Calcio d’estate. Storie di cuore, miracoli e promesse

Il calcio d'estate e le sue storie, alcune fugaci, altre improbabili, ma tante che hanno invece lasciato il segno nella storia della Roma e nel cuore dei tifosi. Tra cessioni avventate, acquisti eccellenti e promesse mancate la seconda parte di una storia da precampionato.
Boniek

I differenti

Nel racconto del calcio d’estate legato alla Roma non posso non richiamare il triste episodio degli anni del calcio in bianco e nero legato alla vendita affrettata di tre giocatori buoni, quindi differenti, all’acerrima nemica di sempre, la Juventus.
I nomi ricorrono ogni qualvolta si parli di furto calcistico, che per me non è legato soltanto a quel famoso gol di Turone, valido a vita. Io parlo anche dello scippo di certi giocatori che con la maglia della Maggica avrebbero fatto la differenza, mentre è accaduto l’esatto contrario, domeniche e domeniche in panchina, come un certo Gori del Cagliari, tanto per citarne uno. 
Il caso in questione risale alla presidenza Marchini e i tre nomi sono Capello, Landini, Spinosi.

Boniek e Pierino

Per rimanere in tema di casi a strisce, vale la pena ricordare anche il caso Boniek, che “era già della Roma” e invece prese la strada per Torino, sponda bicolore appunto, per poi venire a giocare con la Roma e riuscire, nonostante le gambe un pò invecchiate, a fare la differenza.
Come non ricordare Pierino la peste Prati, giunto a Roma abbastanza spremuto. Ma il tifoso romanista che si innamora subito di tutti, non dimentica certo quel gol sotto la Curva Sud, contro la Lazio in un derby, quello del sorpasso in classifica.

Pierino Prati Roma
(A.S. Roma. Pierino Prati)

Nomi nel cuore

Chi negli anni più recenti ha fatto la differenza è nel cuore di ognuno di noi e i loro nomi ancora oggi sono ossigeno per la nostra pazza gioia di essere romanisti. Senza voler escludere nessuno, faccio solo quattro nomi di giocatori stranieri.
Nomi che sono emozione pura che, alla mia veneranda età, spinge forte il sangue nelle vene.

Herbert Prohaska

con lui abbiamo vinto lo scudetto dell’82. Giocatore che nessuno ha mai preso di mira, ha fatto sempre il suo dietro il palcoscenico, senza tanti riflettori puntate sulle sue giocate. Eppure con lui abbiamo raggiunto la vetta del campionato.

Toninho Cerezo

come non citare un cavallo pazzo come il brasiliano. Correva tutto sbilenco tanto da dare l’idea che più prima che poi sarebbe caduto per terra. Invece un gran fenomeno di giocatore e di uomo e di certo nessuno di noi ha dimenticato il suo sorriso.

Tonino Cerezo Roma
(A.S. Roma. Tonino cerezo)

Walter Samuel

The Wall, il muro, come lo definiva Carlo Zampa. Con lui in difesa non si passava per nessuna ragione, sempre presente e capace di fare reparto da solo.

Gabriel Omar Batistuta

il Re Leone, nonostante l’età calcistica avanzata è stata la differenza in zona gol e  ricordare i due gol al Parma – ma non solo quelli – mi fa ancora venire i brividi,  Il giorno della presentazione, fu apoteosi. Macchine parcheggiate qua e là nelle vicinanze della Curva Sud, tanto per dimostrare che anche noi siamo la differenza. Lui lo capì sin da subito e ci ripagò a modo suo.

Gabriel Batistuta Roma
(A.S. Roma. Gabriel Omar Batistuta)

I differenziati

Purtroppo anche nella vita calcistica esiste il rovescio della medaglia.
In questo caso giocatori che ho voluto definire  Differenziati, termine assai di prestigio e molto in uso ultimamente per via di una certa regola che andrebbe seguita con maggior interesse.
Non sono dei rifiuti, non mi permetterei mai di giudicare male. Chi ha indossato la maglia della Roma è sempre stato un grande, lungi da me pensare di offendere qualcuno, solo che sono stati differenti in altro senso…
La raccolta differenziata, si sa, distingue il prodotto in tre diverse categorie: carta, umido e vetro.
Giocando tra il serio e il faceto, possiamo suddividere in tal modo anche coloro che hanno avuto il privilegio di indossare la bella maja a du colori come invoca l’inno di Testaccio.

Carta

Ovvero quelli che sulla carta sembravano essere grandi campioni e invece.
Uno su tutti Renato Portaluppi, sceso dal cielo per fare il fenomeno e si è rilevato esserlo solo sull’argomento donne.  Roger Wagner, voluto fortemente dalla presidenza Sensi, detto l’uragano senza conoscere il vero senso di questo termine.  Jorge Lius Andrade Da Silva, un quasi Pelè, doveva fare la differenza a centrocampo, era piu’ veloce di un bradipo allenato…

Umido

Una categoria a parte, distinta dall’impegno sul campo senza però aver inciso più di tanto. Buoni elementi più che giocatori di calcio, hanno lasciato il segno per qualche bella giocata, qualche colpo ad effetto e null’altro.
Il primo pensiero va a Claudio Paul Caniggia, il treno biondo, ricordato solo per quella interminabile fuga sul campo, all’Olimpico, contro il Milan dove nessuno degli avversari è riuscito a raggiungerlo. A correre non era solo lui però, c’era uno stadio intero e pienissimo che andava di pari passo con l’argentino; in poche parole qualche maglietta umida perché sudata l’ha avuta anche lui. 

Caniggia
(A.S. Roma. Claudio Caniggia)

Gustavo Bartelt, il bello, con quella sua giocata contro la Fiorentina sotto la curva che ha permesso a Totti di far raggiungere l’orgasmo a migliaia di persone, in brevissimo tempo.
Dmitrij Alenichev, forse quello che ha sudato più degli altri, il ricordo vola su quel derby del “Vi ho purgato ancora” grazie al suo affondo sotto la curva degli ospiti venuti dalle zone limitrofe alla Capitale.

Vetro

Giocatori che per un contrasto sono finiti subito nel dimenticatoio per aver giocato qualche scampolo di partita.
Difficilmente sovvengono i nomi proprio perché quasi invisibili al terreno di gioco e ai suoi tifosi.
Per mera sfortuna ricordo solo un nome, Saliou Lassissi, in una amichevole di agosto, durante una fase di gioco più che tranquilla, quasi noiosa, un attaccante della squadra avversaria, entrava duro sul giocatore, un contrasto forte da rovinare il futuro di un calciatore.

Devid Eugene Bouah Roma
(A.S. Roma. Devid Eugene Bouah)

Devid Eugene Bouah, capitolo a parte perché per una maledizione, più che sfortuna ha avuto la rottura del crociato destro e, subito dopo la riabilitazione, anche quello sinistro.  Nessun commento da aggiungere.

Un gioco aperto

Il gioco però continua e chi legge potrà aggiungere o sottrarre nomi a piacimento perché in fondo, noi che amiamo la Roma, oltre ad essere der tifoso sempre er più, siamo anche tutti grandi allenatori e affermati opinionisti.
Io mi fermo qui.

 

Stefano Trippetta 64 anni, romano. Scrittore non per vocazione ma solo per passione rivolta alla città che fortunatamente mi ha voluto, scelto e cresciuto. Attraverso il filtro di una buona memoria sono riuscito a dividere questa grande madre: da una parte la Roma del cuore, la Lupa, tatuata con orgoglio; dall'altra quella razionale legata a ogni tipo di cambiamento, atteggiamento, costume.

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