Jacqueline Cochran. La prima donna oltre il muro del suono

Nel 1953 Jacqueline a bordo del suo aereo è la prima donna ad infrangere la barriera del suono. Ma questo è solo uno dei tanti record della carriera di una donna che non ha mai abdicato nenche a uno solo dei suoi sogni.
Jaqueline Cochran

Questa è una storia che si snoda fra i cieli americani e sopra l’immensità dell’oceano Atlantico. È la storia di una donna che si è impegnata fino alla fine per poterla raccontare secondo i propri termini, decidendo lei il ruolo da interpretare.
Questa è la storia di Jacqueline Cochran che Cocharn non è stata sempre.
Jacqueline  nasce Bessie Lee Pittman nella paludosa Muscogee, Florida nel 1906. Ultima di cinque figli, ben presto si trova a dover fare la sua parte per la numerosa famiglia, andando ad aiutare nelle case di donne incinte del quartiere.
Nel 1914 tutta la famiglia si trasferisce in Georgia, forse con l’auspicio di trovare condizioni più favorevoli. Bessie subito è messa all’opera e assunta in una fabbrica di cotone, dove lavora dodici ore al giorno per una paga di sei centesimi l’ora.
Non è l’infanzia che si aspettava, non è l’infanzia che sa di meritarsi. I ricordi di quelle donne così curate e affettuose che ha conosciuto in Florida le hanno offerto uno squarcio su un mondo femminile di cui non immaginava neanche l’esistenza. Esistono donne che non hanno le mani segnate dai graffi causati dai macchinari, ci sono donne che preferiscono laccarsi le unghie di un bel color rosso e lei vuole diventarci amica.

Tutto cambia

A soli dieci anni entra in un salone di bellezza di fronte a cui passa ogni mattina per andare in fabbrica e, con la scioltezza di una lavoratrice incallita, chiede di poter essere assunta come apprendista. Oltre ogni auspicio, è assunta e inizia così la prima delle nuove vite di Bessie. Si trasferisce a vivere con i proprietari del salone e ben presto il ricordo di alzatacce per andare in fabbrica sbiadisce nel nulla. Ama il suo nuovo lavoro e i clienti sembrano amare lei.
A quattordici anni sposa Robert Cochran con cui avrà un bambino che morirà solo cinque anni dopo, ponendo fine così anche al legame fra i due; Bessie però continuerà a mantenere il cognome da sposata. Nel frattempo il suo amore per lo sfarzoso mondo dei parrucchieri non accenna a diminuire e, diversi anni dopo il suo primo lavoro da apprendista, Bessie atterra a New York, più precisamente al salone di Antoine da Saks sulla Quinta Strada.

Jaqueline Cochran

Jacqueline Cochran

Quello è il vero passo in avanti per lei: cambia il suo nome in Jacqueline e sulla sua storia passata stende un alone di mistero.
Per le sue clienti quella giovane spigliata è una boccata di aria fresca, una ragazza che non si tira mai indietro, persino nel seguirle in giro per l’Europa o a Miami. È qui che fa uno degli incontri più importanti della sua vita; durante una cena si trova seduta vicino ad uno degli uomini più ricchi d’America, Floyd Bostwick Odlum.
Fra i due la chimica è immediata, lui avvocato famoso per “essere stato l’unico ad aver fatto i soldi durante la Depressione” e lei che trabocca di storie avventurose. Quella sera, la neo-Jacqueline gli confida il desiderio mai sopito di creare una propria linea di trucchi, per poter far sentire tutte le donne d’America belle come quelle che camminano sulla Fifth Avenue.
Floyd non ride delle ambizioni della sua nuova amica ma preferisce essere onesto, “c’è una depressione in atto, Jackie. Se hai intenzione di coprire il territorio per fare soldi avrai bisogno di ali. Meglio se ti prendi la licenza di pilota”.

Solo una scommessa

Jacqueline pensa stia scherzando, che lo champagne che scorre abbondante gli stia dando alla testa. Eppure l’avvocato non demorde, “facciamo una scommessa” le dice. Lui pagherà la sua iscrizione alla scuola di volo a patto che lei riesca a volare entro tre settimane. Caparbia com’è, Jackie ci riesce. Ad attenderla fuori la scuola di volo, il giorno dell’esame, trova Floyd con un immenso mazzo di fiori. La loro amicizia durerà poco, nel 1936 preferiranno infatti sposarsi per non doversi mai più separare. Lui che le ha regalato le ali e lei che gli ha insegnato a guardare un po’ più in là.
Jackie scopre nel volo la propria dimensione, felice seduta sopra quei mostri di metallo che si muovono a una velocità tale da farla sentire sempre più lontano dall’infelice Bessie.

In volo

Due giorni dopo aver preso il brevetto, tenta il suo primo volo in solitaria verso un raduno di piloti a Montreal. L’esperienza si rivela un disastro, si vede costretta ad atterrare in un piccolo aeroporto in mezzo al nulla. L’umiliazione si fa sentire quando, davanti a un impiegato del posto, si sente dire che forse una donna come lei avrebbe fatto meglio a starsene in casa. Jackie non ci sta, non proprio ora che finalmente ha le ali per poter raggiungere il suo nuovo obiettivo. Studia, studia a più non posso fino a quando non è in grado di maneggiare tutte le tecniche di volo possibili. La sua è una mente malleabile, lei che ha imparato sul campo ha da sempre uno sguardo attento e pronto a recepire ogni minimo dettaglio.

Wings For Beaty

Nel 1935 fonda finalmente Wings for Beaty, la sua collezione di cosmesi ispirata al mondo del volo.
Le confezioni ricordano ali di aereo e le campagne pubblicitarie ritraggono la stessa Jackie nella cabina di pilotaggio mentre usa il suo innovativo make-up da viaggio. La sua intuizione la fa diventare uno dei marchi più conosciuti del periodo, arrivando persino ad avere Marylin Monroe come promoter dei suoi rossetti.
Grazie ai proventi ottenuti, acquista il suo primo aereo e continua a volare per tutta l’America per farsi pubblicità. Quello che lascia trasparire è l’immagine di una donna curata che non si lascia stropicciare dal mondo del volo solo perché i suoi colleghi maschi hanno sempre fatto così. Lei si sente decisamente femminile e vuole continuare a esserlo.
Il suo nuovo interesse diventano le competizioni aree; negli anni 30 a più gare possibili. Nel ’37 stabilisce il record nazionale di velocità femminile e nel ’38 è la prima donna a vincere la competizione Bendix Transcontinental. Stringe una profonda amicizia con Amelia Earhart, condividendo con lei esperienze e momenti di tranquillità, come quelli passati al ranch Cocharn.
Lì Amelia Earhart passerà diversi giorni prima di partire per il suo sfortunato volo intorno al mondo.

Jaqueline Cochran

In guerra

Nel 1941, a guerra iniziata, Jacqueline Cochran vuole poter dare una mano. Lo faceva da bambina aiutando la sua famiglia, lo vuole fare adesso aiutando il suo paese. Scrive alla Us Army Air Corps suggerendo di integrare piloti donne per pilotare aerei da trasporto. All’inizio la sua proposta viene respinta e lei preferisce iscriversi alla Wings for Britain, un’organizzazione che spedisce aerei americani in Inghilterra. Diventa così la prima donna a volare a bordo di un bombardiere sopra l’oceano atlantico.
Nel 1942, quando le condizioni di guerra sembrano peggiorare, le sue proposte tornano sul tavolo e sono approvate in poco tempo. Jackie così è chiamata per selezionare e dirigere un programma per l’addestramento di nuovi piloti.
Nel 1943 nasce la Women Airforce Service Pilots, la WASP, di cui Jacqueline Cochran è al comando. Anche se nessuna delle reclute partecipa attivamente allo scontro bellico rimanendo relegate ad operazioni di supporto e trasporto, lei si rallegra di questa, seppur piccola, vittoria.

Record su record

A guerra finita, non smette di macinare record. È la prima donna a volare in regime supersonico e la seconda a volare a Mach 2, velocità questa già toccata dalla francese Jacqueline Auriol. Ma a Jacqueline Cochran non piace arrivare seconda. Convince la Canadian Air Force a darle un Canadair CL-13 Sabre con il quale, il 18 maggio 1953 in California, percorre 100 km a 1050.15 km/h oltre la barriera del suono, mentre il 3 giugno vola a 1078 km/h su circuito chiuso da 15 km.
Jackie ormai è inarrestabile e, nonostante aver raggiunto livelli fantascientifici, continua a spingere il limite un po’ più avanti.

Jackie

Nello spazio (o quasi)

Negli anni 60 Jacqueline Cochran viene coinvolta nel progetto Mercury 13 per la selezione e addestramento di donne americane come possibili astronauti. Tuttavia la NASA cambia presto idea, si dice non interessata ad avere donne come parte degli equipaggi spaziali e il progetto viene chiuso.
“Certo che volevo essere la prima donna nello spazio” rivela Jackie che, forse, nell’immenso buio del cielo vedeva un nuovo record da infrangere.
Dopo essersi anche candidata in politica senza grande successo, si ritira dalle scene preferendo le sterminate praterie del suo ranch in California.

Un ultimo volo

Jacqueline Cochran muore il 9 agosto 1980, quattro anni dopo la scomparsa del suo amato Floyd che non ha mai lasciato il suo fianco. Rimane il ricordo di una donna forte che, nonostante un percorso non tradizionale, è stata in grado di tracciare il proprio destino esattamente secondo i propri desideri. Nel suo cercare sempre un nuovo record da battere si può vedere un tipo di ambizione particolare, quella di chi, fin dalla nascita, ha saputo che tutto ciò di cui aveva bisogno era trovare la magia intorno a sé.
Jacqueline, perché è con il nome della sua seconda e vera vita che vogliamo ricordarla, lo ha fatto.

 

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Laureata in Filosofia all'Università di Roma Tre, per tentare di capire il futuro che l'attende studia Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione. Che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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