Death diving. Norvegia estrema

Divertimento e sfida. Tutto è estremo nel Døds diving norvegese, ovvero la disciplina che ha fatto diventare il tuffo libero, persino il tuffo a bomba, una competizione dove sfidare equilibrio, acqua, cielo e soprattutto sé stessi. La Norvegia che non ti aspetti è sorprendente.
Death diving

È un aereo? È un supereroe? No, è solo uno dei partecipanti del campionato mondiale di tuffi liberi che si tiene ogni anno in Norvegia.
Tuffi liberi, Døds diving o death diving come si chiama la specialità per non lasciare nulla al caso, ma forse tuffi a bomba suona meglio.
La mente è veloce, torna subito a infiniti pomeriggi in piscina o in bilico su scogli neanche tanto sicuri. Eppure eravamo tutti lì ad agguantare equilibri precari, pronti a sfidarci nel fare più volteggi possibili prima di colpire l’acqua.
Ecco, ora fate un altro di volteggio e vi troverete catapultati dentro un campionato ufficiale di quello che forse non avreste mai immaginato.

Døds Diving World Championship

Il Døds diving è una disciplina che rientra a pieno titolo nella categoria degli sport estremi. Battesimo ufficiale nel 2008, con la prima edizione del Døds Diving World Championship.
Da allora ogni anno appassionati e curiosi si ritrovano a Oslo nel complesso di piscine di Frognerbadet per osservare piccole figure, lontane su piattaforme alte 10 e 15 metri, tuffarsi veloci in acqua con stile quantomeno pirotecnico.
Stesso spettacolo nei tour che la Døds Federation organizza durante l’anno, quando spesso gli atleti si tuffano in acque libere saltando da container impilati su barche appositamente ormeggiate in prossimità di approdi che diventano tribune.
Ovviamente tutto questo non poteva rimanere stretto nei confini norvegesi; tour e challenge di Døds diving si svolgono in diversi luoghi del mondo e richiamano sempre più atleti e pubblico sempre più numeroso.

Death diving

Le categorie

Il campionato  di death diving si divide in due categorie principali: classico e freestyle. Nel primo caso gli atleti devono tuffarsi orizzontalmente, con braccia e gambe tese fino a quando non colpiscono l’acqua, senza rotazioni di alcun tipo, assumendo solo una posizione fetale pochi istanti prima dell’atterraggio. I tuffi vengono poi giudicati in base alla velocità, tempo di mantenimento della posizione originale, chiusura e splash finale.
Nel freestyle, invece, è permesso realizzare diverse rotazioni e giravolte fino al momento dell’impatto. Chi più ne ha, ne metta.

Death diving
(Il death diving free style di Ken Stornes. Photo credit: Ken Stornes)

Record fuori ordinanza

Ad oggi, il record mondiale maschile di death diving è dell’atleta norvegese Ken Stornes con tuffo di 31,3 metri, mentre quello femminile  appartiene a Asbjorg Nesje con di 24,8 metri.
Altezze fuori ordinanza affrontate da luoghi fuori ordinanza: scogliere, fiordi, spesso tra ghiaccio e neve.
Coraggio e gelo a parte, sembra di avere appuntamento con Wotan in persona.

Uno spettacolo ipnotico

Certo qualcuno potrebbe criticare l’assenza di rigorosa armonia o dell’estetica precisione rispetto allo sport classico, eppure vedere alcune di queste valchirie bionde lanciarsi a tutta velocità da torri che per astrazione ci riportano a quelle dei castelli delle favole, non può non risultare ipnotizzante. Forse principesse in fuga anche loro, tendono i corpi al massimo, tanto da sembrare sospesi nel momento in cui staccano i piedi dalla piattaforma e non sai se vogliano puntare al cielo piuttosto che allo specchio d’acqua.

Death Diving
(Photo credit: Asbjørg Nesje)

Bambini sempre

È proprio in queste traiettorie che emerge uno spirito bambino, una voglia di divertirsi che forse, almeno per un secondo, tenta di nascondere comunque il timore che tali prove possono incutere. In fondo la paura vera la conosci solo dopo averla vinta.
In pochi possono vantarsi di esser diventati campioni mondiali di death diving ma, nel vedere i volti divertiti e distesi che riemergono dall’acqua, ci viene da pensare che forse anche noi quest’estate potremmo osare quel tuffo da un trampolino ben più modesto, ma che tanto ci spaventava l’anno scorso.
Chissà, magari è la volta buona che diventiamo campioni di tuffi a bomba!

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Laureata in Filosofia all'Università di Roma Tre, per tentare di capire il futuro che l'attende studia Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione. Che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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