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Paavo Nurmi. Il finlandese volante

Nato alla fine dell’800, Paavo Nurmi entra nella storia dell’atletica alle Olimpiadi di Parigi 1924 quando, in solo sei giorni, stabilisce tre record mondiali e guadagna cinque medaglie d’oro. Famoso per i suoi particolari metodi d’allenamento, sarà uno dei famosi Finlandesi Volanti degli anni ’20.  
Paavo Nurmi

La corsa richiama spesso l’intrinseca necessità di fuggire da qualcosa, lasciando volare le gambe mentre tutto ciò che è alle nostre spalle diventa sempre più piccolo, fino a scomparire. Paavo Nurmi piuttosto sembra invece aver costruito una carriera sull’idea di inseguire qualcosa, con lo sguardo rivolto all’orizzonte, sollevato verso l’alto come i grandi corridori fanno.

Alla ricerca di storie

Il flying Finn, (il “finlandese volante” come sarà poi ribattezzato) nasce a Turku in Finlandia il 13 giungo 1897 in una famiglia numerosa della working class. Paavo è un bambino sorridente, per lo più silenzioso, ma pieno di un’elettrica vitalità che lo spinge, insieme ai suoi amici, a percorrere regolarmente sei chilometri per andare a fare il bagno presso l’isoletta di Ruissalo. Di fronte alla spiaggia si trova un grande sperone di roccia da cui i ragazzi più grandi si arrampicano per fare i tuffi, ma Paavo preferisce sedersi per guardare l’orizzonte e immaginare d’essere un vichingo, un esploratore che dopo centinaia di sfide finalmente può riposare.
È così che scorre la vita per il più grande dei fratelli Nurmi che, per aiutare la famiglia dopo la morte del padre, si trova costretto a quattordici anni a lasciare gli studi e iniziare a lavorare presso un forno come fattorino. È finito il tempo in cui poteva correre avanti e indietro da Ruissalo insieme ai suoi amici, adesso le sue giornate sono piene di consegne in cima alle lunghe salite di Turku che, in un modo o in un altro, si rivelano il migliore degli allenamenti.

Tutto per caso

Quello di Paavo è un lavoro di fatica che permette alla mente di vagare, lontana, oltre gli alti edifici della soffocante città. È così che nel 1912, mentre si affretta per l’ultima consegna della giornata, il giovane ascolta quasi di sfuggita alla radio del forno una breve intervista a Hannes Kolehmainen, atleta olimpico che sta portando a casa ben tre medaglie d’oro per l’atletica. La notizia lo folgora. Per un secondo le Olimpiadi diventano qualcosa di raggiungibile anche per lui che, fino ad ora, ha sempre corso per necessità e non per sport. Gli bastano pochi giorni per convincersi a comprare il suo primo paio di scarpe da corsa.
Iniziano così due anni pieni di allenamenti di ogni genere: sci di fondo d’inverno e corsa campestre d’estate, senza preoccuparsi del clima o della stanchezza. Paavo in qualche modo avverte il corpo già temprato da anni di attività fisica e non ci mette molto a raggiungere grandi risultati.
Nel 1914 entra in uno dei principali sporting club di Turku e vince la sua prima gara ufficiale: i tremila metri.

Trovare un modo

Ben presto però i suoi progetti prendono una battuta d’arresto. La Guerra Mondiale, l’indipendenza finlandese dall’Impero russo e poi la guerra civile che lo vede arruolato presso la brigata Porri nel 1919. Paavo però è rimasto un tipo solitario e testardo nelle sue ambizioni; l’idea di mettere da parte i suoi progetti olimpici si trasforma in frustrazione, ma il soldato Nurmi non è uno che si perde d’animo facilmente. Ben presto il suo tempo nell’esercito si dividerà a metà: da un lato vi sono le continue discussioni con i suoi superiori legate anche al rifiuto da parte sua di prestare il giuramento militare, dall’altro però vi è la fama ottenuta nelle prove fisiche. Paavo, infatti, al camminare durante le lunghe marce di venti chilometri preferisce correre, vestito di tutto punto con fucile e sacco di sabbia sulla schiena. È grazie a dimostrazioni simili che ottiene anche il permesso di potersi allenare, seppur con metodi non proprio tradizionali; leggenda vuole che i suoi (personalissimi) allenamenti prevedano lunghe corse con pesanti stivali militari per rafforzare i muscoli delle gambe e veri e propri inseguimenti dei treni di passaggio per cercare d’aggrapparsi al paraurti e allungare la falcata.

Un altro giro

Finita la guerra, Paavo finalmente ha l’occasione per mettersi alla prova. Il 29 maggio 1920 stabilisce il record nazionale sui tremila metri e, a luglio, vince la medaglia d’oro per i 1500 e 5000 metri nelle qualificazioni olimpiche. L’atleta cui annunciano che finalmente indosserà il bianco e blu della divisa finlandese non è il Paavo ventitreenne che conosce già molto bene cosa significhi faticare per raggiungere un obiettivo, ma piuttosto il bambino dagli occhi azzurri che correva a perdifiato l’ultimo chilometro per arrivare prima a Ruissalo.

Il sogno inizia

Il debutto ufficiale del Finlandese Volante avviene nell’agosto del 1920 alle Olimpiadi di Anversa ed è qui che vince tre medaglie d’oro: i 10 mila metri, la corsa campestre singola e a squadre. Nel salire per l’ultima volta sul podio, Paavo prova una strana sensazione, quasi di deeja-vu. Improvvisamente gli passano davanti agli occhi le infinte ore passate ad allenarsi: cronometro in mano per controllare le tempistiche e gambe così doloranti da aver perso completamente sensibilità. Tutto è veloce, velocissimo mentre si rende conto di aver finalmente raggiunto il sogno che, quasi come il più veloce degli avversari, lo inseguiva fin da quando aveva quattordici anni.
Gli sforzi finalmente producono i frutti che sperava: una vita più agiata per la sua famiglia, duramente colpita dalla morte del padre, e una borsa di studio per completare gli studi a Helsinki.
Gli occhi di Paavo, però, sono già puntati su Parigi.

Paavo Nurmi

Parigi 1924

Non passa giorno che Paavo non si dedichi a studiare meticolosamente le mosse degli altri atleti e a migliorare la propria tecnica. Soprattutto, Paavo corre, corre, corre sempre di più; forse è anche per questo che Parigi arriva così velocemente. È così che arriviamo alla settimana più importante della vita di Paavo Nurmi.
Martedì 8 giugno: primo nella semifinale dei 5000 metri.
Mercoledì 9 giugno: primo nella semifinale dei 1500 metri.
Giovedì 10 giugno: i giochi si fanno duri. Paavo deve gareggiare nella finale di entrambe le categorie. Il problema principale? Fra le due gare vi è una pausa di sole due ore poiché non è stata considerata la possibilità che un atleta partecipi ad entrambe.

10 giugno 1924

Paavo non batte ciglio, carica metodicamente il suo cronometro e inizia a scaldarsi. Ha davanti una grande giornata e lo sa.
La prima sfida è la finale dei 1500 metri. Paavo si colloca subito fra i primi posti, mantiene una velocità da capogiro al punto da permettersi di rallentare negli ultimi metri. Non solo è primo, ma stabilisce il nuovo record olimpico. L’urlo che lo accoglie all’arrivo è assordante, ma Paavo ha solo il tempo di riprendere fiato, radunare le sue cose e prepararsi per la prossima gara.
Non è stanco, è solo sudato, ma è anche carico di così tanta adrenalina da riuscire a sentire scosse elettriche partire da sotto i polpastrelli. Il suo piano sta funzionando: tre settimane prima dei Giochi ha già affrontato una simile sfida correndo le stesse distanze, inframmezzate solo da una pausa di un’ora. Una sfida che non gli nega il successo di fissare il record mondiale in entrambe le categorie.
Sul campo parigino, la sua performance non sarà da meno. È oro, di nuovo. Due medaglie in un’ora, praticamente un record dentro l’altro.

Paavo Nurmi

La macchina Paavo Nurmi però non si ferma

Venerdì 11 giugno corre la semifinale dei 3000 metri in squadra. Paavo nuovamente non mostra grandi cenni di cedimento e, nonostante la fatica del giorno prima, è ancora una volta primo.
Sabato 12 giugno è il giorno della corsa campestre, dieci chilometri da affrontare nella campagna francese con una temperatura che arriva fino a quarantacinque gradi. La situazione è talmente estrema che dei trentotto atleti iscritti, quindici devono abbandonare la gara, provati anche dai fumi di scarico di una fabbrica troppo vicina al campo gara. La croce rossa parigina si trova costretta a setacciare il percorso alla ricerca di numerosi atleti svenuti durante il percorso. È Paavo Nurmi che, con un distacco di quasi due minuti sugli altri partecipanti, taglia per primo il traguardo di quella che sarà l’ultima corsa campestre della storia olimpica.
Lunedì 14: la fatica della corsa campestre è un ricordo lontano. Alla partenza dei 3.000 metri a squadre Paavo Nurmi è con Ville Ritola ed Elias Katz. Sono i finlandesi volanti, sono fortissimi e si portano a casa la medaglia d’oro.
In effetti Paavo, insieme a una serie di record ancora imbattuta, di medaglie d’oro se ne porta a casa cinque. Se si provasse a spiegare un simile risultato a quel garzone che ascoltava la radio dal fornaio, sarebbe quasi impossibile. Parigi sarà l’ultima Olimpiade per Paavo, ma è qui che diventa leggenda.

Ancora in gioco

Dopo un tour in America da tutto esaurito, Paavo Nurmi partecipa alle olimpiadi di Amsterdam del 1928, gareggiando nei 10 chilometri, nei tremila e cinquemila metri. Non otterrà i risultati sperati, ma il mito del finlandese volante continua a seguirlo. Si sposta sulle lunghe distanze, ideando allenamenti da maratoneta e riuscendo a chiudere percorsi di gara sotto le due ore e mezza. È questo il suo nuovo obiettivo: concludere la propria carriera da sportivo con una medaglia d’oro nella maratona, possibilmente quella prevista alle Olimpiadi di Los Angeles del ’32.

Il sogno mancato

Questo purtroppo rimane uno dei pochi sogni mai raggiunti dal finlandese volante. Pochi giorni prima della gara arriva un comunicato che annuncia l’impossibilità di far partecipare Paavo Nurmi alla maratona per motivazioni non meglio specificate. Già in passato Paavo era stato fermato dal partecipare alla dieci chilometri di Parigi, riuscendo comunque a lasciare il segno per aver corso la gara in ogni caso sulla pista di pratica, superando anche i tempi ottenuti dai suoi colleghi all’interno dello stadio. Numerosi, ma vani, sono i tentativi di convincere la Federazione Internazionale di Atletica di tornare sulle proprie decisioni.
La maratona si corre, ma è descritta “come se Amleto avesse luogo senza il famoso Danese fra gli attori”. Inutile dire che non si ottiene lo stesso bagno di folla che la presenza di Paavo avrebbe assicurato.

I tempi cambiano

Ma ormai sono passati i tempi di Parigi o Anversa. Paavo è stanco, restio a continuare a far parte di un mondo che lo sta allontanando sempre di più.  Decide di passare dall’altro lato della barricata e allena la squadra che andrà a Berlino nel 1936; fra i suoi pupilli c’è anche Taisto Maki, famoso per esser stato il primo atleta a correre dieci chilometri sotto i 30 minuti. Il rapporto di Paavo Nurmi con i Giochi Olimpici non si esaurisce mai del tutto e nel 1952 sono sue le mani che portano la torcia olimpica per inaugurare le Olimpiadi di Helsinki. Nonostante una nuova carriera in affari Paavo, seppur senza i ritmi frenetici del passato, continua a correre.

Paavo Nurmi Tedoforo

L’ultima corsa

Paavo Nurmi muore nel 1973, riceve un funerale di Stato e viene salutato con gli onori dovuti a uno dei grandi della storia olimpica finlandese.
Alla fine della sua vita, si era lasciato andare a dichiarazioni quasi anacronistiche rispetto alla sua carriera, arrivando a definire lo sport come una “perdita di tempo, soprattutto se paragonata alla scienza o all’arte”. 
L’amarezza a volte lascia tracce profonde. Mai però quanto quelle lasciate dalla grandezza di Paavo.

  

 

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia e in Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione, continua a studiare il futuro che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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