Search
Close this search box.

Villa Borghese tra sport e vita

Villa Borghese dove si corre per amore e dove si ama di corsa, dove si portano i figli a crescere, dove il laghetto ti sorprende e ti ospita e dove tra cielo, tetti e cupole Roma si stende sotto la Terrazza del Pincio. A Villa Borghese, cuore verde di Roma, anche la corsa diventa un destino.
COVER LUCCARELLI

Se penso ad un posto che racchiude quasi tutte le mie esperienze, sportive e non, quello è Villa Borghese a Roma.
Ogni angolo e viottolo e scorcio della Villa mi è familiare e la cosa incredibile è che attraversa ogni momento della mia vita.
Se penso a me piccolissima, vedo tre cugine davanti al grande spiazzo alla Facoltà di Architettura, correre insieme mano per mano, con i vestitini punto smog ricamati davanti, e le scarpe inglesi con i lacci.
Forse il ricordo è reso indelebile dai filmini familiari, ma le gare per compiere il giro della piazza in meno tempo possibile, quelle sì, le ricordo bene, con i litigi e le scene che caratterizzavano ogni arrivo.

E sì, perché, come in ogni sport, il carattere che poi avremmo avuto in tutta la nostra vita, lo dimostravamo già allora: Romana la determinata, Carola l’entusiasta, Flaminia l’indifferente.Così, piano piano, degradiamo verso la grande fontana che è stata la base di tante fughe extrascolastiche. La scusa era la corsa campestre annuale della scuola, si partiva da Piazzale Flaminio, con la porta della Villa che affaccia sul caos della Citta Eterna, e su per la salita.
Ma appunto, il grande prato alla destra della strada e la grande fontana dai colori quasi di lago, erano la prima via di fuga e stop, senza farsi accorgere dai professori, che poi ci aspettavano all’arrivo, e ai quali noi ci consegnavamo dopo un paio d’ore finti stanchi.

Se poi penso alle trasgressioni durante il periodo universitario, sicuramente non posso non pensare alla Fontana dei Cavalli Marini e all’orologio di Piazza di Siena. Era la notte della finale dei Mondiali del 1990, e, dopo la delusione dei giorni precedenti per colpa dell’Argentina che ci aveva sconfitto a Napoli, io decisi che potevo anche infischiarmene di questa partita e con il ragazzo di cui ero innamorata allora andai a giocarmi un’altra partita…
Finì male pure quella, perché il fascino della Villa in notturna, la fontana cosi suggestiva ed allettante per il suo cane, che si tuffava con un gusto che io gli invidiavo, non furono così romantici agli occhi di questo tipo, e così festeggiai non solo il mio compleanno il giorno dopo da sola, ma anche la fine di una storia giovanile.

Sono così arrivata al mio fidanzato, futuro marito, e anche qui Villa Borghese mi è stata testimone.
Cominciavo ad amare la corsa, forse solo jogging perché l’agonismo della corsa non mi ha mai preso molto, e lui mi dimostrò tutto il suo interesse venendo a correre con me.
Lui era uno sportivo, ma giocatore di basket, e la corsetta a Villa Borghese per lui era veramente inutile. Lo fece per me, e sono contenta di metterla tra le sue prove di amore.
I nostri figli poi hanno vissuto Villa Borghese e ho loro trasmesso questo amore.
Ogni Maratona di Roma annuale li ho portati a fare la Maratonina non agonistica riservata ai più piccoli.Li portavo in gruppo, in tanti, tutti amichetti sportivi, e per non perdermeli in questa manifestazione bellissima che ogni anno popolava Roma, scrivevo loro il numero di telefono di casa sul braccio ed il nome sulla maglietta…!
Loro ancora si ricordano questa bellissima manifestazione, e per me è un punto d’onore sapere che se ancora oggi girano la Villa in bici o l’hanno attraversata in skateboard da ragazzi, un po’ è anche merito mio.

Io poi ho continuato a girare per Villa Borghese, e, dagli allenamenti tennistici che mi portavano a correrla attraverso con l’orologio per il tempo, sono passata alla camminata veloce; e ancora e spesso in bicicletta o a passeggiare.
Mi affaccio al Pincio e vedo un panorama che toglie il fiato, a me però così familiare che quasi non mi rendo più conto del valore estetico.
Arrivo correndo, raggiungo il centro della balconata sulla piazza, è l’alba e mi sento tanto Sylvester, anzi penso…
Quasi quasi torno ad allenarmi per gara a squadre over 50…

Carola Luccarelli classe 1964, laurea in giurisprudenza e una boutique che ancora la diverte, appassionata di tennis da giocatrice e spettatrice, scrive con passione per ritrovare se stessa nei momenti di relax. Il suo sogno quasi realizzato è fare il Grande Slam da spettatrice di tutti e quattro i maggiori tornei tennistici.

ARTICOLI CORRELATI

campetto via Lemonia Roma

La memoria del campetto

Una fotografia che buca il tempo e che racconta di un mondo. Il mondo dei campetti, sterrati di gioco e di vita che hanno costellato la geografia e la memoria urbana di tutte le città che crescevano intorno a sé stesse. Luoghi irripetibili che aleggiano ancora nel racconto di chi li ha vissuti.

Leggi tutto »
Pelé

Pelé. Quel giorno all’Olimpico

Io c’ero quel giorno all’Olimpico. Erano i primi anni sessanta, se poi fosse Roma-Santos del ’60, del ’61 o del ’63, lasciatemi il dubbio della memoria. Però io c’ero e Pelé l’ho visto veramente giocare. L’ho visto e lui sì che me lo ricordo come fosse ieri.

Leggi tutto »
Nord Corea '66

Nord Corea ’66

Non sono marziani, eppure non sanno chi sono i Beatles. Non sono marziani, eppure occhi spalancati li accolgono a Lime Station nel cuore di Liverpool. Sono coreani del nord. Sono qui per giocarsi un posto tra le prime quattro del Mondo.

Leggi tutto »
Ludovico Scarfiotti

Lodovico Scarfiotti. Gentleman Driver

“Corro perché mi piace”. Così diceva Lodovico Scarfiotti a chi, per amore, tentava di allontanarlo dalle corse. Gentleman driver, eclettico, campione in pista, su strada e nelle cronoscalate, ultimo italiano a vincere nel 1966 il Gran Premio di Monza, quella di Scarfiotti è una storia dispersa troppo presto. Noi lo abbiamo ricordato così.

Leggi tutto »

Niente di personale

Una storia possibile. C’è una motocicletta tra Simo Häyhä, il letale tiratore scelto che sul fronte finlandese tiene in scacco l’esercito russo, e il destino di Iwan Suchow, che dell’Armata Rossa sarà uno dei generali più decorati. Nessuno può dire se i due si siano mai incontrati veramente, ma per tutta la vita Simo Häyhä, cacciatore di alci e cecchino per necessità non ha mai smesso di ricordare il suo colpo migliore. Quello che non volle sparare.

Leggi tutto »