domenica, 5 Dicembre 2021

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Matteo Berrettini a Wimbledon. Non siamo imparziali

Matteo Berrettini a Wimbledon. Non siamo imparziali
 
Vincenzo Mascellaro
È vero, raccontiamo Wimbledon, anzi lo romanziamo cercando di uscire dal linguaggio asciutto della notizia, ma non chiedeteci di essere imparziali. Con Matteo Berrettini in finale saremo solo tifosi e lo saremo fino in fondo.

E anche questo terzo Slam del 2021, un anno molto particolare iniziato con gli Australian Open sotto il segno della pandemia sta andando, mancano poche ore alle due finali di Londra, la prima la conoscevamo già, l’altra, qualcosa di tanto atteso da sempre, dal momento in cui nel 1960 Nicola Pietrangeli fu il primo degli italiani ad accedere alla semifinale, e lì terminò il suo percorso. Ieri si sono disputate le semifinali maschili e giovedì 8 luglio quelle femminili. Prima di commentare le performance delle ragazze e dei ragazzi delle ultime due giornate di cui sappiamo già tutto, vale la pena raccontare i fatti che a mio parere hanno caratterizzato questo Torneo di Wimbledon, giusto per coloro che amano le statistiche o magari desiderano ricevere una panoramica sullo stato delle cose. Così, a futura memoria.

Il primo turno

Gli italiani al primo turno, sconvolto purtroppo dalla pioggia, si sono presentati in dieci maschietti e tre femminucce. Di queste ultime, Trevisan e Paolini sono uscite al primo turno, Camila Giorgi al secondo.
Tra gli uomini hanno lasciato subito Londra in cinque, l’uscita più inattesa, forse, quella di Sinner, testa di serie (19) e avanti nel ranking, rispetto a quel solido Fucsovics che farà poi strage di ancora più importanti teste di serie, Schwartzman (9) e Rublev (5) – la sconfitta dell’italiano è quindi ridimensionata – e l’ungherese crollerà solo ai quarti di finale in tre set ad opera dell’eterno coriaceo Djokovic. Prevedibile invece la sconfitta di Musetti che soccombe al polacco Hurkacz, sorprendente per aver fatto fuori negli incontri successivi prima Medvedev (2) in cinque set e ai quarti Sua Maestà Federer (6) in tre set, il terzo con un 6 0. Fotografia di un mito che è al giro di boa della sua vita di sportivo.
Si può dire che vittima illustre del primo turno sia stato il greco Tsitsipas, n.3 del seeding. Forse quel giorno in campo continuava a pensare alla finale malamente persa al Roland Garros.

Il secondo turno

Il secondo turno ha visto l’uscita di scena dell’ormai trentasettenne Andreas Seppi, primo degli italiani ad aver vinto un Atp sull’erba, e l’unico ad aver vinto un titolo anche sulla terra rossa e sul cemento. Altro record rilevante del nostro “vecchietto”: è il solo fra gli italiani ad aver disputato 10 finali Atp di cui tre sull’erba. Nella stessa giornata è stato messo KO il generoso Mager ad opera di un sempre imprevedibile Kyrgios.

Il terzo turno

Ai sedicesimi, il terzo turno, le due uscite per me più significative, quella di Sir Andy Murray, per ben 41 settimane ai vertici Atp alla fine del 2016, e fatto fuori dal canadese Shapovalov, l’altro semifinalista, quello che ha incontrato il serbo; e quella di Fognini, altro imprevedibile da colpi eccezionali, da vero campione direi, e battute d’arresto inspiegabili, o spiegabili solamente se ci riferiamo alla tenuta mentale, a volte del tutto assente. L’italiano ha perso contro un Andrey Rublev che ha colpi potenti e un servizio da solchi nel terreno ma poi spesso si perde a rete. Fognini ha un’infinità di bei colpi, sa essere fantasioso e imprevedibile, ma si perde in chiacchiere, a volte col pubblico, più spesso con i giudici di sedia o di linea, perdendo la necessaria concentrazione. Del resto, lo conosciamo.

Il quarto turno

L’ultimo incontro del quarto turno, gli ottavi di finale, ha visto l’uscita di scena di un altro generoso del tennis italiano, Lorenzo Sonego che aveva di fronte un Federer molto smaliziato che ha approfittato subito di alcune gocce cadute dal cielo per chiedere all’arbitro di interrompere l’incontro. Erano al primo set su un punteggio di cinque pari e alla battuta il torinese. Alla ripresa lo svizzero era psicologicamente avvantaggiato e ha chiuso 7 a 5. Per quello che abbiamo visto in seguito, a mio parere Lorenzo ha perso più per l’ubriacatura di ciò che stava vivendo, Wimbledon, campo principale, il nome dell’avversario, che per la reale forza espressa da quest’ultimo, tennista degno tuttavia del massimo rispetto.

I quarti di finale

Con l’assenza di Nadal che a Wimbledon ha vinto due volte (2008/2010) e l’uscita di scena di Sua Maestà, ai quarti di finale quest’anno abbiamo finalmente visto volti nuovi, Hurkacz, Shapovalov e il nostro Matteo, tanto per citare i tre che insieme al serbo sono entrati a far parte dei quattro semifinalisti.
La finale femminile si terrà oggi nel pomeriggio tra due giocatrici dal differente stile, l’australiana Barty, n. 1 del ranking e la ceca Pliskova che pratica un gioco molto pulito e lineare, forse un po’ antico ma efficace.

Non siamo imparziali

Difficile parlare di Matteo Berrettini, difficile essere imparziali quando le emozioni a distanza di qualche ora sono ancora vive. Dopo il 6-0 del secondo set sembrava che la strada fosse in discesa e invece il polacco è venuto fuori alla grande così da fare suo il terzo parziale, sia pure al tie break.
Una bellissima partita per la varietà dei colpi, la velocità dei servizi, ho contato gli ace di Matteo fino al numero venti. Hurkacz a tratti sembrava che non sapesse come reagire ai cambi di velocità imposti dall’italiano, poi risorgeva ed esibiva pregevoli colpi. Ha vinto il migliore ma non ha stravinto, quel 6-0 del secondo set suona certamente a suo favore ma allo sconfitto vanno riconosciuti tutti i meriti, anche per via del percorso fatto fino a ieri.
Djokovic nel secondo incontro è arrivato a far piangere il suo avversario, uscito in lacrime dal campo. Forse Shapovalov ci credeva, e a ragione dal momento che nel complesso ha espresso un bello e buon tennis non solo ieri ma anche nelle cinque partite precedenti.

La finale?

Chi può dire come andrà, penso che Matteo Berrettini abbia qualche possibilità di vittoria. Non deve lasciarsi intimorire dall’avversario, dal nome, da quello che ha fatto e da ciò che rappresenta per il tennis mondiale. Il serbo ha due obiettivi, vincere per puntare al Grande Slam, vincere per eguagliare i venti Slam già conquistati da Nadal e Federer.
Berrettini deve vincere per entrare nella storia, per realizzare il suo sogno e fare sognare gli italiani. Può farlo con i suoi colpi, i suoi servizi, le palle corte e i cambi di velocità. Deve innervosire il suo avversario come agli US Open 2020, consapevolmente o no, fece Carreno Busta al punto che il serbo fu squalificato per aver scagliato una pallina contro un giudice di linea. Non gli auguriamo un’altra squalifica ma metterlo a disagio può generare qualche soddisfazione.
Si è compiuto un mezzo sogno e un mezzo miracolo.
Bisogna completare il lavoro.

Vai Matteo, l’Italia del tennis e no è con te.

 

Vincenzo Mascellaro, uomo di marketing, comunicazione e lobby, formatore, scrittore e oggi prestato al giornalismo

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