Il Totocalcio, ovvero il concorso a pronostico più popolare e più amato dagli italiani che, per decenni , si sono messi in fila davanti alle ricevitorie per tentare la fortuna giocando una schedina. Qualcuno, però, la fortuna ha provato ad aiutarla. Questa è la storia di chi ci è riuscito.

Leggi tutto »
Ezio Pascutti

Ezio Pascutti, il talento del goal

Attaccante di grande coraggio e dal carattere polemico, Ezio Pascutti non era bello da vedere, giocava sui nervi e questo lo portava a sbagliare reti già fatte. Ma aveva un talento straordinario per segnare quelle che sembravano impossibili. E ne segnerà veramente tante

Leggi tutto »
Achille Lauro

Achille Lauro. Estetica di un Comandante

1956. Stadio del Vomero. Alla prima di campionato il Napoli incontra l’Atalanta. Achille Lauro, ‘O Comandante, è lì. In prima fila, anzi, oltre la prima fila. È in campo. La fotografia ci restituisce una storia, ma soprattutto ci restituisce il ritratto di un mondo scomparso

Leggi tutto »
Vujadin Boškov

Vujadin Boškov, oltre gli aforismi

Al di là delle citazioni che ne ricordano il tratto ironico e comunicativo, la storia della carriera dell’allenatore Vujadin Boškov racconta tanto della sua cultura del lavoro e dei successi ottenuti.
I successi non solo di un tecnico di valore, ma di una persona perbene.

Leggi tutto »
Fanny e Virgilio

Roma 1934. Il mio comportamento non sarebbe cambiato

Lite all’insegna del “Lei non sa chi sono io” (con il “voi” però, dati i tempi), prima di un derby romano. Protagonisti Virgilio, centurione della milizia, e Giovanni Marinelli, segretario amministrativo PNF. Intervento di Mussolini per chiudere, faticosamente, la questione. Virgilio era mio nonno, ex legionario fiumano, marcia su Roma, giornalista, poi comandante btg nella rsi

Leggi tutto »
Enrico Ameri

Scusa Ameri…scusa Ameri…

Enrico Ameri passa dall’altra parte del campo il 7 aprile 2004. Ricordarlo oggi significa tornare al mistero del calcio raccontato senza urla, ma con garbo e stile. E oggi “…scusa Ameri…” non è più solo un ritmo, ma un’ammissione di colpa per quello che siamo riusciti o non riusciti a fare dopo.

Leggi tutto »



La nostra newsletter
Chiudi