martedì, 15 Giugno 2021

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Sleddog, nel grande bianco

Sleddog, nel grande bianco
Luca Fontana
Il grande bianco, dove il freddo brucia come il sole. Una slitta, un uomo e i suoi cani; la grande avventura dello sleddog.

Se volessi provare a dipingere il tratto caratteristico dello sleddog, per quel che ci riguarda, direi che non basterebbe una parola, ma piuttosto una serie di parole che devono legarsi una all’altra.
Amore per gli animali, avventura, sport, emozioni, lavoro.
Queste parole messe insieme e tutte di egual valore permettono di vivere esperienze straordinarie e uniche, alle quali non ci si abitua mai, anche con il passare degli anni e anzi, ti spingono a cercare sempre qualcosa di più grande da poter realizzare.

Sono Luca Fontana, 37 anni, sposato con Elena e con una bellissima e bravissima figlia di 8 anni di nome Lia. Abitiamo nel bellissimo Appennino Emiliano a 1200 metri di altezza, per la precisione nel comune di Frassinoro.
Io nasco come amante degli sport; ho praticato calcio per circa venti anni oltre ad altre attività, e ho sempre amato andare in montagna per escursioni, anche se non con la frequenza che ho adesso.
La mia storia nel mondo dello sleddog nasce un po’ per caso, e per una serie di eventi fortuiti.

Il nostro primo Siberian Husky è arrivato grazie a mia moglie, un sogno nel cassetto che coltivava fin da bambina.
È stato amore a prima vista, come si dice. Ho capito che c’era qualcosa di speciale in questa razza, qualcosa che rispecchiava il mio animo e la mia personalità. Cercando sul web trovai delle foto di una manifestazione amatoriale di sleddog, la Balla Coi Lupi, che si svolgeva e si svolge tutt’ora a pochi km da casa mia. Decisi di andare a vedere una partenza per una delle tappe della manifestazione e lì vidi per la prima volta i cani che tiravano una slitta.
Direi che sia stata una folgorazione, nella mia mente sì associarono immediatamente queste immagini: cani / sport/montagna.
E da è partita la nostra storia.
Non è stato semplice inizialmente, nonostante la mia determinazione.
La prima cosa che feci fu aumentare il numero di cani; iniziai con due, poi quattro e arrivai a 5 nel giro di un anno.
Con loro, praticamente da autodidatta, cominciai la mia avventura, fatta di sbagli e nuovi tentativi. Cercai la maggior parte delle informazioni tramite web e guardandoti video su YouTube. Mi sembrava tutto così enorme per noi e irraggiungibile. Però ogni volta che vedevo quelle immagini, mentre mi veniva la pelle d’oca, mi promettevo che avrei dato il massimo per poter vivere anche io avventure del genere un giorno…e fortunatamente quel giorno è arrivato presto.

Durante la preparazione alla stagione, all’inizio per allenare i cani su terra usavo un kart, particolare carrello a tre ruote, per simulare poi quello che avrebbero fatto un giorno con la slitta.
Purtroppo da noi, benché fortunati per la nostra posizione e i tanti km di trail disponibili, la neve tarda sempre ad arrivare e la maggior parte della preparazione, se non tutta, viene fatta su sterrato. La prima volta in assoluto che ho messo fisicamente i piedi su una slitta, è stato della serie o la va, o la spacca perché nessuno mi aveva mai insegnato ad andarci e i nostri percorsi sono pieni di curve difficili e sempre salita e discesa, mai un pezzo piano.
Mi ricordo ancora come fosse oggi, le parole del mio amico Doriano (Musher che mi ha insegnato e dato diverse dritte in principio): Dai che è tutta salita, prova a dare un po’ il peso da una parte e un po’ dall’altra sui pattini, vedrai che capisci come si fa”.
Tutto il resto è storia.

Sleddog, nel grande bianco

Il nostro sport racchiude in sé tante e diverse discipline, ma una su tutte è sempre stata nella mia testa: la lunga distanza, le grandi avventure nel nord Europa, in condizioni a volte estreme per noi, ma non per i cani, i veri protagonisti qualunque nostro viaggio o gara. La svolta della nostra storia, è stata l’incontro con una persona che io stimo tantissimo e che ora è mio compagno di avventure, Anselmo Cagnati. Mi ha aperto gli occhi sulla lunga distanza e fatto capire che è possibile preparare i cani anche qui in Italia per questo tipo di corse, nonostante il nostro territorio ci limiti molti, sia dal punto di vista chilometrico che da quello del dislivello.

Da quel momento in poi tutto è diventato più organizzato e costante.
Per preparare le nostre gare di 200/300 km partiamo a settembre con allenamenti brevi, 5/6 km due volte a settimana per poi aumentarne la frequenza e a metà ottobre passare a tre allenamenti a settimana di circa 20 km è così via, fermo restando che su terra non superiamo mai i 35 km circa per non rovinare le zampe ai cani.
Il rapporto con i cani si forma in estate durante le passeggiate o i semplici giochi in canile, per poi cementarsi durante la stagione.
È importante il legame che si forma perché è quello che ci permette di compiere imprese davvero grandi per noi.
Noi dobbiamo credere sempre nei nostri cani, fidarci di loro (questo non vuole dire che dobbiamo lasciargli fare quello che vogliono durante un’escursione), quello è la chiave per cui anche loro possano fidarsi completamente di noi, ascoltare i nostri comandi e fare di tutto per noi.
È davvero emozionante vedere quanto questi cani amino quello che fanno, quanta forza e potenza sprigionino e, allo stesso tempo, quanta dolcezza e amore ci donino ogni giorno.
Tutto questo io posso vederlo ogni volta che sono immerso nella natura con loro. Quello che provo a raccontare e a descrivere ogni volta a chi mi chiede com’è? Non hai paura la notte? Non ti senti solo?
Correre in Scandinavia non è come qui.
Qui è bellissimo e abbiamo paesaggi mozzafiato, ma lassù tutto è diverso, tutto è enorme e durante le nostre gare, si corre giorno e notte. Essere la fuori insieme ai tuoi ragazzi è un’emozione unica, forse difficile da spiegare. Ti senti un tutt’uno con la natura, soprattutto in quei momenti particolari.
Se dovessi raccontare le mie emozioni con episodi che racchiudano un po’ tutto, ne sceglierei tre.

Il primo è essere in slitta, durante una giornata di sole sopra un fjallet (montagne Svedesi) con rache di vento e neve che vola e senti sul viso. Tu, chiuso dentro il tuo parka, vedi i tuoi cani che si confondono con la neve che si stacca dal suolo e percepisci il loro respiro, lo senti dentro di te. Senti nei tuoi occhi la forza che sprigionano contro il vento. Tutto quello che riesci a fare è un urlo, tipo cowboy, ma che non riesci quasi neanche tu a percepire perché il vento toglie ogni altro suono.

Il secondo è essere in slitta di notte. Tutto diventa ancora più lontano. La solitudine, quel sentimento che dovrebbe normalmente venire a galla in quelle situazioni, dove intorno a te non c’è nulla, dove è impossibile intravedere anch’essa una sola piccolissima luce in lontananza, rimane soffocata. Loro non ti fanno mai sentire solo, la loro presenza, la loro energia, la sintonia che c’è tra noi fa si che tutto intorno a noi diventi magico. Il rumore dei pattini della slitta sulla neve ghiacciata, il tintinnio dei moschettoni, il suono appena percettibile del respiro dei cani e il fumo che esce dalla loro bocca illuminato dalla mia lampada frontale, diventa poesia.

Il terzo, quello più difficile da gestire, è essere fuori in slitta mentre nevica e c’è nebbia. Tutto intorno a te diventa bianco, monocromatico e solo i cani e i loro imbraghi rompono questa monotonia. Quella è la situazione più difficile. Dal punto di vista energetico, è la più dispendiosa. Mentalmente per i cani e per me è una situazione che mette davvero alla prova. Cercare la direzione in mezzo alla neve fresca, orientandosi solamente con marker che indicano la strada e spesso senza riuscirei a vedere neanch’essa i cani di testa.
Qui penso sia il riassunto di tutto il lavoro e la simbiosi che c’è tra noi. È una cosa incredibile, un’alchimia speciale.

Sleddog, nel grande bianco

In tutto questo i cani, ripeto, sono i protagonisti e i veri atleti. Durante le gare vengono seguiti da team di veterinari e controllati periodicamente. Per effettuare queste imprese hanno bisogno di una alimentazione particolare, specialmente durante questi sforzi prolungati, quindi oltre al loro cibo energetico, i miei cani nel periodo invernale mangiano carne e durante le uscite ogni tre ore ricevono uno snack, nel mio caso grasso congelato, che serve a dargli energia e a reidratarli. La salute dei cani è importantissima ed è messa sempre al primo posto, sempre.
La mia prima esperienza e impatto con questa tipologia di gare è stato nel 2017: Polardistans 300 km.
La reputo tutt’ora la nostra impresa più grande, per come è stata fatta e per tutta una serie di cose. Passare da una realtà piccola come la nostra ad un’avventura così grande è stato forte, ma mi ha fatto capire che non sarebbe stata l’ultima.
Ne abbiamo fatte molte altre di gare fino ad oggi, ognuna bella e diversa dalla precedente. Dalle più adatte al nostro modo di allenare, in Francia, a quelle che ti fanno sognare, in Norvegia. Ed è proprio a una gara in Norvegia che ho lasciato un pezzo del mio cuore.
La Femundlopet 200 km, fatta lo scorso anno, mi ha fatto sognare per tutta la gara. L’atmosfera era stupenda prima della gara nel paese di Roros.
Un’emozione unica partire nel centro di questo paese insieme a tanti amici mushers di tutto il mondo. Credo sia stata l’emozione più forte per me fino ad ora e ricordo benissimo i mille pensieri che avevo nella testa durante tutto il trasferimento verso la linea di partenza. Guardavo i miei cani e sotto la maschera gli occhi diventavano lucidi. Quello che vedevo sul web fatto da altri e che sognavo qualche anno prima era diventato realtà.
Fortunatamente fino ad ora di delusioni non ne ho ancora avute, anche perché credo che ogni cosa fatta con i miei cani, comunque vada, sia una vittoria.
Non do niente per scontato, tutto è sempre un passo in più e vedere i miei cani sempre scodinzolanti mi ripaga di tutto.
Poi una volta finito, si torna sempre a casa, dove mi aspetta la mia famiglia, che purtroppo non può sempre seguirmi.
La famiglia è la cosa più importante per poter fare certe cose.
Devo tanto al sostegno di mia moglie Elena che oltre a questo, mi aiuta spesso nella gestione dei cani quando sono via per lavoro.
Devo dire un grande grazie a lei per tutto e alla mia piccola Lia. Senza di loro niente sarebbe possibile.

La prossima stagione ho già iniziato a programmarla in questi mesi, come le prossime cucciolate dalle quali spero possa nascere un qualche futuro campione.
Ora il mio lavoro di artigiano mi occupa quasi tutte le giornate e il tempo per pensare è sempre la sera e il week end… sognare nuove avventure è la base per poi compierle.
Per il prossimo anno tutto ruoterà intorno alla Femundlopet 450 km, dove l’asticella si alzerà notevolmente.
La nostra voglia di avventura non finisce mai e credo che altre gare saranno nei nostri obbiettivi.
Ancora e sempre insieme, i cani ed io.

Luca Fontana, ho 37 anni e vivo in un paradiso chiamato Piandelagotti, piccolo paesino nel comune di Frassinoro (MO) a 1200 metri in Appennino Emiliano. Sono sposato con a Elena da 10 anni e abbiamo una bellissima bimba di 8, di nome Lia. Sono un artigiano, di lavoro faccio il piastrellista, mi ritengo un grande amante dello sport in generale e della natura. Sono una persona molto attiva e le mie passioni, oltre ai cani da slitta, sono le escursioni a piedi, la bicicletta e tutto quello che mi permette di farmi sentire un tutt'uno con la natura.