Rosanna Bonelli. La ragazza del Palio

Rosanna Bonelli, la ragazza del Palio. Un destino che si incrocia, la premonizione nel libro scritto anni prima dal padre, il cinema e poi il sogno che si realizza all'Assunta del '57.
Simona Bonelli

Faccio fatica a pensare che un film del 1957 sia un vecchio film, ma è così.
Vedo La ragazza del Palio, pellicola mezzanella con piazze, vicoli, torri e panorami mozzafiato tra Siena, San Gimignano e il Circeo, rafforzati dal technicolor ad uso e consumo del turista d’oltreoceano che poi vorrei capire chi l’ha visto laggiù. Lei espressiva come la sposina in bianco sulla torta nuziale, lui (immenso, per definizione) Gassman maldestramente doppiato chissà perché.
Il nobile con i buffi ci sta, l’ingenua che abbocca già meno, poi che da improbabile campionessa di rodeo va improbabilmente a vincere il Palio con la Chiocciola è roba che sfiora i confini della realtà (onorando una finzione, stavolta tv, di fine anni ’50), ma almeno c’è il garbo di una volta, quello senza pretese, morale e correttezza politica imposta.
Rai2, sabato mattina qualunque di fine luglio, con fuori già afa e foschia sfiorando i trenta, l’involontario regalo del malinconico palinsesto mi ha portato alla storia di Rosanna Bonelli.
Lei il Palio di Siena l’ha corso per davvero, a ventitré anni. Con merito e curiosamente per merito del film di Luigi Zampa.

La ragazza del Palio

Tutto vero e comunque una favola

Babbo Luigi, talento a tutto tondo, scrive un’operetta, Rompicollo, che racconta proprio di una donna che corre il Palio al posto di un fantino stordito con il vino da una contrada nemica.
Rosanna è una bimba che dire vispa è eufemismo, gioca con il cavallo di legno in giardino, poi passa dalla scuola di equitazione agli ippodromi.
È bravina e con un sogno nel cassetto che non lascia mai, al Nord negli anni bui della guerra fratricida e poi di nuovo nella sua Siena: due canapi, dieci cavalli, una piazza a forma di conchiglia tutto per un drappellone dipinto, bello da impazzire.

Il destino che sorride

Passaparola e coincidenze astrali la portano a piazza del Campo il giorno di uno dei numerosi ciak del regista.
Servono sei fantini, cinque si presentano.
Rosanna Bonelli afferra l’attimo, indossa il giubbino, nasconde i lunghi capelli nello zucchino, corre spigliata.
Tempo 24 ore e la produzione bussa a casa sua. Rosanna teme che ce l’abbiano con lei dopo che il cappellino le era caduto svelando l’imbroglio. Niente di tutto ciò. La controfigura della protagonista, la bambola Diana Dors, si è fatta male cadendo da cavallo e serve un rimpiazzo all’altezza. Fortuna senza faccia, ma non per Rosanna che crede nel destino: Diana è il nome di Rompicollo dell’operetta del su’ babbo.

Rosanna Bonelli

La Diavola

Rosanna Bonelli si guadagna così un altro soprannome, la Diavola.
Maleno Malenotti è il produttore, la sua intuizione è quella di mezzo cast, delle maestranze e degli spettatori di un giorno.
Non sarebbe meraviglioso vedere Rosanna Bonelli correre il Palio per davvero, spot promozionale per il film e rivoluzionario per la corsa? Nessuna donna ha mai fatto i tre giri di piazza più folli del mondo, a parte la Virginia Tacci nell’agosto 1581 che corre per il Drago un Palio “alla lunga”, però non riconosciuto tra le edizioni ufficiali.
Tra la pazza idea e la mossa – d’intralcio -, c’è quel burbero di zio Umberto, capitano della Selva, che non vede di buon occhio la novità e forse teme per l’incolumità della nipotina.
Di contrada in contrada, sedici su diciassette, impone il suo veto smorzando le ambizioni di Rosanna e del suo inaspettato sponsor.
Solo il capitano dell’Aquila è irrintracciabile e Maleno rompe l’indugio, raggiunge Castiglioncello dove Mario Masoni si è preso un giorno di mare e gli strappa – bei soldi sopra – l’OK.

Rosanna Bonelli

L’Assunta del ’57

Al Palio dell’Assunta 1957 Rosanna Bonelli c’è, giubbino giallo oro con liste nere e turchine e tutti gli occhi della piazza addosso, equamente divisi tra ammirati e scettici. Quando la contrada di rincorsa raggiunge il verrocchino, dando vita alla mossa, resta impantanata nelle retrovie.
Bella la rimonta, ai danni di Nicchio e Torre, vanificata alla seconda curva di San Martino da una caduta provocata dalla Lupa.
È l’anima del Palio, questa. Così da sempre e così per sempre.

Finisce qui quello che sembrava l’inizio di una nuova era

Ed invece non s’è più vista un fantino donna alla carriera per il Cencio.
Non si spiega viene da dire e Rosanna per prima non se ne fa una ragione, ma tocca lasciare ai senesi decidere se ed ancora quando.
Le parole da fuori le mura, per loro, sono solo rumore.

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, collaboratore de Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male.

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