mercoledì, 27 Ottobre 2021

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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New York. La mia maratona di testa

New York. La mia maratona di testa
 
Elisabetta Mulas

Ho quarantanove anni, tanti o pochi non saprei dire, corro da cinque e anche in questo caso non saprei dire se siano tanti o pochi, so però che questi cinque anni di corsa hanno migliorato la mia vita quotidiana
Ma partiamo dal principio.

Ho sempre praticato sport, fin da piccola; appassionata di nuoto e di bici su strada, avevo invece sempre detestato correre, che trovavo noioso e inutile.
Cinque anni fa mi sono iscritta ad un Master di Coaching e, per poter mettere in pratica quanto stavo apprendendo, mi sono fatta coraggio, ho indossato un paio di scarpe da ginnastica e sono uscita a correre.
Volevo capire quanto mi veniva raccontato riguardo al rapporto corsa e vita quotidiana, volevo capire in maniera pratica e tangibile quali e quanti fossero i miei limiti. Il primo in assoluto era quello di superare la noia della corsa.
Mi ritrovai a uscire a correre tutti i giorni, all’inizio erano poche centinaia di metri, poi diventarono chilometri. Non nego che ho sofferto, ho pianto mentre correvo, perché ogni giorno alzavo sempre di più l’asticella. Ho corso la mattina alle 5,00, il pomeriggio, la sera tardi, cercavo, lo faccio tutt’ora, di far rientrare la corsa nella mia giornata, non mi faccio scoraggiare dai tanti impegni.
Ho sempre cercato degli stimoli che mi portassero a migliorare, maturando l’idea di andare a correre la maratona a New York. La mia prima maratona a New York, la Signora delle Maratone.
Iniziai la preparazione a febbraio del 2016 (appena due mesi dopo aver iniziato a correre), ho cercato di partecipare ad alcune competizioni di 5 km vicino casa, per passare poi alle mezze maratone di 21 km, i 30 km per testare la mia preparazione fisica e soprattutto la mia reazione emotiva in fase di gara.
Il 6 Novembre del 2016 finalmente lo start nel percorso di New York, una fiumana immensa di partecipanti di tutto il mondo, un evento a dir poco straordinario con newyorkesi e turisti tutti per strada fino a tarda sera, ad accompagnare noi runners con canti, musica, richiamando la nostra attenzione per poter battere loro il cinque e questo fino a quando l’ultimo dei partecipanti taglia il traguardo.
42 km e 195 metri di emozioni e di fatica, questa è stata la mia Maratona di New York. E di divertimento, ovviamente.

E non finì tutto quel giorno, perché i giorni dopo la competizione, quando passeggiavo da turista per le strade della città, con la medaglia al collo, i passanti si fermavano per complimentarsi ed era come se comprendessero quanto avessi dovuto lavorare per arrivare fino li, a percorrere quei 42 km e 195 metri.
Le emozioni non si scordano, lasciano segni profondi e, soprattutto non bastano mai, per questo mi sto allenando per poter ritornare a New York e correre la prossima maratona, quella post pandemia.

Chi corre le maratone da anni sostiene che sia stata un’incosciente a preparare una gara così impegnativa in soli nove mesi, avrei potuto incorrere in infortuni anche gravi, anche perché non mi sono avvalsa della guida di un preparatore atletico, ma solo della mia capacità di dare i giusti comandi al mio cervello, facendo si che fossi io a comandare e non lui, utilizzando un linguaggio interiore positivo, costruttivo e funzionale.
Ho letto tantissimo quanto c’era da sapere sulla preparazione fisica per una gara di quella portata. E mi sono avvalsa, durante tutta la preparazione, della compagnia della mia carissima amica Federica, che non ha mai perso un giorno di allenamento insieme, a qualsiasi ora del giorno io decidessi di andare a correre (peccato che non ama le competizioni, perché sarebbe stato bello correre insieme a New York).
Nel 2018 ho corso la maratona a Berlino, tutt’altra storia.

Preparare la maratona mi è stato utile non solo ai fini della competizione, ma nella vita quotidiana in generale; quando mi trovo davanti ad un problema che sembra essere irrisolvibile, infatti, piuttosto che abbandonare (come facevo in passato) e cercare altro, mi fermo, ci ragiono, ritorno con il pensiero a quando mi sono ritrovata a correre per la prima volta in salita, quando riuscivo ad avanzare di soli pochi metri, per arrivare nel giro di una settimana a correre quella salita fino alla fine.
Così mi dico: “Che aspetti, l’hai già fatto, sai come si fa, quindi procedi.”
È così che sono diventata una Mental Coach, testando su me stessa quanto mi veniva insegnato nella teoria e facendo della corsa la metafora della mia vita.

Elisabetta Mulas è nata nel 1972 e vive a Bracciano (RM). Dal 2012 ha frequentato la Libera Università Leonardo Da Vinci specializzandosi in Scienze e trattamenti per il benessere psico-fisico. Nel 2015 ha frequentato un Master Internazionale di Coaching ad alte prestazioni specializzandosi in Programmazione Neuro Linguistica. Dal 2018 è impegnata, come Mental Coach (con l’associazione Humanitas Pensieri Parole Azioni della quale è fondatrice e presidente) in un progetto rivolto ai ragazzi, trattando il tema del bullismo in tutte le sue forme, l’abbandono scolastico e le dipendenze in tutte le sue forme.

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