Calcio di rigore. Di gioia e di dolore.

Anni '90. Il nostro decennio dei rigori stregati. Una storia di rigori beffardi più che sbagliati davanti a una porta mai tanto piccola o tanto grande. Un decennio azzurro che sembrava non finire mai e che brucia ancora.
Calcio di rigore Buffon

Se il livello di emotività nel calcio fosse calcolabile con una cifra, probabilmente misurerebbe undici metri.
Quella dei rigori al termine di una partita inchiodata in un pareggio, infatti, rimane una dimensione permeata da una misteriosa incandescenza. Cattura decisamente l’attenzione di chi guarda la sfida, quasi alla stregua di un duello western fra portiere e tiratore. E soprattutto esercita una notevole pressione sui  personaggi della contesa, racchiusa in quel fazzoletto di terra verde.
La decade azzurra degli anni Novanta, per esempio, ha riservato a diversi protagonisti della Nazionale un ruolo determinante proprio in relazione a questo particolare confronto. Sui tiri dal dischetto ai Mondiali, si sono consumate piccoli grandi drammi sportivi, individuali e collettivi. Già, perché se è vero che chi è chiamato al calcio di rigore in quella manciata d’istanti è inevitabilmente solo, allo stesso modo l’esito della scelta che adotterà si rifletterà necessariamente sulla sorte della squadra. E la gratificazione di aver compiuto il proprio dovere in un’occasione, talvolta si scontra con la frustrazione di avere fallito in una circostanza successiva.  Accade così che il dischetto diventi spartiacque di gioia e di dolore

Italia-Argentina 1990, la saracinesca di Sergio Goycochea

La significativa battuta d’arresto per gli uomini di Azeglio Vicini giunge al penultimo ostacolo.
La semifinale a Napoli contro la squadra capitanata da Diego Armando Maradona interrompe l’imbattibilità in porta di Walter Zenga e sfibra la resistenza dei giocatori italiani, soprattutto dopo il pareggio di testa di Claudio Caniggia al vantaggio iniziale del capocannoniere Totò Schillaci. La condizione fisica non ottimale di quest’ultimo e di Riccardo Ferri, oltre all’uscita di Giuseppe Giannini, incidono nella composizione della lista dei tiratori.

Calcio di rigore Donadoni
(1990. Italia-Argentina. Roberto Donadoni)


I centri comunque arrivano per i primi tre, per parte, che si presentano sul dischetto. A Franco Baresi, Roberto Baggio e Luigi De Agostini rispondono José Serrizuela, Jorge Burruchaga e Julio Olarticoechea. Conclusioni in rete impeccabili, al netto di qualche brivido per le soluzioni adottate da Serrizuela e Baggio, toccate seppur in maniera non decisiva rispettivamente da Zenga e Goycochea. Ed è proprio l’estremo difensore argentino, catapultato nel ruolo da titolare dopo l’infortunio occorso a Nery Pumpido nel corso del torneo, a neutralizzare il tiro di Roberto Donadoni. Il centrocampista mira alla sinistra del suo diretto avversario che, con l’agilità del felino, ribatte. La disperazione del milanista, autore peraltro di una bella prestazione in partita, è palese. Tocca a Maradona che, a differenza della sfida precedente contro la Jugoslavia, non sbaglia e spiazza Zenga. L’ultimo della lista azzurra, Aldo Serena, calcia in un turbinio d’emozioni contro la saracinesca abbassata per l’occorrenza dal portiere argentino. L’Argentina approda in finale.     

Brasile-Italia 1994, la porta che scotta

La prima finale di un Mondiale che si decide ai calci di rigore è l’ultimo atto di una manifestazione logorante, a causa delle elevate temperature.
A Pasadena, l’Italia di Arrigo Sacchi e il Brasile di Carlos Alberto Parreira giocano un match faticoso che si conclude a reti inviolate. Ancora una volta, l’elenco dei tiratori azzurri parte dal nome di Baresi. Tuttavia, la bordata che il difensore appena rientrato dall’operazione al menisco lascia partire supera la traversa. Un contrappasso beffardo sembra accanirsi contro chi si è reso protagonista di una partita sostanzialmente priva di sbavature.

Calcio di rigore Baresi
(1994. Brasile-Italia. Franco Baresi)

Il vantaggio psicologico maturato dai verdeoro si azzera pochi minuti più avanti, quando Gianluca Pagliuca intercetta il tiro di Márcio Santos alla sua destra. Demetrio Albertini disorienta Taffarel con una breve rincorsa, e insacca. Gli risponde la punta Romário con un tiro che carambola sul palo interno prima di entrare in rete. Il turno di Alberigo Evani sancisce l’efficace scelta di affidarsi a una staffilata centrale. Anche Branco è uno specialista abituato a coniugare potenza e precisione, e stavolta opta abilmente per la seconda. Il quarto rigore certifica l’ingresso nella zona calda. Daniele Massaro si lascia incantare da Taffarel che gli respinge la soluzione di piatto. Il capitano Dunga fiuta la situazione nervosa a proprio favore e finta un tiro di potenza. All’ultimo momento, però, spiazza Pagliuca con una conclusione di piatto. Roberto Baggio è chiamato a ripristinare temporaneamente la parità. L’ultimo rigorista, infatti, sarà Bebeto. La traiettoria della parabola del fantasista italiano, dopo un percorso al Mondiale irripetibile, è troppo alta.
E il Brasile esulta, senza dover affidare la sua sorte sportiva all’ultimo tiratore dal dischetto.

Calcio di rigore Roberto Baggio
(1994. Brasile-Italia. Roberto Baggio)

Francia-Italia 1998, vibranti emozioni

Nel 1990 batté per secondo, quattro anni più tardi calciò per quinto. Ai quarti di finale del campionato del mondo del 1998, in Francia, Roberto Baggio chiede di battere per primo. E realizza, pareggiando il conto con il rigore di Zinédine Zidane. Entrambi depositano la palla dalla parte opposta del portiere rivale. Pagliuca cattura la morbida conclusione di Bixente Lizarazu, mentre Fabien Barthez respinge quella di Albertini, a segno invece quattro anni prima contro il Brasile. David Trezeguet perfora la porta azzurra e Alessandro Costacurta ristabilisce immediatamente il punteggio complessivo, indirizzando la sfera sotto la traversa, in alto a sinistra. Thierry Henry angola al punto giusto a destra, pareggia Christian Vieri con un preciso colpo nel sette.

Di Biagio
(1998. Francia-Italia. Luigi Di Biagio)

Tocca al difensore Laurent Blanc mandare Pagliuca a destra e il pallone a sinistra, nel sacco. La tensione che pervade Luigi Di Biagio, il quinto dei rigoristi azzurri, è immaginabile. Rincorsa corta, impatto e traversa piena che lascia l’impressione di vibrare ancora. Il centrocampista si lascia cadere affranto. Dal dischetto si riscatterà all’Europeo di due anni più tardi, segnando in una storica semifinale contro l’Olanda.
Ma questa è un’altra storia.   

   

Giuseppe Malaspina giornalista con la passione per il calcio e per le storie. Scrive sul blog www.salvataggisullalinea.it. Ha collaborato con il Resto del Carlino.

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