Holly e Benji. Due fuoriclasse

Il cartone animato sul calcio che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 ha conquistato milioni di giovani telespettatori, tra i quali parecchi calciatori professionisti, presenta alcune interessanti curiosità. Scopriamole insieme in questo articolo.
Holly e Benji

Se è vero che il calcio fa il suo prepotente ingresso nel mondo dell’animazione giapponese a inizio anni ’70 con Arrivano i Superboys del maestro Ikki Kajiwara, non va dimenticato che il pallone appare successivamente sempre più spesso anche in serie animate di tema non sportivo, proprio per sfruttare commercialmente la popolarità del gioco nei paesi del mercato estero, Europa e America Latina in primis. Per esempio, Ryoma Nagare, l’abile pilota di Getter Dragon nella serie ideata nel 1974 dal grande mangaka Go Nagai  ゲッターロボ, Gettā Robo, conosciuta in Italia come Getter Robot, è un calciatore della squadra del locale liceo.
Tuttavia, l’affascinante sport di Pelé e di Diego Maradona riceve la sua definitiva consacrazione a metà degli anni ’80 con una serie che ha fatto epoca. Infatti, nel luglio 1986 in Italia sbarca sulle reti Mediaset (all’epoca ancora Fininvest) l’anime キャプテン翼, Kyaputen Tsubasa, meglio conosciuto da noi come Holly & Benji – Due fuoriclasse, tratto dal manga originale di Yōichi Takahashi Captain Tsubasa.

L’epopea di Holly

Realizzata nel triennio 1983-’86, la serie racconta in ben 128 episodi le avventure di Tsubasa Oozora (ribattezzato Oliver Hutton in Italia, “Holly” per gli amici) il quale, appena trasferitosi in una nuova città con la madre (il padre è capitano di una nave ed è quasi sempre lontano da casa), si imbatte in una sfida tra vari club sportivi della scuola Nankatsu e il portiere della scuola Shutetsu per decidere l’utilizzo di un campo d’allenamento. Genzo Wakabayashi (Benji Price per noi), il portiere, è tanto abile da parare persino i tiri dei giocatori di rugby e baseball, facendo crescere in Tsubasa/Holly il desiderio di affrontarlo e sconfiggerlo, impresa in cui riuscirà grazie all’aiuto di un misterioso ubriacone materializzatosi dal nulla, che si svelerà essere Roberto Hongo (Sedinho nell’adattamento italiano), centravanti della nazionale brasiliana che ha lasciato il calcio giocato per un problema agli occhi e invitato proprio dal padre di Holly in Giappone per curarsi.
Alla fine Holly, formidabile attaccante, e Benji confluiranno nella New Team, squadra che potrà contare anche sul forte centrocampista Tom Becker e tutti insieme vinceranno il torneo nazionale contro la Muppet di Mark Lenders. La serie si conclude con la vittoria della selezione giapponese ai mondiali giovanili contro la Germania.

Holly

Un successo strepitoso

L’anime ha registrato in Italia un successo superiore a quello ottenuto nel Paese del Sol Levante, probabilmente a causa dell’amore italico per il gioco del pallone. L’elemento di novità è che i protagonisti vengono seguiti fin da bambini. Holly è generoso, altruista, sempre positivo e sorridente, cioè l’esatto contrario dei protagonisti delle serie precedenti sul calcio.

I campi oltre la linea dell’orizzonte

Oltre che per tiri dalla potenza improbabile e gesti atletici francamente incredibili, la serie è ricordata soprattutto per i campi di calcio che sembrano allungarsi addirittura oltre la linea dell’orizzonte, prolungando la durata delle partite anche a tre o quattro episodi ogni volta. In realtà, l’espediente aveva un obiettivo narrativo. Per la necessità di rallentare il ritmo della narrazione con l’inserimento di numerosi flashbacks e di inquadrare solo alcuni giocatori per volta durante le partite, la produzione decise di rendere graficamente i campi di gioco come se fossero colline lunghe diversi chilometri, in modo da nascondere oltre l’orizzonte le parti di campo e i giocatori superflui. In tutti i casi, la voglia matta di Holly/Tsubasa di diventare un calciatore professionista è rimasta nel cuore di tanti appassionati e anche alcuni giocatori professionisti hanno dichiarato di aver amato il cartone da ragazzi.

I giochi di prestigio dell’adattamento italiano

In Italia, per esplicita richiesta di Reteitalia alla società di doppiaggio, la CAR Film, i nomi dei giovani calciatori giapponesi e delle rispettive squadre di calcio furono anglicizzati per motivi di semplificazione culturale. Va inoltre ricordato che l’unico protagonista della serie è Tsubasa/Oliver Hatton. Tuttavia, i curatori dell’edizione italiana, basandosi esclusivamente sull’ordito delle prime puntate, promossero il portiere Benji/Wakabayashi a coprotagonista, alterando sostanzialmente l’idea del manga originale di Yōichi Takahashi.
L’adattamento italiano fu successivamente ripreso, con minimi cambiamenti, nell’edizione francese e in quella spagnola, anche perché trasmesse dalle filiali estere di Fininvest, rispettivamente La Cinq e Telecinco. Si noti che la musica della sigla delle versioni spagnola e francese di Holly e Benji è la stessa della sigla italiana di Lupin III.

Holly e Benji

I temi

La serie anime di Holly e Benji segna una rottura definitiva con il modo di raccontare lo sport nell’animazione giapponese. Il protagonista non è un orfano, tanto per cominciare, e non vive in un sobborgo povero di Tokyo. Non ci sono allenamenti estenuanti tra sudore e fango e, eccettuata la figura di Holly, si tratta di una narrazione corale, con molti (forse troppi) personaggi. A parte Mark Lenders, il vero antagonista di Holly, nessun giovane calciatore è animato da sentimenti di rivalsa nei confronti della società: c’è solo la legittima voglia di emergere nel calcio come anelito personale. Inoltre, come detto, Holly viene seguito fin da bambino, viene accompagnato nel suo percorso di crescita come essere umano e come calciatore, fino a vederlo come stella del calcio asiatico che esordisce nella prima squadra del Barcellona (Catalogna nella versione italiana) dopo una stagione al San Paolo, in Brasile.
Una narrazione un po’ ingenua, se vogliamo, piena di sorrisi rassicuranti e di buoni sentimenti, dove il calcio diventa semplicemente il collante per raccontare l’intrecciarsi delle storie dei vari personaggi, con numerosi flashbacks che contribuiscono alla caratterizzazione psicologica dei piccoli campioni.
Una serie dichiaratamente meno adulta delle precedenti dedicate allo sport, ma che non ha mancato di conquistare milioni di fans nel mondo intero, anche grazie a diversi lungometraggi e OAV che ne hanno rinnovato l’appeal nel corso del tempo.

 

Davide Zingone Napoletano classe ‘73, vive a Roma dove dirige l’agenzia letteraria Babylon Café. Laureato con lode in Lingue e Letterature Straniere e in Scienze Turistiche, parla correntemente sei lingue. È autore della raccolta di racconti umoristici "Storie di ordinaria Kazzimma", Echos Edizioni, 2021; del saggio “Si ‘sta voce…”, Storie, curiosità e aneddoti sulle più famose canzoni classiche napoletane da Michelemmà a Malafemmena, Tabula Fati, 2022; e di “Tre saggi sull’Esperanto”, Echos Edizioni, 2022.

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