Nord Corea ’66

Non sono marziani, eppure non sanno chi sono i Beatles. Non sono marziani, eppure occhi spalancati li accolgono a Lime Station nel cuore di Liverpool. Sono coreani del nord. Sono qui per giocarsi un posto tra le prime quattro del Mondo.
 Roberto Amorosino
Nord Corea '66

Un altro mondo. Non si puรฒ immaginare ora una partita di calcio senza sostituzioni in corso dโ€™opera.
Eppure all’edizione numero otto dei mondiali, quelli de “la regina d’Inghilterra era Pelรฉ‘”, la regola ancora vige, senza scandalo, solo qua e lร  qualche voce avanti con i tempi.ย 
Lo sappiamo bene. Lo ricordiamo bene. Era il 1966. Italia, noi. Nord Corea, loro.
Sรฌ, lo ricordiamo bene.

Azzurro tenebra

Non cโ€™erano sostituzioni, ma l’Italia quel martedรฌ 19 luglio a Middlesbroughย ci mette tanto altro di suo. Scelte, atteggiamento, due palle goal divorate in apertura, e soprattutto sรฌ, lโ€™infortunio di Giacomoย Bulgarelli, fuorviante quattro sulla maglia, ma piedi da dieci puro. Si fa male Bulgarelli, si fa male e per davvero, al quel ginocchio che, si dice, qualche segnale di preoccupazione lo dava da giorni.ย 
Restiamo in dieci e, tempo otto minuti, vediamo il loro numero sette sfrecciare su un pallone recuperato in anticipo di testa dalla linea mediana e, appena dentro lโ€™area,ย incrociare di destro e trovare l’angolo. Lโ€™angolo, sรฌ, lโ€™angolo dove il buon Albertosi non puรฒ proprio arrivare. Dobbiamo raddrizzarla, ne siamo capaci, aspettiamoย qualcosa da Mazzola, Rivera, Barison, dalla buona sorte, da Eupalla. Niente, nel secondo tempoย nessuno tira fuori nulla di buono. Sbiaditi in campo e silenziosi dalla panchina, dove la sconfitta รจ sulle labbra asciutte del mister, povero Edmondino Fabbri.

La veritร  รจ che iย coreani sembrano di piรน, anzi lo sono

ย Loro sono undici e noi dieci. Chi esce non si sostituisce, lo abbiamo detto. ย Cโ€™รจ di piรน, perรฒ. Loro sono dodici. Ci sono i 25.000 di Ayrosome Park a sostenere le loro folate a tutto campo.ย Sarร  la maglia rosso Boro, sarร  che sono gli underdogs, sarร  che Downing Street non li voleva qui, รจ soprattutto vedere il cuore buttarsi oltre lโ€™ostacolo.ย 
E cosรฌ noiย di ritorno a Genova male male, di notte, di nascosto, mentre i nordcoreani a Liverpool per il quarto di finale. Non ci si strappano i capelli come ad un concerto dei quattro, ma esplode fragorosa la โ€œKorea maniaโ€. Tremila inglesi di Middlesbrough, nuovi adepti, si accaparranoย il biglietto per la sfida al Portogallo, affrontano tre ore di viaggio senza sapere i nomi dei giocatori, la loro storia e come sono arrivati fin lรฌ.ย 

Nord Corea '66

Foreign policy

รˆ Stanley Rous, il boss FIFA, che decide. Asia, Africa ed Oceania possono qualificare una sola squadra tra le sedici finaliste. E non vuole sentire storie. Sorride quando qualcuno rimarca che la FIFA รจ controllata da tre persone: Sir, Stanley e Rous. Sorride e va avanti, anche quando il boicottaggio di protesta รจ pressochรฉ totale, solo due nazioni restano in gioco: Australia e Nord Corea. I canguri accettano di giocare la doppia sfida a Phnom-Penh ed applaudono alla superioritร  avversaria, 9-2 lo score complessivo.

L’arroganza FIFA deve scontrarsi con la diplomazia britannica

La guerra del parallelo 38 รจ finita nel ’53, il Foreign Office non riconosce lo stato nord coreano e gli americani, seppur disinteressati al pallone, controllano bene le mosse degli alleati evitando di concedere spazio a fastidiose aperture. OK per il visto d’ingresso, stretto necessario, tre partite e via a casa. Regole tassative.ย Non ci saranno contatti tra i coreani, la famiglia reale ed altre autoritร . La partita inaugurale รจ tra inglesi ed uruguagi, immaginare i coreani in finale รจ fantascienza, qui il palco reale sarร  affollato ma, per il resto, sarร  sufficiente monitorare le loro partite ed evitare incidenti di sorta. La bandiera รจ lโ€™altro problema, ma qui maldestramente si mettono di mezzo i sudcoreani, fratelli coltelli, irritando il dipartimento di Educazione che ha speso tanto per piazzare sedici pennoni negli stadi. La bandiera resta, e sventola alta anche quel martedรฌ 23 luglio a Goodison Park.ย 

Il rosso vince

L’atmosfera รจ elettrica. L’Inghilterra รจ lontana da Liverpool, reali e squadra tra i monumenti di Buckingham e Wembley, e qui, se non ci fosse il suono dei Beatles a spaccare, c’รจ la classe operaia e il cielo grigio topo. Sarร  per questo che si crea, spontaneo, il legame tra il popolo e undici sconosciuti, bistrattati ma con l’argento vivo addosso.
Del Portogallo si sa tutto, del blocco del Benfica, del fuoriclasse Eusebio, della possibilitร  che saranno loro a contendere la Coppa all’inguaribile ottimismo dei padroni di casa.
Della Corea niente, non si sa niente, qualcuno era allo stadio nel giorno del nostro collasso, ma la maggior parte ha letto qualcosa sui tabloid, forse tra le macchie dโ€™olio del fish and chips. Si dice che i loro allenamenti siano crudeli, che cantano inni patriottici negli spogliatoi e che nessuno, nemmeno loro, ne conosce i limiti. Si dice che si sono trovati bene nel middle of nowhere della campagna inglese, nel convento gesuita che aspettava noi ma si ritrova ospiti dei materialisti osservanti ignari di tutto, non solo del percorso di Ignazio di Loyola.ย 
Hanno anche fatto sapere che stavolta giocheranno con la maglia bianca, non quella rossa che ha fatto innamorare quelli del Boro e che stesso sentimento accende a chi passa il sabato tra Kop e pub.ย 

Nord Corea '66

Sullโ€™ottovolante

Lโ€™inizio รจ choc. Al primo affondo i nordcoreani trovano il vantaggio, nonostante Otto Gloria avesse chiesto ai suoi di partire con il piede giusto e non sottovalutare l’avversario, errore pagato salato dagli italiani. Il Portogallo cerca Eusebio, il panterone la porta. Senza grande efficacia, anzi i coreani continuano a fare quello che riescono a fare meglio, correre e ripartire. Lusitani spreconi e coreani spietati. Il pastorello Davide si esalta. Dalla sua fionda partono due sassi, uno due micidiale, minuto 22 e minuto 24, Goodison Park non ci crede, fantasmi ovunque, deja vu e psicodramma ma manca una vita. Sessantacinque minuti, una vita.

Il Portogallo si affida al santo in terra

Eusebio Da Silva Ferreira, 24 anni di Mafalala, quartiere di Maputo, all’epoca (1942) Lourenรงo Marques, padre angolano e madre mozambicana, รจ giocatore infinito, combina eleganza ed efficacia come mai visto prima. Eusebio prende la squadra per mano, la tira fuori dal baratro ristabilendo gerarchia e paritร  in 29 minuti. Al minuto 11′ della ripresa รจ 3-3, il suo destro ha colpito tre volte, due perle e una esecuzione dagli undici metri, rigore guadagnato, nemmeno da chiedere da chi. Nulla si legge sul volto degli imperscrutabili coreani, Eusebio indica il cielo,ย la folla รจ ipnotizzata e beato chi ha i nipotini.ย Ancora tre minuti ed ancora Eusebio, il raddoppio di marcatura su di lui รจ vano, ancora fallo, ancora rigore, ancora rete. Risultato ribaltato, da 0-3 a 3-4,ย poker servito, l’impossibile rimonta รจ completata con mezz’ora ancora da giocare.
Otto Gloria
non dice piรน nulla, cosa vuoi dire, i suoi ragazzi sono usciti fuori dalle sabbie mobili da soli. I coreani sono bravi a non smobilitare, si prendono il quinto goal – torre di Torres e ancora di testa Josรฉ Augusto – ed una caterva di applausi (Korea Korea cha cha cha) dopo il triplice fischio.

E vissero tuttiโ€ฆย 

Il Portogallo giustamente prosegue per Wembley.
La favola nordcoreana finisce qui. Non c’รจ il terzo tempo. Ci sono mille racconti che dicono tutto ed il contrario. Festini come se non ci fosse un domani (ed un quarto di finale da giocare) nel dopo Italia, chi dice dellโ€™accoglienza trionfale al rientro a Pyongyang, chi del carcere e di lavori forzati perchรฉ certi eccessi il sistema non li accetta.
Sanzioni, corruzione, povertร , isolamento estremo, siccitร : ecco cosa sappiamo per certo nel destino di questa nazione di 25 milioni di abitanti, fermi all’anno 112 (cosรฌ dice il loro calendario), e di undici ragazzi che per quattro giorni, tra il goal di Pak Doo Ik (1-0 all’Italia) e il goal di Pak Sung Jin (3-0 al Portogallo), sono stati liberi di volare lassรน fino in cima al mondo.ย 

ย 

 

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Venti di calcio

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" รจ la sua opera prima.

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