Camille du Gast. La vita spericolata di madame

Camille du Gast eccelle in qualsiasi sport, dal lancio col paracadute alla scherma, ma ottiene la fama diventando una delle prime donne pilota della Francia. Una vita intensa, spericolata e impegnata che scorre tra altezze, velocità, gare di motoscafi, tentati omicidi, diplomazia e un amore sconfinato per gli animali.
Camille du Gast

Nascere nel penultimo scorcio dell’800 vuol dire affacciarsi al mondo in un periodo pieno di promesse.
Nascere in quel periodo a Parigi è un sogno. Se ti chiami Camille du Gast e vivi a Parigi, probabilmente è ancora meglio come dimostra la sua vita spericolata.

Un amore fra le nuvole

Nata nella città dei lumi nel 1868 da una famiglia alto borghese, Camille du Gast trova presto il suo posto nella società come cantante e pianista. Il suo sogno di ragazza parigina culmina nel 1890 quando sposa Jules Crespin, azionista e manager di Dufayel, uno dei grandi magazzini più famosi della nazione.
La vita matrimoniale procede per il meglio. Jules è un uomo premuroso, attento a ogni desiderio della giovane moglie. La sua devozione è totale, al punto da seguire gli estri sportivi di Camille che, in quel momento, ama i voli in mongolfiera e il paracadutismo.
Sua moglie è sempre stata un po’ spericolata e l’idea di cambiare vita per allinearsi a un più tranquillo menage coniugale. non la sfiora minimamente. Luis è innamorato ed è più che contento; lui la seguirebbe anche alla fine del cielo. 
L’unica richiesta? Che usi il suo nome da nubile, du Gast.  La ama al punto che vuole evitare che il lancio col paracadute dalla mongolfiera sembri solo una trovata pubblicitaria per il grande magazzino che una prova del suo coraggio.

La più grande sportiva di sempre

Mongolfiera e paracadute non sono le uniche passioni di Camille. 
La più grande sportiva di sempre, non si tira mai indietro da una sfida, sia che sia tiro al bersaglio, scherma o equitazione. Dove l’unico limite è il proprio corpo, la ragazza non vede l’ora di cimentarcisi.”Così scrivono di lei  le riviste popolari che si appropriano del suo personaggio.
Purtroppo, come spesso succede, la vita si mette di mezzo e i sogni di un futuro fra le nuvole con Jules si infrangono.
Camille, a soli ventisette anni, rimane vedova con a carico una figlia piccola e un’eredità (quasi) esagerata.
Allibita, madame du Gast teme per il suo spirito competitivo, non vuole rischiare che l’agio lo faccia venir meno  lasciandola come un guscio vuoto.

Camille du Gast

Un nuovo amore

La più grande sportiva di Parigi, però, non può deludere le attese.
Ben presto Camille scopre come poter onorare la memoria del marito. Decide di scendere in pista. Letteralmente.
Nel 1899 Camille du Gast, vedova Dufayel, diventa una delle prime donne francesi a partecipare a una gara automobilistica.
In un’assolata giornata invernale la Peugeot di Jules rivede la luce alla guida di Camille per una gara locale e lei, nei giri frenetici in pista e nella tensione che si scioglie solo dopo l’arrivo, ritrova un briciolo delle stesse emozioni che provava quando c’era Jules.
Ad attenderla al finale vi è il suo immenso, coloratissimo gruppo di amici che nel vedere una donna al volante, per di più una mamma, ritrovano il senso di una vita bohémienne che li appassiona. Très chic.

La Gordon Bennet Cup Parigi-Berlino

Per Camille du Gast questo è solo l’inizio. Nel 1900 è all’inaugurazione della Gordon Bennet Cup che si snoda fra Parigi e Lione, osserva con sguardo attento gesti e reazioni dei piloti e prende la sua decisione.
L’anno successivo è suo uno dei due nomi di iscritte alla Parigi-Berlino. L’unica altra pilota ad affrontare il percorso è la famosa baronessa Hèlene van Zuylen, iscrittasi sotto il nom de plume di “Lumaca” insieme al marito “Escargot”.
La gara è lunga, stancante e oltremodo difficile per Camille che ha deciso di partecipare con una macchina pesante e difficile da manovrare, specialmente in un contesto di gara. Al via lei è ultima fra le 122 vetture partecipanti (di cui 120 sono guidate da uomini), ma ben presto riesce a risalire le fila.
Il percorso è diviso in tre tappe, lunghe e difficili. Pochi chilometri all’uscita di Parigi viene segnato addirittura il primo incidente della competizione: un bambino viene colpito da una delle macchine che gli sfrecciano vicino, troppo veloce per potersi fermare in tempo.
Madame du Gast si è iscritta per divertirsi e spingersi oltre i propri limiti ma al suo arrivo, ottenuto il trentatreesimo posto, non riesce a non avvertire un senso di spaesamento. “Ti gira ancora la testa come se stessi in auto” le dice scherzando sua figlia.

La corsa della morte                                                                                                                                                                               

Nel 1903 Camille s’iscrive alla Parigi-Madrid, ben presto tristemente soprannominata “La corsa della morte”.
Dopo il fischio d’inizio si trova ben presto fra le prime posizioni, superando immense macchine verso la cima della fila. Dopo pochi chilometri mantiene e difende il suo ottavo posto ma, appena avvistato il cartello che segna Bordeaux, improvvisamente chiede al suo meccanico di fermare l’auto. L’uomo non capisce, teme sia un capriccio o che madame sia stanca, ma presto si rende conto di quello che sta avvenendo. Due macchine, la 18 guidata da Phil Stead e la 96 di Jacques Salleron, si sono scontrate e ribaltate. Stead è ancora intrappolato sotto il msotro di metallo, bloccato dal suo peso insostenibile. Camille, incurante del fango e del fumo che continua a uscire dalle auto, si prodiga nel portare aiuto. Stringe la mano a Stead mentre continua a tranquillizzarlo “stanno arrivando i soccorsi, non preoccuparti andrà tutto bene” e si rifiuta di abbandonarlo fino a quando non vede l’ambulanza spuntare da dietro le colline. Solo allora decide di risalire a bordo della sua macchina, lisciarsi i vestiti spiegazzati e riprendere la corsa. A Bordeaux arriverà settantasettesima.
La gara sarà bloccata e cancellata dopo questa tappa; ci sono già stati troppi incidenti per una competizione che prevede di passare di città in città fino in Spagna.

Camille du Gast

La Gordon Bennet Cup di Homburg

Un anno dopo Camille ha ancora addosso lo stesso desiderio di gareggiare e decide d’iscriversi alla Gordon Bennet Cup che si terrà al circuito Homburg in Germania. Il suo arrivo è quello di una professionista. Invitata dal gruppo Benz, arriva insieme all’ingegnere Marius Barbarou, ideatore della macchina che poi avrebbe guidato.
Madame du Gast si sente pronta; da vera sportiva desidera solo dimostrare i progressi che è riuscita a compiere in questi anni, ma, appena arrivata sulla linea di partenza, una mano forte le si poggia sulla spalla.
È un momento di massima concentrazione, quella mano la infastidisce e lei si volta stizzita.
Non può saperlo, ma il peggio deve ancora arrivare. 

Davanti a lei uno dei giudici di gara  le fa segno di scendere dalla Benz.

Pochi istanti e il fastidio diventa rabbia: il giudice le comunica che l’Automobile Club di Francia ha deciso di vietare l’accesso alle gare a tutte le donne a causa della loro rischiosa “eccitabilità femminile”.
Inutile dire che Camille in quel momento non si esprime proprio come una signora dell’alta borghesia.

Trovare una nuova via

Tornata a Parigi, Camille du Gast fa pubblicare una lettera aperta contro l’inflessibilità delle leggi francesi ma, registrato il poco interesse sulla materia, decide di abbandonare per un po’ la città dei lumi e trasferirsi in Inghilterra partecipando all’inaugurale Brighton Speed Trials. Lì incontra anche Dorothy Levitt, famosa per aver segnato da poco il record di velocità femminile. Camille però ormai vede il mondo delle auto da corsa come rovinato, disillusa da quelle restrizioni che mai prima si sarebbe sognata di dover rispettare.
Lei ha bisogno di stimoli, di sfide, non di regole assurde.
È così che d
ecide di lasciare il grigio della strada per il blu del mare. Adesso il suo panorama è quello dei motoscafi da corsa.
Parigi torna a essere affascinante quando la puoi osservare dalla Senna.
A bordo del suo Turquoise madame du Gast partecipa a gare nazionali e internazionali e trova nuovo entusiasmo.
In una di queste gare, trova anche la paura. Durante la
Algeri-Tolone infatti, poco prima dell’arrivo, si ritrova al centro di una terribile tempesta. Insieme alle altre barche in gara è costretta a fermarsi, a cercare di farsi scudo come può e attendere i soccorsi che la porteranno in salvo. Due mesi dopo le faranno sapere di esser stata dichiarata la vincitrice in quanto la sua barca, al momento dell’interruzione della gara, era la più vicina alla costa di Tolone.

du Gast motorboat

In Africa

Camille è però ormai stanca delle competizioni. inizia a collaborare con il Ministero degli Esteri francese, partecipa in Spagna alla conferenza Algeciras del 1906 dove si discute di influenza francese nel Maghreb e  negli anni successivi viaggia molto in Africa. Viene descritta come attenta alle condizioni delle donne locali e pronta a intraprendere la via della diplomazia lì dove, invece, le sue controparti maschili spesso preferivano altri mezzi.

L’omicidio scampato

La sua vita piena di avventure però sembra non volerla mai abbandonare del tutto.
Nel 1910 sfugge a un tentato omicidio nel cuore della notte per mano di alcuni amici della figlia.
Il movente? La grandiosa eredità che ancora custodisce e che la giovane tenta da anni di estorcerle.
Dopo un tradimento simile, niente è più lo stesso per Camille e la donna che aveva coraggio da vendere, trova ora difficile ritrovare energia e amore per la vita.

Adieu

Forse per questo i suoi interessi e i suoi affetti cambiano orizzonte.
Camille du Gast passa gli ultimi anni della sua vita dedicandosi all’ultimo, ma anche al più duraturo dei suoi amori: gli animali.
Viene eletta presidentessa della “Società Francese per la prevenzione contro la crudeltà sugli animali”, ruolo che ricoprirà fino alla morte.
Il 24 aprile 1942, a 74 anni, Camille esce di scena.
A suo nome vengono intitolate una strada e una scuola nei dintorni di Parigi, ma quello che veramente rimane di lei
non è solo il ricordo di un’abile pilota, ma quello di una donna poliedrica, capace di giocare la mano con il destino senza dover mai chiedere scusa per voler  sempre e solo una donna libera.

 

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Intrepide

 

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Laureata in Filosofia all'Università di Roma Tre, per tentare di capire il futuro che l'attende studia Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione. Che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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