Patrick De Gayardon. Tra cielo e terra

Capace di volare come nessuno prima, capace di sognare come nessuno dopo. Una vita oltre l'estremo, fortemente voluta, immensamente amata, Patrick de Gayardon è ancora dove voleva essere. Tra cielo e terra.
Patrick De Gayardon

Patrick De Gayardon era un tipo educato. Parlava poco, un tipo timido, capace di stare sulle sue, indifferente al clamore.
La sua storia ha inizio nel 1960, a Ouillins, dove cresce con i nonni.
Per cercare di farlo aprire a nuove amicizie e provare nuove esperienze, i nonni gli fanno fare tanti sport diversi, tennis, sci, windsurf. Il suo primo amore arriva quando ha 20 anni: è il paracadutismo e sarà l’amore di una vita.

Gli inizi

Nel 1993 compie la prima grande impresa: lanciarsi da un elicottero nel grande canyon messicano Sòtano de Las Golondrinas.
Patrick si butta e tutti rimangono con il fiato sospeso. Il calcolo dell’apertura del pallone deve essere esatto. De Gayardon, in maniera inaspettata, lo fa solo dopo essere entrato nel pozzo, profondo 376 metri e largo non più di 63.
Da quel momento il suo nome inizia ad essere conosciuto. A 24 anni è tra i più forti base jumper del mondo, l’anno successivo è campione francese di caduta libera.

Patrick de Gayardon

Skysurf

Patrick De Gayardon è timido, ma il fuoco di guardare oltre non lo abbandona mai. Il paracadute presto non gli basta e allora decide di cimentarsi nello skysurf.
Patrick sale sempre più in alto, si lancia da sempre più in alto e le immagini dei suoi salti nel cielo e le figure perfette che realizza con tavole da surf o snowboard fissate ai piedi diventano presto iconiche.
Nel 1994 si lancia con la sua tavola da surf sul Polo Nord da 3.220 metri.
Nel 1995 è sopra Mosca a quota 12.700 metri, si lancia senza respiratore e conquista il nuovo record mondiale.

Patrick de Gayardon

Un’idea quasi nuova

Nel 1997 si sarebbe tenuto il primo campionato mondiale di skysurf, a cui però Patrick De Gayardon non partecipa. Lui è già oltre.
La caduta non gli basta più, lui vuole volare.
Da tempo infatti ha l’idea di progettare una tuta alare, con cui invece di muoversi in orizzontale, non più solo in verticale.
Il volo fa parte dell’immaginario umano da sempre. Il desiderio di non essere più solo creature di terra, ma qualcosa di più, è senza tempo.
Forse seguendo la suggestione di Icaro, lo stesso Leonardo Da Vinci progetta una membrana pennuta da apporre alle braccia, vera antesignana del wingflight. Qualche secolo dopo, il 4 febbraio 1912, Franz Reichelt, sarto, ma soprattutto ardito inventore austriaco, perde la vita saltando dalla Tour Eiffel con un prototipo di tuta alare di sua invenzione.
Patrick De Gayardon studiando per la tuta che aveva in mente, scopre una creatura singolare, il poco conosciuto Petauro dello zucchero, o scoiattolo volante del Madagascar, piccolo marsupiale con una sottile membrana collegata sia agli arti anteriori che posteriori. Così da poter planare tra gli alberi. Se lo può fare lui, posso farlo anche io, pensa.

Si può volare

Patrick De Gayardon riesce dunque a progettare una tuta alare con 3 superfici che riempiono lo spazio tra corpo, entrambe le braccia e in mezzo alle gambe.
Sfruttando le correnti a suo favore, Patrick calcola che indossando la tuta sarebbe riuscito a raggiungere anche i 180/200 km/h, con una velocità di caduta di circa 90km/h.
Disegna, produce, sperimenta. Nel 1996 i primi voli alari sono emozionanti, il successo gli arride, entra e riesce dall’aereo dal quale si lancia. Il cielo è suo, il vento gli è amico.
È lui a dire: “Senti una strana pressione sulla schiena. In quel momento vuol dire che l’aria diventa portante. Ti senti aspirato da una ventosa gigante».
Volo planare, non verticale, tutta un’altra storia.
Patrick De Gayardon, riesce dove molti altri hanno fallito, è lui il primo uomo volante della storia, ma continua a lavorare per migliorare la sua tuta perché vuole abbattere del tutto la distanza tra cielo e terra.

Patrick de Gayardon

Cieli blu, Patrick

È il 13 Aprile 1998, il cielo è quello delle Hawaii.
L’ennesimo volo di messa a punto. Patrick si sente più vicino che mai all’ottimizzazione del suo lavoro.
Si lancia. Il paracadute principale rimane bloccato nell’imbragatura, a cui si avvinghia a sua volta quello di emergenza.
Non c’è più distanza, non c’è più cielo, non c’è più terra.
Rimane però il sogno, impalpabile, leggero e contro il quale il tempo non può più nulla.
Patrick de Gayardon, anche nella fine, è sempre rimasto educato, al suo posto, quello che ha fortemente voluto e immensamente amato. Tra cielo e terra.
Cieli blu, Patrick!

Rachele Colasante nata a Roma nel 1999, da sempre incuriosita dalle storie, studia Lettere a RomaTre cercando di scrivere la sua al meglio. Ancora non sa dove la condurrà il suo percorso, ma per ora si gode il paesaggio.

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