Marco Bruschini. Nel mondo da romanista

Una conversazione giallorossa con Marco Bruschini, oggi direttore dell'Agenzia per il Turismo delle Marche e una carriera che lo ha portato a promuovere l'immagine di Roma nel mondo da Romanista o meglio, da Cavaliere della Roma.
Marco Bruschini

Marco Bruschini, una carriera nella Pubblica Amministrazione con ruoli dirigenziali nell’ambito del turismo e della promozione internazionale. Amministratore Delegato dell’Agenzia per il Turismo di Roma, dirigente dell’Istituto per il Commercio Estero con responsabilità di sedi primarie come Madrid, Parigi e Mosca, direttore di ACI Turismo, oggi è amministratore delegato dell’Agenzia per il Turismo delle Marche. Soprattutto, però, Marco Bruschini è romanista da sempre e Cavaliere della Roma dal 2003.

“Tutto è iniziato con mia madre”

La mia conversazione romanista con Marco Bruschini inizia con un incipit che non mi aspettavo e la cosa, ovviamente, m’incuriosisce.
“Sappiamo tutti che in famiglia, per dirla con un termine attuale, il vero influencer è la mamma” continua Bruschini “A me, con padre tiepidamente tifoso del Torino, più che altro perché legato ancora all’immagine del Grande Torino, è toccata la fortuna di avere una madre non solo romanista e basta, ma accesa romanista. Mai sottovalutare una donna tifosa, sono capaci di tutto, anche di prendere il bambino e portarlo allo stadio, proprio come è capitato a me. È stata mia madre, infatti, a portarmi le prime volte all’Olimpico e a farmi scoprire il pathos dello stadio. E voi capite bene che se all’amore di mamma aggiungi il grande cuore giallorosso, non c’è partita per nessun altro.”

E come raccontavi questa cosa ai tuoi amichetti? Non gli sembrava strano?

Chiedo io curioso di sapere come andava a finire il giorno dopo, il famoso lunedì, quello dei racconti in classe.
Marco mi guarda e gli brillano gli occhi “Assolutamente no, anzi, questa cosa mi faceva essere molto popolare. Devi sapere che mia madre, intraprendente su tutto, era anche nel consiglio di classe e d’istituto. Elementari e medie le ho passate in una scuola storica, il Mastai, istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, nel cuore di Trastevere. I miei racconti di stadio del lunedì erano un’apoteosi al punto che spesso si univa anche qualche frere, incuriosito e divertito anche lui dalla versione bambino con madre allo stadio. In ogni caso, sia che si vinceva o che si perdeva, per me era sempre un successo. Almeno il giorno dopo.”
Capito come nasce la passione romanista di Bruschini, veniamo alla fase adulta.

Come ci si sente a girare il mondo per promuovere Roma e di farlo da tifoso dell’AS Roma?

Anche qui, altro giro, altra corsa e di nuovo un sorriso che gli allarga il viso.
“È bellissimo! Intanto devi pensare che in giro per il mondo se parli di Roma e di calcio, l’assonanza è unica e inequivocabile: la squadra della città è la Roma. Gli altri se ne facciano una ragione. I colori sono gli stessi, i simboli sono gli stessi. Pensa che noi, nel 1996, abbiamo portato in Spagna e in Argentina due copie perfette della Lupa del Campidoglio. L’immedesimazione tra la Lupa capitolina e quella giallorossa è naturale per tutti. Peraltro, ti dico, copie talmente perfette che quella che doveva partire per la Spagna destinata a Merida, fu fermata a Fiumicino perché i finanzieri temevano fosse un originale. Dovemmo far intervenire la Soprintendenza comunale per tranquillizzarli. Morale della favola, all’estero così come esiste una sola Roma, esiste una sola squadra della citta: l’AS Roma. E poi ti devo anche confessare che vedere la partite della Roma in un bar di Dubai piuttosto che di Kiev, come mi è al tempo capitato, è un’emozione vera. E ricordo con emozione anche quella volta che a New York, mentre ero nel negozio Brioni, incontrai Joe Pesci e gli misi al collo una sciarpetta della Roma.”

Per amore si fanno tante cose. A volte si rinuncia anche a qualcosa. Hai mai rinunciato a qualcosa per la Roma?

“La Roma non è mai una rinuncia, è un grande amore e come tutti i grandi amori ha bisogno delle sue attenzioni. Io tutto quello che ho fatto per seguire la Roma non l’ho mai vissuto come una rinuncia. Però ti posso raccontare di quando fui nominato Cavaliere della Roma, nel 2003. Al tempo ero amministratore delegato dell’Agenzia per il Turismo di Roma e il presidente era Paolo Bulgari. Ricordo che eravamo a Basilea per una fiera e il sabato ci sarebbe stata una serata di gala con ospiti importanti da tutto il mondo. Il sabato però, la mattina di quel sabato, io avevo un appuntamento non negoziabile: l’investitura da Cavaliere, in Campidoglio, nella sala della Protomoteca. Rinunciai alla serata di gala, mi alzai alle quattro del mattino e alle undici puntuale salivo la scalinata che porta verso la Protomoteca. Unico neo, sbagliai vestito, mi presentai con un gessato bianco e azzurro! Per fortuna la sciarpa da Cavaliere rimise le cose a posto!”

Una soddisfazione o un orgoglio essere Cavaliere della Roma?

“Guarda, mi sembra impossibile fare la differenza. Soddisfazione assoluta perché è stato il coronamento di una passione che mi porto dentro da sempre. Orgoglio assoluto perché essere Cavaliere della Roma significa essere testimone di un tifo sano e bello. Ti racconto un altro aneddoto utile per comprendere che soddisfazione e orgoglio, in questo caso, sono veramente sulla stessa lunghezza d’onda. Quattro o cinque anni fa, in occasione di una serata a Villa Miani, mi presentano un ospite importante, amministratore delegato di una grande azienda. In comune abbiamo un fratello, nel senso che il fratello è il suo, ma dato che fa l’ambasciatore ne sono diventato amico nei miei soggiorni all’estero. Iniziamo a parlare del più e del meno fino a quando, dopo un po’, lui mi chiede di che squadra sono. Ostento la mia fede giallorossa e carico ancora di più raccontandogli che sono Cavaliere della Roma. Non l’avessi mai fatto! Giallorosso fino al midollo anche lui, mi ha confessato che io avevo realizzato il suo sogno, essere Cavaliere della Roma! Ma non bastava. Mi dice ‘aspetta un attimo, ti passo un amico’. Allora prende il telefono, fa il numero, confabula un po’ a bassa voce allontanandosi di qualche passo, poi torna e me lo porge. ‘Prendi, anche il mio amico ti vuole salutare’. Prendo il telefono, mi presento e dall’altra parte la voce si presenta anche lei. ‘Buonasera, sono Mario Draghi’. Non ancora Presidente del Consiglio, ma pur sempre Presidente della BCE e anche lui cuore giallorosso.”

Aneddoti di vita romanista quelli raccontati da Marco Bruschini.
Aneddoti di Cavalieri della Roma che, ovunque siano – in città, in Italia o nel mondo – sono testimoni, protagonisti ed esempio di passione giallorossa senza mezze misure.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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