lunedì, 23 Maggio 2022

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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Direttore editoriale: Marco Panella

Il canottaggio come destino

Il canottaggio come destino
Giorgia Pelacchi
Per Giorgia Pelacchi il canottaggio è un genius loci, un destino di famiglia e, soprattutto, il sogno di un futuro a cinque cerchi.

Mi presento: sono Giorgia Pelacchi, nata ad Abbadia Lariana, in provincia di Lecco, il 6 aprile 1998.
Pratico canottaggio da più di 10 anni e ho sempre pensato che l’incontro con il canottaggio non fosse casuale ma merito del destino. Vengo da una famiglia di canottieri: mio zio e mio cugino sono stati vogatori e campioni del mondo. Infatti, Mandello del Lario, paese limitrofo al mio e paese di nascita dei miei parenti, ospita la storica canottieri Moto Guzzi che, nel corso degli anni, ha sfornato campioni di qualsiasi genere: italiano, mondiale e olimpico.

Uno stile di vita

Da noi questo sport è una tradizione. Tanti i ragazzi e le ragazze che sono passati tra le mura della canottieri Moto Guzzi, però pochi riescono a resistere perché è uno sport molto faticoso che richiede, fin da giovani, una dedizione al 100%.
Io sono una delle poche ragazze delle mie zone che ha resistito e ha fatto diventare questo sport il suo sogno, il lavoro e la sua vita.
Per chi non lo sapesse il canottaggio non è solo uno sport, ma uno stile di vita, o lo si ama o lo si odia, non c’è una via di mezzo ed io sono riuscita ad accoglierlo a braccia aperte.
Ovviamente non è sempre stato tutto semplice, anzi è stato un percorso pieno di ostacoli e difficoltà.

Estate 2010

Il mio primo incontro con il canottaggio avvenne durante l’estate del 2010.
Praticavo pallavolo, volevo cambiare sport e decisi di provare un corso estivo di canottaggio.

La cosa divertente è che all’inizio lo confondevo con la canoa, pensavo subito ad Antonio Rossi, e la cosa mi fa un ridere perché oggi mi infastidisco ogni volta che le persone confondono questi sport e mi chiedono se è bello uscire in canoa invece che in barca.
Ovviamente non dico mai che ero una di loro, altrimenti perderei il diritto di arrabbiarmi.

Un altro aspetto simpatico è che, dopo la pallavolo, cercavo uno sport divertente e non troppo faticoso, giusto per tenermi in forma e godermi i miei anni da dodicenne. Ingenuamente avevo pensato che nel canottaggio, essendo seduti, non si facesse fatica. Non avrei potuto avere un preconcetto più sbagliato: mi ero illusa, anzi non avevo proprio capito: avevo scelto uno degli sport più stancanti che ci siano. In pratica ero partita convinta di fare canoa con tranquillità e mi son ritrovata a fare canottaggio con le sue infinite fatiche.
Nonostante la grande incomprensione qualcosa mi aveva portato a incontrarlo e ancora oggi lo pratico con la speranza di avere davanti una lunga carriera.
Ora, infatti, sono una professionista.

giorgia pelacchiFiamme Rosse

Nell’arco degli anni per migliorare e poter entrare nella Nazionale sono passata dalla canottieri Moto Guzzi alla canottieri Lario.
Quest’ultima è stata il mio trampolino di lancio verso l’alto livello e la Nazionale. Grazie ai risultati ottenuti, sono riuscita ad entrare, tramite concorso pubblico, nella bella famiglia del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nel GS VV.F Fiamme Rosse.
Da qui è iniziata la mia carriera da professionista e lo sport, che tanto amo, sono riuscita a trasformarlo in un lavoro. Il massimo che si possa chiedere all’attività che si è scelta e che si ama. È persino difficile vederlo come un lavoro quando lo pratichi con la stessa passione ed entusiasmo di quando avevi 12 anni, cambia solo il fatto che ora ti dedichi esclusivamente a quello e che puoi viverci.

Sarasota 2018: oro da record

Ho avuto parecchie sconfitte, ma anche tante vittorie e soddisfazioni: diversi titoli italiani, medaglie ai mondiali, agli europei juniores, tante partecipazioni a gare internazionali con la squadra seniores.
Ad oggi le mie più grandi soddisfazioni le ho ottenute nella categoria under 23 che ho salutato tristemente l’anno scorso, purtroppo “si invecchia”. In questa categoria sono riuscita a conquistare il titolo di campionessa mondiale a Sarasota nel 2018 con la specialità del quattro con, centrando anche il record mondiale.
Stare sul gradino più alto del podio è una sensazione unica, è molto difficile trovare le parole giuste per spiegarla, la si può capire solo se la si prova: che orgoglio l’inno nazionale, la bandiera che si innalza, il mondo che ascolta il tuo inno. 

Tokyo 2020: io non c’ero

Tra le molte gioie arrivano anche i momenti brutti.
Uno dei peggiori è capitato proprio nel periodo delle vittorie più belle.  
La brutta notizia è arrivata subito dopo la vittoria del mondiale under 23: la mancata convocazione al campionato mondiale di qualifica per Tokyo 2020.
È stata una doccia fredda che poche volte ho provato nella mia carriera: mi ricordo di aver pianto come una bambina subito dopo la telefonata, ma dovevo far finta di nulla perché nella stessa sera i miei genitori avevano organizzato una festa a sorpresa per il mondiale appena vinto con tutta la mia famiglia e i miei amici.
Ripensandoci ora mi viene anche un po’ da ridere, tante volte il tempismo nella vita è pazzesco, non potevano azzeccare momento migliore o peggiore, dipende dai punti di vista.

Patrasso 2019

I giorni successivi sono stata un po’ triste, mi sentivo vuota e senza obiettivi precisi a cui puntare, ma proprio quando tutto sembrava nero ecco che arriva un raggio di sole a rischiarare le tenebre: ero stata selezionata per partecipare ai Mediterranean Beach Games che si svolgevano a Patrasso in Grecia.
La gara consisteva in una specialità chiamata Rowing Beach Sprint, una versione differente del canottaggio che si svolge esclusivamente sul mare, dove non vengono utilizzate le imbarcazioni standard e cambia anche la distanza (da 2000 m dritti si passa a 500 m con slalom più una parte di corsa sulla spiaggia).
Ero stata selezionata per fare il quattro con timoniere e alla fine è arrivata una bella vittoria.

A conti fatti posso dire che è stata una delle trasferte più belle e spensierate che io abbia mai fatto. Tanto divertimento, le gare in spiaggia sotto il sole, un’atmosfera completamente diversa caratterizzata da meno stress, meno ansia pre-gara, tanta leggerezza. 

Andare avanti. Sempre

Fino ad ora non ho mai avuto infortuni dovuti allo sport, non mi sono mai dovuta fermare per dolori fisici.
L’unico grande infortunio che io abbia mai avuto è capitato a causa di un’incidente stradale in moto: sono caduta e mi sono rotta spalla sinistra e tre dita del piede sinistro Fortunatamente ero giovane, non ero nel pieno della mia carriera, ma ho dovuto saltare la Coupe de la Jeunesse e, devo ammettere, che mi è bastato per capire la difficoltà che comporta il farsi male. Mi ricordo che all’inizio è stata dura, avevo perso completamente la forma e anche l’allenamento più facile sembrava un’impresa impossibile. Ho però, imparato che se si ha pazienza e consapevolezza del proprio stato fisico, con il tempo si ritorna in forma e più forti di prima.
Credo che tutti condividano il fatto che l’importante è stare tranquilli e affrontare ogni cosa con calma, che innervosirsi e deprimersi non serve a nulla e che quello che bisogna fare è trasformare la rabbia in forza e motivazione per andare ancora più forte di prima.

 Il prossimo sogno

Come per ogni atleta, il mio sogno più grande sono i Giochi Olimpici.
Purtroppo ai giochi di Tokyo 2020 non sono riuscita a partecipare e mi è dispiaciuto parecchio, ma non ho alcun rimpianto per quanto riguarda il mio percorso: in questi anni sono cresciuta molto e il canottaggio mi ha dato tanto.

Non ho alcuna intenzione di darmi per vinta, passata la tristezza si ricomincia a lavorare in previsione di Parigi 2024. Sono giovane e con tanta voglia di fare e migliorare e farò tutto quello in mio potere per riuscire a raggiugere questo obiettivo.
Ci sarà tanto da lavorare e sarà dura, ma questo non mi ha mai spaventata.

Mi hanno insegnato che non si molla mai e se Tokyo non era il mio momento, farò in modo che potrà esserlo Parigi 2024. Tutti gli atleti continuano ad allenarsi con la speranza e l’obiettivo di vincere, ma bisogna avere anche la consapevolezza che si può perdere, fa parte del gioco. È facile andare avanti dopo una vittoria esattamente come è difficile farlo dopo una sconfitta: bisogna avere la forza di rialzarsi e andare avanti.

Ho perso il conto delle volte che in allenamento, per la fatica o perché andavo male, avrei voluto mollare tutto.
Rinunciare è la cosa più facile al mondo, ma per fortuna ogni volta che questa idea di abbandono si affaccia prepotente, arriva una vocina nella testa che spinge ad andare avanti, a non mollare, a superare i limiti personali. Quando durante un allenamento, spero il più tardi possibile, non sentirò più questa voce, saprò che è arrivato il momento di appendere i remi al chiodo e, a quel punto, sarò pronta a vivere altre nuove avventure.  

So però per certo che il canottaggio continuerà sempre a fare parte della mia vita. In qualunque modo, in qualunque forma, è ormai parte di me.

 

Giorgia Pelacchi 23 anni, nata a Lecco, pratico canottaggio da 10 anni e faccio parte della squadra delle Fiamme Rosse il gruppo sportivo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Pratico sport, studio Scienze Politiche e, come ogni sportivo, sono i cinque cerchi olimpici.

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