L’11 luglio
Non è possibile che l’11 luglio di Euro 2020 sia solo una data, troppe le coincidenze per non pensare che sia qualcosa in più.
Wembley, 11 luglio 1966: iniziano i Campionati del Mondo che saranno vinti dall’Inghilterra e che se noi ricordiamo per l’eliminazione a cui ci condannò l’umiliante sconfitta con la Corea del Nord, il mondo ricorda come i Campionati della coppa rubata.
Madrid, 11 luglio 1982: l’Italia delle polemiche ribalta i pronostici, batte per 3-1 la Germania dell’Ovest e conquista la sua terza Coppa del Mondo.
Wembley, 11 luglio 2021: ancora una volta l’Italia sovverte i pronostici, batte l’Inghilterra ai rigori e conquista la Coppa europea.
Nel firmamento del calcio, se proprio non lo vogliamo considerare un misterioso allineamento astrale, l’11 luglio non può certo essere una data qualunque.
Euro 2020. L’arcano svelato
Ieri sera l’arcano è stato svelato.
Il sospetto nato 55 anni fa tra le polemiche arbitrali della coppa rubata, ieri sera è diventato una certezza.
Ieri sera l’Inghilterra non solo non ha vinto, ma ha dimostrato al mondo di non essere neanche capace di perdere e questo riguarda non solo l’Inghilterra in campo, la squadra, ma l’Inghilterra nazione, quella di cui gli spalti sono specchio fedele.
Il paradigma del campo ha trovato plastica raffigurazione nel tuffatore Raheem Sterling, attaccante di talento la cui vocazione alla recitazione è talmente smaccata da farlo considerare solo un piccolo uomo, ma questa sua vocazione possiamo anche relegarla nel perimetro dei manzoniani casi suoi.
Quello che conta veramente è la rappresentazione dell’inadeguatezza inglese andata in scena ieri sera e che ne compromette immagine e identità nazionale
Due i fatti in particolare.
Il primo riguarda il pubblico, rappresentazione sugli spalti della Nazione e delle sue qualità, dai pingui e tatuati bevitori di birra alle cravatte regimental – di cui con ogni evidenza si è perso l’originario significato – della famigliola reale vestita in serie.
Una Nazione sugli spalti ha umiliato sé stessa fischiando l’inno nazionale italiano e Federico Chiesa infortunato a terra.
Il secondo riguarda la Nazione in campo, ovvero la nazionale, i giocatori, l’allenatore e tutto il team tecnico, tutti usciti dagli spogliatoi con la tracotante sicumera della vittoria in tasca e ai quali l’improvvido goal del secondo minuto sembrava dare ragione, ma che invece negli spogliatoi sono rientrati con la vergogna di aver scritto una delle più brutte pagine della storia del calcio.
Euro 2020. La pagina più brutta
L’11 luglio 2021 la nazionale inglese ha scritto una delle più brutte pagine della storia calcistica.
È necessario dirlo ed è necessario dirlo forte.
Esibire in campo una modaiola genuflessione per poi tradire in un attimo i valori veri dello spirito sportivo, quelli del rispetto per sé stessi, per la squadra e per l’avversario, vero antidoto a qualunque discriminazione, non va bene.
Togliere la medaglia appena messa al collo, medaglia che non attesta solo un valore personale, ma è rappresentazione di tutti i valori dello sport da insegnare e tramandare, non va bene.
Abbandonare il campo per non omaggiare il vincitore al quale il Giuoco ha decretato la vittoria, non va bene.
Gli inglesi si vantano di aver inventato il calcio e anche il fair play.
L’11 luglio 2021 il pubblico e la nazionale inglese hanno tradito l’uno e l’altro.
Se la Coppa del Mondo del 1966, quella che ha assegnato all’Inghilterra l’unica stella sbiadita che a mala pena ieri sera si vedeva sulle maglie bianche, è passata alla storia come quella della coppa rubata, i campionati Europei del 2021 saranno ricordati come quelli di un’Inghilterra incapace di vincere, ma soprattutto di perdere.
Euro 2020. L’immagine più bella
La soddisfazione italiana è aver vinto i Campionati europei, di averli vinti sul campo con una condotta esemplare e con un Giuoco che ha onorato il calcio, la passione e il sacrificio.
A Roberto Mancini va riconosciuto il merito tecnico di aver saputo fare squadra, ma soprattutto quello umano di aver saputo costruire una comunità ideale, unita da valori e amore per la maglia e per quello che rappresenta.
Agli uomini in campo va riconosciuto il merito di non aver mai mollato, merito che va oltre il gesto sportivo e che riguarda il carattere, l’anima e il cuore.
Di questo mondo valoriale, l’immagine più bella e densa di significato è l’abbraccio in lacrime a fine partita tra Gianluca Vialli, uno che in quanto a battaglie ne sa una più del diavolo, e Roberto Mancini.
Alla brutta pagina inglese rispondiamo con un’immagine di bellezza perché, in quanto a bellezza, noi non prendiamo lezioni da nessuno.
Euro 2020. Contro l’indifferenza
I gesti inglesi sono stati pubblici ed eclatanti.
Noi possiamo solo scrivere per lasciarne traccia, ma la Football Association e la FIFA, se amano il calcio e lo sport al di là delle genuflessioni di facciata, dovrebbero sanzionarli in maniera pubblica ed esemplare.
Lo faranno?