United 2026. Il Mondiale che cambierà tutto

Alle vigilia dei Mondiali del 2022, possiamo già pensare ai Mondiali del 2026? Assolutamente sì perché United 2026 saranno radicalmente diversi da tutti i Mondiali precedenti. Grandi distanze, fusi orari diversi, condizioni climatiche diverse e, come se non bastasse, 48 finaliste contro le attuali 32. È abbastanza per dire che i Mondiali del continente americano cambieranno tutto?
United 2026

Finita la stagione delle competizioni di calcio europee, si attende per la fine di quest’anno lo svolgimento del Campionato del Mondo di Calcio in Qatar. Come noto l’Italia non ci sarà e quindi, almeno a noi, toccherà puntare alla prossima edizione del 2026 che si svolgerà anche in USA
Il Mondiale 2026 avrà infatti un’impronta territoriale ibrida e, già solo per questo, sarà un’organizzazione rivoluzionaria.
La domanda è quindi più che lecita: United 2026 sarà il Mondiale che cambierà tutto?

In effetti c’è anche altro

Dell’impronta territoriale abbiamo detto, ma anche la partecipazione di 48 finaliste e non più 32, innova profondamente il panorama organizzativo dei gironi e della loro durata.  Sedici squadre in più non è cosa di poco conto.
Poi il naming. Questa volta il Mondiale non avrà il nome di una nazione (ricordiamo su tutti, guarda caso, Spagna ’82 o Italia ’90), bensì il proprio brand, ovvero United 2026, in quanto si svolgerà in tre diverse nazioni: Messico, Canada e Stati Uniti.
Infine le location. Messico e Canada parteciperanno con tre città ognuno, mentre negli Stati Uniti le partite saranno ospitate in dieci stadi disseminati tra Est, Ovest e Centro.

Gli Stati Uniti sono pronti per accogliere il calcio?

Negli ultimi anni il calcio negli Stati Uniti ha fatto passi da gigante ed ha trovato una straordinaria declinazione popolare a livello di college, soprattutto femminile. Non è certo un caso che le ragazze americane siano campionesse del mondo in carica e detentrici del maggior numero di titoli. A questo, però, non corrisponde altrettanto appeal guadagnato nei confronti del grande pubblico.
Sono passati decenni e nel fratttempo il mondo è cambiato diverse volte, ma vale la pena
ricordare che l’esperienza di USA ’94 non fu proprio un trionfo organizzativo.
United 2026 ci farà cambiare idea?

United 2026

Gli sport più amati dagli americani

Analizzando una recente inchiesta sugli sport di squadra più amati dal pubblico a stelle e strisce,  qualcosa lascia ben sperare.
Medaglia d’oro va all’American Football ovviamente, con il 67% delle persone che lo elegge a sport preferito e un’incredibile presenza media di 67.591 persone ad ogni evento (la più alta del mondo). Basti pensare che la giornata del Superbowl è considerata una vacanza ufficiosa perché nessuno se lo vuole perdere.
Al secondo posto troviamo uno sport meno popolare in Italia, ma molto inclusivo in USA: il baseball, che unisce nord e sud, immigrati e locals, ricchi e poveri con la propria lega. La MLB che è la più antica del continente.
Al terzo posto con un 11% lo spettacolarissimo basket, con regole leggermente differenti da quelle europee, che lo rendono ancora più accattivate e capace di riempire i palazzetti ad ogni singola partita, sino ad arrivare alle ambitissime finals NBA. Impossibile non ricordare il Dream Team USA che a quasi ad ogni Olimpiade conclude a punteggio pieno.
Appena fuori dal podio troviamo l’hockey su ghiaccio, popolarissimo negli stati del nord e ai confini con il Canada, ma molto seguito anche in Florida, Texas e California.

La sorpresa del calcio

La sorpresa è al quinto posto dove troviamo il calcio, o soccer come viene chiamato qui.
Un 7% che significa che circa 24 milioni di residenti in USA dicono che questo è il loro sport preferito, merito soprattutto dell’impennata migratoria dal sud America ed Europa.
Questo dato à confortato dalla nascita di nuove leghe, nuove squadre e soprattutto nuovi impianti dedicati a questo sport.
La tendenza è in pieno trend positivo e a questo contibuisce di certo il fatto che tantissimi campioni del nostro campionato giocheranno qui, si pensi agli ex capitani di Juventus e Napoli, appunto Chiellini e Insigne, che si stanno preparando a scendere in campo con le maglie di LA e Toronto.

Un sistema che cresce

Ovviamente il sistema sta crescendo grazie a investimenti non proprio indifferenti, si pensi alla storia dell’Inter Miami di David Beckam. Nata nel 2018 e iscritta al suo primo campionato nel 2020, la squadra ha oggi un valore societario stimato in 650 milioni di dollari in assets.

United 2026

Dove si svolgeranno gli incontri?

Quindici le location di United 2026 che la Fifa ha ufficializzato il 16 giugno: Seattle, San Francisco, Los Angeles, Kansas City, Dallas Houston, Boston, New York, Filadelfia, Atlanta e Miami (USA) Monterrey, Guadalajara e Citta’ del Messico (Messico), Vancouve e Toronto (Canada).
Come specificato all’inizio il calcio è sempre più amato dai cittadini americani e la nazionale a stelle e strisce si è qualificata per il Qatar, garantendosi la decima partecipazione al campionato iridato e consolidando il buon 11 posto del ranking mondiale (così come saranno presenti Canada e Messico).

Pronti alla sfida

Tutto lascia credere che il continente americano arriverà pronto alla sfida United 2026.
Lo sarà però il resto del mondo?
Una rassegna con un numero più alto di partecipanti alla fase finale, disputata in tre nazioni diverse, con fusi orari diversi, temperature completamente differenti e distanza da mega continente non è cosa banale.
Forse mai come questa volta le chances di vittoria arrideranno non al più forte, ma a chi saprà adattarsi meglio.
Una sfida con echi quasi darwiniani se volete, ma sicuramente United 2026 sarà da godere fino in fondo.

 

 

Riccardo Romano, nato e cresciuto a Roma, rinato e residente a Miami. Avvocato in Italia, consulente food&beverage in Florida. Appassionato di sport, entertainment e cultura della birra.

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