martedì, 15 Giugno 2021

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Roland Garros, racconti di grande tennis – 4

Roland Garros, racconti di grande tennis – 4
Vincenzo Mascellaro
È terra rossa, la respiri, si mischia con il sudore, ti rimane attaccata alla pelle sotto centinaia di occhi che ti fissano dalle tribune e altre decine di migliaia che ti guardano in televisione. Ti emoziona? Sorridi, sei fortunato, stai giocando al Roland Garros.

A Parigi si è chiuso anche il quarto turno, il quarto lato di poppa. Chi segue il tennis, oggi sa già com’è andata, un Federer in meno, un italiano in più ai quarti di finale contro il numero Uno. Immagino tuttavia che avanzare di un turno per il forfait dell’avversario non gratifichi alcun atleta. E io, come tutti gli appassionati di tennis, penso che un match fra l’italiano e lo svizzero ce lo saremmo goduto volentieri.  Che orgoglio però aver visto giocare in uno slam agli ottavi di finale a Parigi due italiani di cui uno non ancora ventenne, Sinner, ancora una volta contro il Re della terra rossa e l’ultimo salito a bordo, Musetti, esordiente a diciannove anni, contro il primo della classe, Djokovic. Rispetto ai due, Berrettini è quasi un veterano.

Guardiamoci intorno.

Intanto, a titolo di cronaca, riporto due notizie che avevo omesso in precedenza: la prima è che i francesi sono usciti dal torneo tutti e quindici al secondo giro di boa, la seconda è che l’altro fenomeno spagnolo, Alcaraz, esordiente al RG come Musetti, di quattordici mesi più giovane, non è approdato al quarto turno, gli ottavi. Ad ogni modo un gran successo per il ragazzo, sentiremo parlare a lungo di lui. Il futuro Nadal? Staremo a vedere.

Avevo già anticipato che avrei messo il naso anche in casa degli altri e così  ho fatto, pur attenendomi alla filosofia di Sportmemory di non fornire notizie per la ragione che autorevoli firme e testate lo fanno in tempo reale già da molto, e anche molto bene. Ad ogni modo qualcosa mi tocca dire. Nelle ultime quarantott’ore oltre agli incontri degli italiani seguiti ieri con apprensione ed emozione – ne parliamo più avanti – il giorno prima abbiamo assistito a partite interessanti come è naturale in uno slam ad ogni inizio di seconda settimana. Di otto tennisti scesi domenica sulla terra rossa, ben cinque le teste di serie, tra cui, Medvedev seconda, Tsitsipas quinta e Zverev sesta, e come da previsione sono passati ai quarti di finale agevolmente tutti in tre set. Insomma, quella élite che sembrava dovesse sostituire molto presto i mitici tre, ora fa sul serio. Il greco e il tedesco forse solo adesso hanno raggiunto la serenità e continuità necessarie per occupare le prime tre posizioni. Non tralascerei Thiem, speriamo che il ragazzo si riprenda al più presto. Tra le “non teste di serie” scese in campo domenica mi piace menzionare il generoso e serio Nishikori, un abbonato ai quarti di finale degli slam. Nella ormai sua lunga carriera ne ha disputati ben nove, oltre a una finale agli US Open del 2014, successo che, insieme agli altri l’anno successivo, gli valse la quarta posizione nel ranking. L’altra sera ha dovuto soccombere al mastino Zverev, perdendo 6 1, 6 1 il secondo e terzo set senza poter raggiungere la cifra tonda, il decimo.  

Veniamo ai nostri.

Il carrarino ci ha fatto sognare e sperare i primi due set, giocati alla pari con l’avversario. Dal terzo in avanti è stato il serbo a prendere la scena anche per via del prevedibile calo fisico e soprattutto mentale di Musetti. Tenere testa a Djokovic per cinque set è praticamente una missione impossibile ancora oggi anche se sei più giovane di quattordici anni e pensi di avere tutte le energie intatte. L’italiano è uscito di scena in leggero anticipo rispetto alla fine naturale dell’incontro e vedere Djokovic applaudire in piedi l’avversario è qualcosa che riporta il numero Uno tra gli umani. È stata una scena di grande sportività e l’immagine di un grande Nole.

Sinner, il rosso altoatesino, ha incontrato per la terza volta il numero Uno spagnolo e come l’anno scorso ha perso il primo parziale nonostante abbia anche strappato un servizio all’avversario. Dal 5 3 a favore del nostro, Nadal ha chiuso il set 7 a 5, il match in tre parziali. Vincendo il primo le cose avrebbero preso un’altra piega? Penso sia stato il più brutto degli incontri fino ad oggi disputati dall’italiano con Nadal, e di tutto il torneo.

E così ne rimase uno. Tra poco più di 24 ore avremo un altro verdetto, è troppo pensare di vedere Berrettini in semifinale a Parigi?

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Vincenzo Mascellaro, uomo di marketing, comunicazione e lobby, formatore, scrittore e oggi prestato al giornalismo