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Ska-P. Il punk operaio della Republica de Vallekas

I Bukaneros, ultras del Rayo Vallecano sono il grido proletario ed unito di una periferia a sud-est di Madrid che tra lotte sociali ed operaie si raggruppa sotto la bandiera del Rayo Vallecano. Il loro urlo, identitario, che proprio quest' anno compie trent'anni di onorato punk, si nutre dell'energia degli Ska-P. Zero pretese, da sempre si punta alla salvezza o al massimo al centro classifica. “Como un Rayo”, inno antifascista e contro il razzismo è un simbolo e idioma di un calcio umile e dal basso.
Ska-P

Valleca è come Brooklyn, ma sta al centro, nel cuore della Spagna. È l’anima operaia, controcorrente, anarcoide, infinitamente proletaria, tutto ciò che può essere contrapposto ai “gatos”, ovvero ai madrileni, si trova nel mondo di pensare di ogni vallecano. Mezzo milione di anime, di un popolo con lo sguardo a sud-est che storicamente ha sempre scelto di isolarsi dalla stilosa e “borghese” Madrid. Lo è per distanze politiche, i Blancos sempre etichettati come il potere e vicino al franchismo, ma anche per la sua radicata filosofia di coesione “dal basso”, anti-convenzionale, anti-sistema e umile. È nell’underground, nella periferia, che avviene il rito laico dei suoi tifosi, i Bukaneros. Nella sacralità di una curva, dichiaratamente antifascista, antirazzista, il calcio si mescola al popolo, alla gente, composta da operai, disoccupati, giovani e pensionati. Nella Repubblica del Rayo non c’è spazio per le pretese, si è tifosi a prescindere dal risultato e della posizione. L’essenza di definirsi tifoso è proprio nell’essere consapevoli che si lotta tutti insieme, anche per una semplice e combattuta salvezza. L’aria che si respira ha qualcosa di antico, il football è inteso come riscatto sociale, in un territorio anch’esso sempre in lotta tra disoccupazione e salari minimi. I vallecanos che si dividono tra Puente de Vallecas e Villa de Vallecas, mantengono il loro spirito di appartenenza in maniera forte. Ed è singolare, unico, ma incredibilmente romantico che il loro slogan sia: “Siamo la terza squadra di Madrid, ma la prima di Vallecas!”, frase che va oltre l’amore per il calcio e ci fa capire come la vittoria, i trofei, ed anche il business possa essere qualcosa di effimero, di temporale ma allo stesso tempo di consapevole, appartenuto ad altre epoche, sicuramente più ricche di valori e meno diaboliche dal punto di vista economico. Il filo conduttore che lega i tifosi alla squadra è una simbiosi popolare, in lotta contro il classismo e la ricchezza sfarzosa, che risiede in antiche mura di un centro sociale. Dai valorosi tifosi della folgore (Rayo significa “folgore” in spagnolo), riecheggia l’antico motto: “Vallecas è la Stalingrado di Spagna”, una avanguardia rossa a difesa degli antichi valori di sinistra e dove si lotta contro movimenti di destra o maggiormente conservatori. Un mondo del tifo che vive in maniera simbiotica con la propria squadra di calcio, e dove il goal i successi e il campionato vengono dopo il concetto di aggregazione sociale.

Rayo Vallecano

Lo sguardo oltre El Cerro del Tiò Pio

La bellezza del tramonto del El Cerro Tio Piò, tra verde e un meraviglioso tramonto, ci fa capire la stupenda contrapposizione tra territorio e il materiale umano. Sotto, lo stadio del “Rayo”, simbolo di lotta e passionalità e sopra le svettanti colline del parco Parque de las 7 Tetas. La visionarità mista al fare, si riassume nei lavori che hanno permesso di realizzare i sette “colli”, costruiti in materiale riciclato. La classicità di un paese si rispecchia anche nelle sue incredibili ricchezze e bellezze, come la stazione di Antocha, El Retiro, le torri di Kiò e tantissimi altri tesori. Il Barrios de Vallecas è un quartiere immenso, dove la classe operaia quando non va in paradiso, si accontenta di costeggiare il tempio il “Campo da Futbol de Vallecas”, dove non svettano e primeggiano come i cugini blancos enormi megastore con abbigliamento sportivo, ma un semplice negozio romantico che fa da apripista alla cancellata il più delle volte aperta per chi vuole assistere agli allenamenti. È il fascino della bellezza vintage- architettonica, gustosamente retrò, di una working class che si interpone ad una modernità della ricca e pomposa Madrid. Recentemente l’anello di congiunzione artistico tra Italia e Spagna è stata la collazione di una statua dello scultore Andres Montesanto, intitolata Monumento alla Memoria dei popoli italiano e spagnolo. Le anime del popolo de Vallecas, figli di una quotidianità sempre in lotta con l’avvenire sono in continuo movimento, tra i luoghi più intrisi di animosità sicuramente sono rappresentati dai quattro mercati di quartiere: Dona Carlota, Pedro Laborde 9, Villa de Vallecas e Puente Vallecas. Nel loro essere gustosamente popolari intrecciano sguardi, aneddoti e quello splendido brusio, che solo i market popolani sanno regalare. Ed è splendido riscoprire sapori di un tempo, come quello La queserìa del pueblo, antico casaro e bottega gastronomica che racchiude i sapori provenienti da territori spagnoli: come le verdure provenienti dalla Navarra o le acciughe di Santona  Non c’è amore più sincero di quello per il cibo, in questo caso oltre l’amore per il Rayo, a Vallecas si unisce magicamente, tra tifo e umanità, il concetto di tribù del calcio, dove gli ultimi lotteranno sempre, ed anche se non vincono, gli resta quell’inarrivabile sapore e senso di appartenenza.

El Rayo, fucina di giovani talenti

Due squadre, nella capitale madrilena, si sono divise lo strapotere calcistico. Atletico e Real, anche loro storicamente rivali, oggi sono club di riferimento a livello internazionale. La terza sorella più piccola, ma orgogliosamente operaia e figlia del suo popolo, squarciò la luce di Madrid nel 1924. El rayo (la folgore), aveva in sé la forza di una comunità compatta e solidale che sebbene sia stata sempre lontano dalla luce della ribalta e dalle vittorie sportive ha saputo negli anni ritagliarsi un posto di merito grazie alla passione e al legame dei propri tifosi. I “Colchoneros”, l’altra sponda di Madrid, quella dell’Atletico “dei materassai”, presa in giro ironica dei tifosi blancos, è considerata il contraltare della “borghese” tifoseria dei galacticos, un po’ come il Davide e Golia del mondo del calcio. El Rayo Vallecano ha invece sempre allontanato l’idea di tifo legato alla vittoria, il tifoso di Vallecas è sostenitore dei propri ideali di appartenenza, a prescindere dalla partita e dal risultato sportivo, in esso è racchiusa tutta la diversità e l’orgoglio di un calcio romantico che oramai non esiste più. Il Rayo, dagli anni ‘70 ad oggi, ha avuto un palmares non  esaltante, ma tanto basta per rendere soddisfatto il proprio popolo.  Andando a ritroso negli almanacchi calcistici, ritroviamo tra la stagione 76/77 l’ultima retrocessione in segunda division con immediato ritorno in Liga l’anno successivo. In ambito internazionale, nella stagione 2000/2001, il punto più alto del club con il raggiungimento dei quarti di Coppa Uefa. Il migliore piazzamento nella Liga Spagnola è invece l’ottavo posto del campionato 2012/2013. Nella società sportiva di Vallecas, spicca lo splendido e visionario Rayo Juvenil, riconosciuto a livello internazionale come il settore giovanile tra i più floridi in Europa.  Una cantera di Vallecas, che nel tempo ha costruito un autentico gioiello calcistico riguardante il football del futuro. La giovane cantera del Rayo, ha conquistato negli ultimi anni la Copa del Ray di categoria e la vittoria della Liga. I giovani della cantera sono stati recentemente visionati o addirittura acquistati da vari club europei. Un club che guarda in maniera attenta e futuristica ai giovani talenti della propria città.

Ska-P

Ska-P, il punk nella Repubblica operaia de Vallecas

Capita, come ogni piccolo territorio, provincia o nazione, generi un fenomeno di massa, culturale o musicale capace di catturare l’attenzione di un enorme pubblico. Con le dovute proporzioni, pensiamo alla Liverpool dei Beatles, nei luoghi del fiume Mersey, oppure agli italiani CCCP-Fedeli alla Linea, tra i massimi autori e ideatori del fenomeno punk rock italiano originari della provincia di Reggio Emilia. A queste piccole, ma rivoluzionare, fenomenologie glocal è collegabile anche la storia degli Ska-P, figli di uno universo ska e punk, nati nel quartiere operaio di Vallecas e che hanno fuso e marchiato la storia musicale a quella identità sportiva, controcorrente e ribelle chiamata Rayo-Vallecano. La periferia di Madrid, cosi lontana dagli eccessi e gli splendori pomposi dei ricchi, è il seme che fa nascere la storia del gruppo formato inizialmente da: Roberto Gañan Ojea (“Pulpul”) come prima voce e chitarra, Toni Escobar come chitarrista solista, Julio César Sánchez (“Julio”) al basso, “Pako” alla batteria e Alberto Javier Amado (“Kogote”) alle tastiere. La loro ironia nei confronti del potere e il sentimento antifascista li porta a creare il primo album omonimo per etichetta A-Records. Giudicato un flop, la vita della band, continua con maggiore carica ed energia. Gli Ska-p iniziano a suonare in piccole piazze mescolando attivismo e rivoluzione, la formula vincente li porta a pubblicare nel 1996 El vas del sombrero per RCA, e il loro singolo Cannabis inizia a diffondersi in maniera contagiosa anche nelle classifiche europee come Spagna e Francia. Planeta Eskoria, quarto album, permette alla band di tastare il loro legame con il pubblico. La band parte con il suo tour per Francia, Spagna, Olanda, Svizzera, Belgio, Austria, Germania, Russia, Messico, Ecuador, Venezuela, Argentina, Cile, Brasile. A seguirli, il loro simbolo iconico, il gatto Felix, disegnato come logo della band e che svetta nei concerti del gruppo. Arrivati agli anni duemila, nuovo momento di scambio e risvolti nella band, nel 2007 Pulpul decide di lasciare la band. L’anno successivo nel 2008, i concerti in Italia e varie tournée internazionali. Sebbene siano passati trent’anni esatti dai primissimi esordi del 1994, lo stile incalzante mescolato alla rabbia del gruppo sembra essersi mai sopita. L’incredibile voglia di schierarsi, sempre al fianco delle loro radici (il brano Como un Rayo è un esempio perfetto) è la filosofia irriverente della band. Un gruppo che ha plasmato in maniera unica e peculiare il popolo dello ska, definendo e allargando gli orizzonti anche oltreoceano. Se si chiudono gli occhi e immaginiamo gli Ska-p su un palco, otterremo e ascolteremo il loro marchio di fabbrica, segnato nel corso degli anni dalla loro potenza propulsiva popolare, espressa nel ritmo incessante della parola, talvolta giocosa quanto tagliente. Nel mezzo le tematiche del proletariato, della lotta di classe dei valori contro ogni forma di dittatura e violenza, sempre attuali e sempre vive.

 

Sergio Cimmino Nasce a Napoli nel 1982. Collabora in ambito comunicativo, radiofonico, musicale e culturale. Da freelance lavora per testate nazionali, web tv e ha contribuito alla realizzazione di musical ed eventi.

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