Piero Schiavazzi. L’Oltretevere giallorosso

Piero Schiavazzi, cavaliere della Roma, giornalista, vaticanista, ci svela il tratto dell'Oltrevere giallorosso, quello che spesso si è affiancato e sovrapposto con il suo lavoro. Come la sera del terzo scudetto, ad esempio. Ma soprattutto raccoglie e rilancia una suggestione. È tempo di invitare il Papa al derby?
Piero Schiavazzi

Devi respirare Roma a lungo per comprendere veramente cosa significhi per la città e per i romani Oltretevere.
Certo, tutti, anche i non romani, sanno che per Oltretevere s’intende la città nella città, il Vaticano.
Quello che sfugge alla comprensione superficiale però, è che Oltretevere non è un luogo e meno che mai uno Stato.
Oltretevere è un insieme di relazioni profonde, un sistema di connessioni che riguarda anima e spirito della città e dei romani che non si limita alla città leonina, ma si estende in ampiezza e in profondità con l’identità stessa di Roma.
Piero Schiavazzi, giornalista vaticanista di lungo corso e Cavaliere della Roma, è tra gli uomini che meglio conoscono questa realtà fatta di sostanze e trasparenze e dove, a volte, sacro e quotidiano trovano sintesi di portata inaspettata.
L’Oltretevere giallorosso è senza dubbio una di queste.

Quel 17 giugno

Ricordo il silenzio. Incredibile, improponibile, insostenibile. Io ero in Vaticano mentre fuori il mondo, il mio mondo, impazziva di gioia, suoni e colori. Era il 17 giugno del 2001” inizia così il racconto della passione giallorossa di Piero Schiavazzi in occasione dell’incontro con i Cavalieri della Roma a Palazzo Brancaccio.
Passione che per Piero Schiavazzi è arrivata per dote di padre testaccino che, prima ancora di camminare, gli insegnò la strada per lo stadio.
Inutile ricordare che alle 16,52 di quel 17 giugno, staccando di due punti la Juventus, la Roma conquista il suo terzo scudetto.
Inutile ricordare quanto la città intera fosse percorsa da un fremito, diventato poi un fervore e infine un fiume in piena di gente scesa in strada da ogni dove per essere ognuno protagonista di quell’attimo immenso.

Roma
(17 giugno 2001. La gioia in campo. Photo Credit: AS Roma)

Mais e pachino

Non potevo fare finta di nulla” continua Piero Schiavazziesco dal Vaticano e vado da un amico ristoratore in via Cipro. Sapevo già cosa volevo e al suo stupore dinanzi alla richiesta di otto pizze giallorosse con mais e pachino, rimango fermissimo. Non sanno di nulla, dice lui. Non ti preoccupare, dico io. Tu falle e vesti bene un cameriere che deve venire con me. Il buon amico esegue e s’incuriosisce al punto che fatte le pizze, vestito il cameriere e pensando che la destinazione delle colorate e insapori pizze fosse casa Sensi, con cui sapeva essere io in buoni rapporti, mi chiede di venire con me.”
In effetti per il ristoratore le sorprese erano appena iniziate ed è probabile che tutto quello che accadde dopo non l’abbia più scordato.

San Karol Wotyla

Fatto è che la macchina non si dirige verso via Aurelia, ma torna verso il Vaticano. Delusione! Avrà pensato così in quel momento il ristoratore, ma passata la Porta di Sant’Anna, fermati davanti a una palazzina per lui anonima, scesi dalla macchina e salutati dalle Guardie Svizzere sull’attenti, il mio amico inizia a capire che una cosa del genere non gli sarebbe mai più capitata. Io rimango in disparte, armeggio con il telefonino e poi, indicandogli l’ascensore, lo invito a salire da solo con il cameriere e, naturalmente, le pizze. Sarà il cardinale Gilic a farlo entrare nell’appartamento. Per questo possiamo essere ragionevolmente certi che Karol Woityla, il Papa Santo, quel giorno abbia mangiato una pizza giallorossa in comunità di spirito con i tifosi giallorossi. All’uscita ovviamente un nugolo di fotografi e giornalisti che nel frattempo avevo chiamato e che si era precipitati per catturare dal vivo la notizia“.

Una fede, in questo caso due.

È uomo di fede Piero Schiavazzi, tanto da poterne dichiarare tranquillamente due, tanto forte è l’una da non aver alcun bisogno di glissare sulla seconda.

La mia professione mi dà l’opportunità di far dialogare i grandi nomi della Chiesa con il resto del mondo, anche con la politica italiana di cui il Vaticano è osservatore attento e fine conoscitore. L’episodio in questione risale al 26 luglio 2016. Nel panorama italiano emergeva il Movimento 5 Stelle, la cui interpretazione aveva bisogno di qualche approfondimento. È così che nell’antico refettorio della domenicana Santa Maria sopra Minerva organizzo un convegno con l’allora vice Presidente della Camera Luigi di Maio, il direttore di Civiltà Cattolica Antonio Spadaro e il direttore di Limes Lucio Caracciolo. Prima dell’inizio dei lavori, mi intrattengo nel chiostro con Di Maio, tre cardinali e Lucio Caracciolo e lì ribalto tutto dicendo che tra noi il vero monoteista era l’ateo Caracciolo, seguace assoluto della dea Roma. Io, credente, ero invece il politeista perché alla fede cristiana affiancavo quella per la Roma.
I cardinali che ben mi conoscevano, impassibili, ma con il sorriso pronto. Di Maio che non mi conosceva, sconvolto e in pieno imbarazzo”.

Il calcio come geografia del mondo

Nella conversazione con Piero Schiavazzi il calcio entra anche come categoria culturale per l’aiuto alla comprensione di una ormai quasi negletta materia, la geografia. Nella penuria d’insegnamento, infatti, gli stadi diventano luoghi geografici di riferimento sostitutivi. Tipico l’esempio dell’enigmatica Transnistria, oggi conosciuta da qualcuno in più solo grazie alle vicende calcistiche dello Sherif Tiraspol.

L’affronto del fiocco

Della fede giallorossa per dote paterna di Piero Schiavazzi abbiamo già detto. Giova però ripeterlo per inquadrare quanto per uno come lui, nato giallorosso e non diventato giallorosso, il fiocco azzurro per la nascita dell’ormai quindicenne figlio fosse un affronto senza possibilità di riparazione.
La suora m’indicò contenta il fiocco bianco e azzurro sullo stipite della porta dove era mia moglie. Lì presto avrebbero portato mio figlio appena nato. La suora sorrideva, ma non poteva sapere. La mia reazione fu immediata. Rimozione, distruzione e sostituzione con più adatto fiocco giallorosso“.

Tonache e pallone

In ogni caso” continua Piero Schiavazziil calcio è affatto estraneo Oltretevere e meno che mai tra i preti in generale. Per rimanere alla massima rappresentazione della Chiesa, possiamo ricordare che Papa Woytila da ragazzo aveva giocato in porta, mentre Papa Bergoglio è stato un ragazzino di curva al Gasometro, lo stadio del San Lorenzo a Baires. Sorprendente poi lo straordinario approfondimento del parallelo tra calcio e fede di cui il Papa Emerito Ratzinger scrive nel 1978, sottolineando il parallelo tra la sofferenza del cristiano e quella del tifoso“.

Il Papa al derby?

Oltre le storie però, c’è altro che agita battiti e respiro dei Cavalieri della Roma. Sulla scrivania di Monsignor Rino Fisichella fa bella mostra il gagliardetto della Roma perché, oltre a essere il coordinatore del prossimo Giubileo, e anche un grande tifoso giallorosso.
A questo punto la domanda preme e non posso fare a meno di farla, diretta e inevitabile “È fantascienza pensare di vedere il Papa allo stadio, magari per un prossimo derby?” chiedo a Piero Schiavazzi.
Non lo escludo affatto, anzi è una buona idea da presentare a Monsignor Fisichella” mi risponde. “Durante il Giubileo accadono sempre cose straordinarie, potrebbe essere veramente l’occasione propizia.”

 I Cavalieri della Roma sono pronti

Un’idea che piace anche ad Antonio Calicchia, presidente dei Cavalieri della Roma. “Il Papa al derby sarebbe un fatto storico per la città e per tutto il mondo dello sport” dice Calicchia “Soprattutto sarebbe testimonianza fondamentale di uno spirito sportivo ravvivato dalla sana competizione e mai dall’antagonismo, principio al quale aderiamo profondamente e che abbiamo recepito anche nel nostro Statuto. Mi piace dire sin d’ora che faremo tutto il possibile per creare il giusto consenso intorno un’idea che facciamo nostra da subito.“.

Al Giubileo manca ancora qualche tempo, ma non c’è dubbio che da settembre i Cavalieri della Roma inizieranno a tessere la trama per portare il Papa allo stadio. Vecchio o nuovo, staremo a vedere.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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