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Gerd Müller. Der Bomber

Oggi Gerd Müller è passato avanti e si è ricongiunto per sempre alla memoria che aveva persa, o che forse non sapeva solo più raccontare. Noi però possiamo raccontare ancora di Gerd Müller. La memoria, in fondo, è proprio come il pallone: per portarla avanti è necessario passarla.
gerd müller

Der Bomber

Gerd Müller, un campione vero di cui tutti,  anche se solo per sentito dire o per il soprannome, conoscono il valore sportivo.
Der Bomber è un soprannome inequivocabile, superflua ogni traduzione.

Bavarese di Nordlingen, Gerd Müller nasce il 3 novembre del 1945.
La guerra è finita da pochi mesi, la Germania è solo un cumulo di macerie e lui cresce in un Paese da ricostruire dove i ragazzini giocano per strada con quello che si trova, spesso una palla, anche se è una palla di fortuna.

Una palla che per lui, però, una fortuna è stata veramente.
Dalla strada al campetto, Gerd Müller inizia presto a giocare proprio con la squadra della sua città il TSV 1861 Nordlingen.  
È bravo, gli allenatori in quel ragazzo vedono qualcosa in più, lo mettono in evidenza, lo fanno giocare in prima squadra e così accade il suo destino; Gerd Müller viene notato dagli osservatori del Bayern che, a 19 anni, lo mettono subito sotto contratto e lì si troverà con un altro campione che segnerà la storia del grande calcio: Franz Beckembauer.

Segna Gerd Müller, e anche tanto.
Segna con una facilità estrema,  segue e insegue il pallone, gli va incontro, lo prende, lo tocca per dargli traiettore impensabili, spesso ogni oltre ogni previsione e logica dinamica, e lo manda esattamente dove vuole lui, in rete.

730 goal in 788 partite ufficiali di club e della Nazionale della Germania Ovest;  nei suoi anni la Germania è ancora divisa in due.
Campione europeo nel 1972, campione del Mondo nel 1974, Gerd Müller, dal 1965 al 1979 gioca con il Bayern e diventa uno dei principali artefici degli straordinari successi che il club di Monaco andrà a raccogliere in quegli anni: quattro volte primo in Bundesliga, quattro coppe di Germania, una Coppa delle Coppe, tre Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale.

Pallone d’oro nel 1970, Scarpa d’Oro nel 1970 e nel 1972, nel 1970 all’Atzeca di Città del Messico Gerd Müller segna due reti, ma non basteranno; la Germania perde 4-3 contro l’Italia.
È la Partita del Secolo e rimarrà nella storia del calcio.

I suoi goal saranno invece decisivi nel 1972, quando a Bruxelles ne segnerà due contro l’Unione Sovietica e la Germania Ovest sarà campione d’Europa,  e nel 1974 quando proprio all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, davanti al suo pubblico di casa, al 43′ segna il decisivo secondo goal che fissa sul 2-1 il risultato contro i Paesi Bassi e farà diventare la Germania Ovest campione del Mondo.
Il culmine del successo, ma Gerd Müller è di parola.

Il gran rifiuto

L’anno prima Gerd Müller lo aveva detto.
Aveva detto che avrebbe fatto vincere il campionato del Mondo, ma che poi non avrebbe più giocato con la Nazionale.
Nel 1973 il suo trasferimento al Barcellona, sempre e già allora il Barcellona, era stato osteggiato dalla Federazione tedesca che lo costringe a rinunciare a un contratto milionario. Non lo dimenticherà.
Nel 1974 ha solo 29 anni, è uno degli attaccanti più forti in circolazione, è campione del Mondo, in Nazionale ha segnato 68 goal in 62 partite.
Nel 1974 ha mantenuto l’impegno: la Germania Ovest è campione del Mondo.
Da adesso Gerd Müller non giocherà più in Nazionale.

L’epilogo

Come molti altri campioni del calcio europeo Gerd Müller chiuderà la carriera negli Stati Uniti.
Nel 1979 si trasferisce in Florida e fino al 1981 giocherà con i Fort Lauderdale Strikers, squadra che milita nella North American Soccer League.
La  storia di calcio giocato di Gerd Müller finisce qui.

Nel 1982 la sua vita cambia direzione.

Il distacco dal campo è forte.
La reazione impensabile.
Gerd Müller conosce il male oscuro, entra in depressione, si alcolizza, diventa l’ombra di sé stesso.

Lo aiutano quelli che gli volevano bene, quelli che avevano giocato con lui, che gli avevano dato palla, che lo avevano protetto nelle sue discese a rete e che lo avevano abbracciato quando segnava.
Riescono a farlo disintossicare e poi lo ingaggiano come allenatore delle giovanili del Bayern Monaco.

È una nuova vita sì, ma qualcosa si è rotto e in silenzio lavora da dentro.
Ci vorrà del tempo, ma il male è subdolo e sa attendere.

Ricordare

Nel 2015 un comunicato ufficiale annuncia la malattia di Gerd Müller: è Alzheimer.
Gerd Müller entra in una dimensione parallela, la sua memoria svanisce poco per volta, ma sempre di più.
Di tutto quello che è stato non sa più dire nulla, ma chissà, forse è solo un problema nostro che non sappiamo parlare quella lingua, quella che parlano i malati di demenza senile, che capiscono la tua mimica facciale e il tuo tono di voce, ma non sanno più mettere insieme le parole.
Ed è così che non ti rimane che guardarli e iniziare a imparare da loro una lingua strana che non parla nessuno e che, dopo di loro, non parlerà più nessuno.

Dal 2015 Gerd Müller viveva in un istituto specializzato nell’assistenza a questi pazienti e il suo mondo è stato altro.
Oggi Gerd Müller è passato avanti e si è ricongiunto per sempre alla memoria che aveva persa, o che forse non sapeva solo più raccontare.
Noi però possiamo raccontare ancora di Gerd Müller.

La memoria, in fondo, è proprio come il pallone: per portarla avanti è necessario passarla.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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