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Totonno Juliano. Nunn’ ‘e penzà!

Lo scorso 13 dicembre, pochi giorni prima del suo 81esimo compleanno, ci ha lasciato Antonio Juliano, per tutti semplicemente “Totonno”. Fu bandiera del Napoli prima da calciatore e poi da dirigente. La sua è la figura carismatica di un calcio mitico che ormai non esiste più.
Totonno Juliano

Gli anni ’60 e ’70 furono l’epoca delle bandiere nel calcio: l’Inter aveva Mazzola, il Milan Rivera. Il Napoli aveva Totonno Juliano, battezzato Antonio. Un napoletano atipico, secondo Antonio Ghirelli, perché contraddiceva lo stereotipo del partenopeo chiassoso, ruffiano, facilone e sentimentale.
Centrocampista tra i migliori della sua generazione, Totonno Juliano coniugava con naturalezza quantità e qualità, geometrie e cazzimma, tenacia e lealtà. Da direttore sportivo fu capace di intuizioni geniali come l’acquisto di Rudy Krol, che era andato a svernare in Canada e, soprattutto, quello di D10s dopo una estenuante trattativa con il Barcellona durata tutto il mese di giugno del 1984.
Dietro la sua maschera arcigna e schiva c’era un uomo coerente, serio, concreto, carismatico, innamoratissimo di Napoli e del Napoli.

Il calciatore

Nato nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio il 26 dicembre 1942, fu registrato solo il 1° gennaio del ’43 per i bombardamenti a cui era sottoposta la città in quei giorni. Figlio di un salumiere, Totonno entrò nelle giovanili del Napoli a soli 12 anni. All’epoca gli juniores azzurri si allenavano ad Agnano, in un campo non lontano dall’omonimo ippodromo, e il ragazzo era costretto a prendere ben tre autobus per arrivare agli allenamenti. Ma i suoi sacrifici furono ripagati ben presto: Bruno Pesaola, il Petisso, lo fece esordire in prima squadra a 17 anni in una partita di Coppa Italia contro il Mantova (31 maggio 1962) e poi in serie A contro l’Inter (17 febbraio 1963).
In tutto saranno 17 i campionati in maglia azzurra, di cui 12 con la fascia di capitano al braccio. Per lui 506 partite con la maglia azzurra numero 8 tatuata addosso, delle quali 394 di campionato, 73 in Coppa Italia e 39 tra Coppa Uefa e Coppa delle Coppe, condite da un bottino di 26 gol. Chiuse la carriera nel 1979 nel Bologna.
Con la maglia azzurra, la sua seconda pelle, Totonno Juliano vinse due Coppe Italia (1962, 1976), una Coppa delle Alpi (1966) e una Coppa di Lega Italo-Inglese (1976). Ma avrebbe meritato decisamente di più. Per esempio la Coppa delle Coppe della stagione 1976-’77, quando il Napoli accarezzò l’idea della finale ma fu fermato dall’Anderlecht e, soprattutto, dall’arbitro. Oppure lo scudetto sfiorato nel 1974-’75, nella sfida decisiva contro la Juventus, quando il suo amico Dino Zoff gli negò il gol della vittoria, e poco dopo l’altro ex, José Altafini, affossò le speranze azzurre guadagnandosi il soprannome di Core ‘ngrato.

Totonno Iuliano

In Nazionale

A Totonno andò decisamente meglio in Nazionale, con la vittoria del Campionato Europeo 1968 e con il titolo di vicecampione del Mondo a Messico ’70, quando subentrò a Bertini negli ultimi 17 minuti della finale contro il Brasile di Pelé. In totale, per lui, 18 partite tra il ’66 e il ’74. Avrebbe potuto collezionare un maggior numero di presenze, ma le logiche geopolitiche dell’epoca lo penalizzavano rispetto ai colleghi che militavano negli squadroni del Nord. Come ricorderà lui stesso diversi anni più tardi: “A me dicevano: vieni all’Inter, ti difenderanno tutti e giocherai sempre in nazionale. Zoff divenne titolare in nazionale dopo che passò alla Juventus pur avendo debuttato quand’era nel Napoli. Giocava sempre Albertosi. Cannavaro e Ferrara hanno avuto fortuna lontano da Napoli.”

Totonno Iuliano e Dino Zoff

Il dirigente

Appese le scarpette al fatidico chiodo, Totonno Juliano riversò le sue indiscusse qualità di condottiero fiero e leale nel ruolo di dirigente competente e capace. Nel 1980 si riaprivano i cancelli della Serie A per i calciatori stranieri, e Totonno volò subito a Vancouver, in Canada, per strappare il sì a “sua maestà” Ruud Krol, straordinario interprete del calcio totale in salsa orange e uno dei difensori più forti mai visti in Italia. Ma il suo capolavoro fu l’ingaggio di Diego Armando Maradona dal Barcellona nel 1984. Una trattativa estenuante, caratterizzata dai tira e molla della dirigenza blaugrana e dalle comprensibili perplessità del presidente Ferlaino, legate alla portata economica dell’affare. Ma la caparbietà di Juliano ebbe la meglio, e Diego vestì la 10 del Napoli con i risultati che tutti sappiamo.
Totonno tornò al capezzale della squadra azzurra anche alla fine degli anni ’90, quando l’aria era cambiata e il club retrocesse in B. In quel caso la sua intuizione geniale fu l’acquisto di Stefan Schwoch, che contribuì in maniera decisiva al ritorno in A con i suoi gol.

Il sindacalista e il condottiero

Totonno Iuliano stato certamente il napoletano più grande nella storia del Napoli. Ma non si può dire di conoscerlo a fondo se si guarda solo a quello che faceva in campo, o fuori come dirigente d’assalto. Totonno non era solo il capitano coraggioso della sua squadra, fiero e irriducibile, ma era anche il paladino dei diritti dei compagni e di tutti i lavoratori che umilmente svolgevano il proprio lavoro dietro le quinte, gli invisibili: magazzinieri, calzolai, inservienti e massaggiatori.
Quando andavamo in campo, i magazzinieri si fermavano a pregare perché vincessimo. I premi partita li ho fatti sempre dividere con loro.
Un vero e proprio sindacalista, insomma. E un leader naturale, come si evince da un aneddoto gustoso che non tutti conoscono. Si racconta che, durante la partitella del giovedì contro la Primavera, come si usava all’epoca, un giovane osò fare un tunnel al capitano. Alla fine dell’allenamento, un dirigente accompagnò il ragazzo nello spogliatoio della prima squadra, perché si scusasse di aver mancato di rispetto al campione. Ma Totonno si arrabbiò con il dirigente: “Ma che state facenne?”, poi ammollò una benevola pacca sulla spalla del ragazzo e gli disse: “Nunn’ ‘e penzà!”

Totonno Iuliano e Sofia Loren

Questo è stato Totonno Juliano

Uno che aveva agonismo ed energie per combattere per sé e per gli altri:
Ho girato il mondo, sono stato in tutta Europa e nelle Americhe. Ho sentito parlare male di Napoli e dei napoletani. Ci sfottevano, tiravano in ballo l’immondizia, il colera. Io soffrivo e m’incazzavo, piangevo per la rabbia. Ma poi reagivo. Ho sempre reagito, senza la retorica e il vittimismo. Non so se sono napoletano verace. Sono solo Antonio.
Che la terra ti sia lieve, capitano!

 

Davide Zingone Napoletano classe ‘73, vive a Roma dove dirige l’agenzia letteraria Babylon Café. Laureato con lode in Lingue e Letterature Straniere e in Scienze Turistiche, parla correntemente sei lingue. È autore della raccolta di racconti umoristici "Storie di ordinaria Kazzimma", Echos Edizioni, 2021; del saggio “Si ‘sta voce…”, Storie, curiosità e aneddoti sulle più famose canzoni classiche napoletane da Michelemmà a Malafemmena, Tabula Fati, 2022; e di “Tre saggi sull’Esperanto”, Echos Edizioni, 2022.

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