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Robottoni giapponesi. La storia sportiva

Fenomeno culturale a tutto tondo, tra gli anni '70 e '80 i cartoni animati giapponesi hanno segnato l'immaginario di più di una generazione. Nel plot narrativo di grandi astrazioni, i robottoni metallici si muovono con disinvoltura tra fantascienza, avventura, buoni sentimenti e critica sociale. Non solo, però. Lo sport, nelle storie dei nostri robottoni, non manca mai
robottoni grand prix

Tra le centinaia di titoli di cartoni animati giapponesi che invasero il mercato europeo, e l’Italia in primis, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, una parte davvero significativa è quella a tema sportivo. Serie storiche e amate ancora oggi, soprattutto dai ragazzini over 50, come L’uomo Tigre, Jenny la tennista, Rocky Joe, Arrivano i Superboys, Holly & Benji, Mila & Shiro, solo per citarne qualcuna, hanno esplorato diverse discipline sportive (calcio, pugilato, tennis, lotta, pallavolo, etc.) raccontando storie di crescita personale, determinazione e spirito di squadra, ottenendo il doppio risultato di intrattenere e contemporaneamente di ispirare i giovani spettatori a perseguire i propri sogni con determinazione e perseveranza.

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Lo sport nelle serie robotiche

Ma, quasi a voler rimarcare l’importanza del fenomeno sportivo nel tessuto sociale, e non solo a livello individuale, lo sport diventa un riferimento importante anche dove non ce lo aspetteremmo, cioè nelle serie dedicate ai robot giganti. Nonostante le avvincenti trame di queste opere si svolgano in un futuro indefinito, oppure nello spazio, o ancora in contesti fantascientifici e tecnologicamente avanzati, vari sport appaiono all’interno degli anime, perché praticati con passione dagli eroi protagonisti.
Ma, in alcuni casi, le discipline sportive riescono addirittura a ispirare il character design dei mecha, cioè l’aspetto e le armi dei “robottoni”, in un connubio tra tecnologia e sport che risulta spettacolare e curioso al contempo.

Jeeg robot d’acciaio…

Per esempio, in Kōtetsu Jiigu, prodotto dalla Toei Animation nel 1975 da un’idea del prolifico e geniale Go Nagai, e approdato sulle televisioni italiane nel 1979 come Jeeg Robot d’acciaio, il protagonista Hiroshi Shiba, cyborg in grado di trasformarsi nella testa dell’iconico robot magnetico grazie al potere della Campana di Bronzo, è un abile pilota automobilistico. La prima puntata, infatti, inizia proprio con Hiroshi impegnato in una drammatica gara. Il fantasioso doppiaggio italiano, che si arrogò più di qualche licenza, parla di Gran Premio del Giappone di Formula 1. In realtà, si tratta molto più prosaicamente di un Gran Prix dedicato agli esordienti giapponesi. Ma tant’è. Hiroshi vincerà la corsa nonostante un incidente che sarebbe stato fatale per un essere umano normale, e in seguito parteciperà ad altre corse automobilistiche, ma non riuscirà a terminarne neanche una, perché puntualmente costretto a trasformarsi in Jeeg per controbattere gli attacchi dei cattivi, i mostri di roccia dell’Impero Yamatai.

Jeeg robot

… e il suo sequel

Nel 2007, Go Nagai realizza il sequel Kōtetsushin Jīgu, trasmesso in Italia da K2 nel 2016 con il titolo Shin Jeeg. Più che di un vero e proprio sequel, si tratta di una storia divergente, in un universo narrativo parallelo, che avviene ben 50 anni dopo i fatti della prima serie. In questo caso, il protagonista, nonché pilota del nuovo Jeeg, è Kenji Kusanagi, studente diciassettenne, esperto di numerose arti marziali asiatiche e campione di motociclismo nella categoria HMB (Hyper Motorbike). Ovviamente, corre per la scuderia Shiba.

Getter Robot

Del 1974 è Gettā Robo, innovativa serie robotica giunta in Italia nell’80 come Getta Robot o Space Robot, che prevede non uno ma ben tre piloti che possono combinare i loro avveniristici jet configurando altrettanti robot. Il primo pilota, Ryoma Nagare, pratica il calcio agonistico con la squadra del suo liceo. Musashi Tomoe, il terzo pilota, è invece il capitano del locale club di judo. Basso di statura e tarchiatello, alla fine Musashi sacrificherà la propria vita per permettere alla squadra Getter di avere la meglio sull’armata dell’impero dei dinosauri. Nel sequel prodotto l’anno successivo con il titolo di Getter Robot G, sarà sostituito da Benkei Kuruma, che va sempre in battaglia con la divisa da ricevitore di baseball.

Gaiking e Gakeen

A proposito di baseball, Sanshiro Tsuwabaki, protagonista di Daikū Maryū Gaikingcioè Drago Demone Spaziale Gaiking, serie robotica del 1976 approdata in Italia nel 1979 come Gaiking, è un eccellente giocatore di baseball dotato di un lancio magico. Durante la partita che l’avrebbe fatto entrare nel mondo professionistico subisce un attacco da parte delle Armate dell’Orrore Nero, che gli procurano una grave lesione al polso mettendo così termine alla sua carriera. Si vendicherà alla guida del potente robot da combattimento, il Gaiking, appunto. Sempre del 1976, ma trasmessa da noi nel 1980, è Magune Robo GaKīn, cioè Magnetico robot Gakeen. Il protagonista maschile (in questo anime l’elemento maschile e femminile si fondono per poter pilotare il gigantesco robot) è Takeru Houjou, esperto di karate e in eterno conflitto col padre Toho, a sua volta campione di arti marziali.  

Tōshi Gordian

Gordian

Tōshi Gordian, cioè Gordian, il guerriero, viene prodotto nel 1979. Si tratta di una serie interessante, con alcune caratteristiche che la rendono diversa dai soliti schemi narrativi del genere. L’ambientazione, per esempio, richiama più l’epopea del far west che gli scenari futuribili di altri cartoni; i robot sono ben tre, ma anziché combinarsi come parti di un soggetto più grande, si uniscono a matrioska, cioè entrando l’uno dentro l’altro, in modo da avere un solo robot, ma più potente.
Daigo Otaki, il pilota che si unisce ai tre robot, in una suggestiva combinazione di uomo e macchina, è un appassionato di football americano. Infatti, il più piccolo dei 3 robot che compongono Gordian, chiamato Protesser, ha in testa un casco di football americano e utilizza come arma una palla ovale che lancia come una bomba, ma che si può anche trasformare in una trivella o in una spada.

Ufo Diapolon

Il football americano ha influenzato anche UFO Senshi Daiapolon, prodotto nel ’76 e conosciuto in Italia come Diapolon. Protagonista è Takeshi, un giovane orfano, brillante giocatore dello sport dalla palla ovale. La sua particolarità è che non è un vero e proprio pilota del robot, bensì, grazie all’Energia Chiave di cui è pervaso, può subire un doloroso processo di ingigantimento del corpo, assumendo quasi le stesse dimensioni del Diapolon. Il robot, quindi, diventa una sorta di armatura cibernetica dalle sembianze di un giocatore di football americano, con tanto di casco e palla da usare come arma.

E tutti gli altri

In tutti questi cartoni animati di genere robotico, come visto, lo sport riveste un ruolo importante. Ma non va dimenticato che attività sportive, magari non agonistiche, appaiono in quasi tutte le serie dei robottoni. Come dimenticare, per esempio, Koji Kabuto di Mazinga Z, che pilota una moto da corsa? Oppure Actarus di Goldrake, che alterna la motocicletta ai cavalli? Per non parlare dei piloti delle altre serie, tutti giovani, pieni di energie e, ovviamente, che conoscono e praticano le arti marziali.

Davide Zingone Napoletano classe ‘73, vive a Roma dove dirige l’agenzia letteraria Babylon Café. Laureato con lode in Lingue e Letterature Straniere e in Scienze Turistiche, parla correntemente sei lingue. È autore della raccolta di racconti umoristici "Storie di ordinaria Kazzimma", Echos Edizioni, 2021; del saggio “Si ‘sta voce…”, Storie, curiosità e aneddoti sulle più famose canzoni classiche napoletane da Michelemmà a Malafemmena, Tabula Fati, 2022; e di “Tre saggi sull’Esperanto”, Echos Edizioni, 2022.

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