domenica, 5 Dicembre 2021

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Dick Fosbury, il ragazzo che cambiò il mondo con un salto

Dick Fosbury, il ragazzo che cambiò il mondo con un salto
Marco Panella
20 ottobre 1968. A Città del Messico Dick Fosbury, ragazzo dell'Oregon che inseguiva un suo sogno, vince la medaglia d'oro olimpica e cambia le regole del salto in alto. Ma non solo.

Dick è un ragazzo dell’Oregon, nel 1968 ha 21 anni e a vederlo oggi nei filmati dell’epoca pensi che avrebbe potuto essere un amico del Richie Cunninghman di Happy Days.
Nel 1968 però Dick Fosbury non è solo un ragazzo da college, ma un ragazzo che cambia il mondo con un salto in alto.

Il sogno di Dick

Dick è poco più che un adolescente quando si avvicina all’atletica e inizia a saltare in alto.
Lo fa come tutti, con lo stile ventrale, ma qualcosa gli fa cambiare idea, vai a sapere cosa.
Fatto è che tra il 1962 e il 1963, proprio quando John Kennedy nel discorso alla Rice University infiamma sogni e fantasie annunciando che gli Stati Uniti andranno sulla Luna, Dick insegue un sogno tutto suo, guarda in alto e inizia a saltare come mai nessuno prima di lui.

Dick Fosbury trainingAllenatori e atleti lo guardano incuriositi, ma su quel ragazzo che salta di schiena non scommettono un granché, lo lasciano fare perché in fondo nell’America che iniziava ad impantanarsi nel Vietnam si poteva essere liberi di saltare in alto come volevi.

Il ragazzo li sorprenderà tutti

Arrivato al college Dick trova Bernie Wagner, allenatore vecchia maniera ma di ampie visioni, e lo convince a farlo allenare a modo suo. Bernie lo segue, lo osserva, lo vede migliorare, fare risultati, la dinamica del suo salto viene anche studiata con approccio scientifico per capirne la cinetica, ma saranno comunque in pochi a non stupirsi quando Dick si qualifica per le Olimpiadi di Città del Messico saltando 2,21.

Mexico 1968

Dick Fosbury arriva a Città del Messico senza riflettori puntati.
Ha un buon risultato alle spalle, ma nessuno scommette che possa avere anche un futuro, soprattutto perché se la dovrà vedere con giganti come il suo compagno di squadra Ed Caruthers e i russi Valentin Gavrilov e Valery Skvorcov.

Dick è un irregolare e non lo nasconde.
Il 12 ottobre alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici lui non c’è, ha fatto una scelta diversa.
Dick è un figlio del suo tempo; con Gary Stenlund, suo compagno di college e lanciatore di giavellotto, affitta un minibus e vanno a Teotihuacan dove, insieme ad altre 50.000 persone vivono la suggestione della staffetta olimpica che porta la torcia a lambire la Piramide del Sole e la Piramide della Luna.

In effetti non tutta la delegazione olimpica statunitense è rimasta a Città del Messico.
Con Dick e Gary ci sono anche Cynthia Goyette e Donna De Varona, nuotatrici olimpiche.
Passeranno la notte insieme e forse la ricorderanno per tutta la vita.

Il 20 ottobre

Di sicuro Dick Fosbury, ma non solo lui, ricorderà il 20 ottobre, una domenica di sole a Città del Messico.

Calza uno scarpino bianco e l’altro blu, la scritta rossa USA e il pettorale bianco con il 272 spiccano sulla sua canottiera blu notte mentre lui dondola su gambe da airone e apre e stringe i pugni, come a dire adesso vi faccio vedere io cosa è capace di fare chi insegue un sogno.

Al primo salto qualcuno ride a vederlo quasi buffo mentre offre la schiena all’asticella e fissa gli occhi al cielo.
Dick Fosbury Mexico 1968Al secondo  è lui l’attrazione del momento, alza ancora la misura e il pubblico applaude.
Al terzo lo stadio è galvanizzato su di lui, arriva il 2,24 e mentre Dick Fosbury alza le braccia al cielo prima ancora di toccare il tappeto un’ovazione riempie l’aria.

Il sogno è realizzato

Dick Fosbury vince la medaglia d’oro olimpica e il Fosbury Flop, che non è solo un salto ma il sogno di un ragazzo dell’Oregon che pensava diversamente anni prima che il Think different diventasse il fortunato slogan di Steve Jobs, diventa la regola del salto in alto.

Dick Fosbury oro Mexico 1968Appena un anno dopo, nel 1969, Dick Fosbury si ritira.
Il ragazzo dell’Oregon che inseguiva un sogno ha cambiato il mondo.
Va bene così.

Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di storia del costume italiano ed heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) e il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019)

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