domenica, 5 Dicembre 2021

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
Direttore responsabile: Roberto Angelini
Direttore editoriale: Marco Panella

Astutillo Malgioglio. Un esempio.

Astutillo Malgioglio. Un esempio.
Marco Panella
Ci sono i campioni e ci sono gli uomini. Poi ci sono uomini che diventano esempio. Proprio come Astutillo Malgioglio.

Ci sono i campioni e poi ci sono gli uomini.
I primi spesso diventano idoli e anche esempio.
Qualche volta anche cattivo esempio.
I secondi a volte passano una vita sportiva al limite dell’ordinario, ma altre volte lasciano il segno.
Astutillo Malgioglio è qualcosa di ancora diverso.
Astutillo Malgioglio è un esempio.

astutillo malgioglioCresciuto nella giovanile della Cremonese, dal 1977 al 1992 gioca 224 partite con il Bologna, il Brescia, la Pistoiese, la Roma, la Lazio, l’Inter e l’Atalanta, vince uno scudetto, una Coppa Italia, una Super Coppa e una Coppa Uefa.
Gioca in porta Astutillo Malgioglio e chissà se è vero che solo i più matti possono fare i portieri.

Il 1977 è anche l’anno di un altro suo esordio: fonda l’associazione ERA 77 – acronimo delle iniziali della figlia Elena, della moglie Raffaella e sua – e inizia ad occuparsi di assistenza ai ragazzi distrofici, un impegno al quale dedica tempo, anima, cuore e soldi.
In pratica tutto sé stesso.

Una domenica allo Stadio

Il 9 marzo 1986 a Roma è quasi primavera.
Astutillo è alla sua prima stagione a difendere i pali con i colori della Lazio, ma il rapporto coni tifosi non è mai particolarmente idilliaco, forse anche per i suoi trascorsi romanisti.
Fatto è che quella stagione la Lazio è in B e quella partita contro il Lanerossi Vicenza significa molto.

Sembra andare tutto bene, la Lazio vince 2-0, ma poi accade l’impensabile; prima la rimonta, poi il punteggio sembra essere fissato sul 3-3 quando il Lanerossi Vicenza segna un goal senza storia che gli fa vincere la partita.
È un goal senza storia che Astutillo avrebbe dovuto parare e la Curva Nord non glielo perdona.

Dice che un professionista in campo si debba schermare e non debba mai rispondere ad offese personali, anche e soprattutto quando sono fuoco amico.
Dice che sia così, ma poi bisogna trovarcisi.
Fatto è che a fine partita, prima di rientrare negli spogliatoi e con i cori contro di lui e i suoi ragazzi che non sono mai smessi, Astutillo si toglie la maglia, ci sputa sopra e la prende platealmente a calci.

Astutillo MalgioglioCambia tutto

Astutillo Malgioglio non è un uomo di piaggerie e sa benissimo cosa questo significa: ha tutti contro, tifo, squadra, Federazione.
Viene sospeso e deferito, lui rescinde il contratto e rimane alcuni mesi fermo prima di tornare in campo con l’Inter, dove rimarrà per cinque stagioni facendo il secondo di Zenga.
L’ultima stagione a Bergamo, con l’Atalanta.

Onore al merito

Dal 1977, però, Astutillo Malgioglio gioca anche un altro Campionato, quello con i suoi ragazzi distrofici, dove non si gioca contro qualcuno, ma tutti giocano per tutti.
Un impegno che dura ancora e che realisticamente non finirà mai.
Per questo impegno Astutillo Malgioglio il 13 novembre è stato insignito dal Presidente della Repubblica con l’onorificenza di Ufficiale all’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Ecco, le storie di calcio sono tante, ma il calcio, per la storia di Astutillo Malgioglio, è quasi solo un pretesto.
Per questo noi oggi rendiamo omaggio all’uomo Astutillo Malgioglio, un esempio per tutti.

 

 

 

 

Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di storia del costume italiano ed heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) e il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019)

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