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Azionariato popolare. Calcio del futuro o sguardo romantico?

La campagna di azionariato popolare lanciata dal Montespaccato Calcio, squadra di periferia romana con una storia di riscatto sociale e recupero della legalità, offre lo spunto per affinare un tema di estrema attualità. Sarà sostenibile ancora a lungo l'attuale modello di proprietà finanziaria delle squadre di calcio? L'azionariato popolare è solo una scheggia di calcio romantico, oppure è qualcosa di più? Sicuri che non possa proporre e sostenere il calcio del futuro?
Millerntor Stadium

Il caso della Superlega, progetto nato e abortito nello spazio di una notte (anche se di un campionato d’elité tra top club europei, sganciato dalle federazioni nazionali e internazionali si parla da tempo) è l’ennesima occasione persa per un dibattito serio e approfondito sulla struttura delle società di calcio. Anche dell’iniziativa di azionariato popolare legata all’Inter, lanciata nel 2021 da Carlo Cottarelli ed Enrico Mentana e, al momento, non approdata a nulla di concreto, si è parlato soprattutto per aspetti legati alla partecipazione di tifosi vip e non per altro.
Eppure, discutere di come strutturare il controllo dei club sarebbe fondamentale. Il turbolento scenario finanziario non mette al riparo neanche le proprietà multinazionali apparentemente più solide. Siamo proprio sicuri che il riappropriarsi, da parte dei tifosi, dell’oggetto della loro passione ristabilendo una connessione di senso con i colori e i simboli della propria squadra del cuore, sia solo una questione di calcio romantico? Sicuri che non sia compatibile con i principi di una sana gestione economica?

Montespaccato Calcio e altri ancora

Di azionariato popolare in Italia si parla periodicamente. A Roma dallo scorso 21 aprile è stata lanciata la campagna di azionariato popolare del Montespaccato Calcio, squadra di periferia con una storia di riscatto sociale e recupero della legalità.  Una storia che travalica il perimetro stretto del calcio per addentrarsi in significati più ampi e fortemente simbolici. Iniziativa che sta riscuotendo interesse e partecipazione attiva da parte di cittadini e Istituzioni locali.

 

azionariato popolare
(Azionariato popolare. 2023. La campagna del Montespaccato Calcio)

Altri casi recenti hanno riguardato il Parma e l’Ancona, le cui proprietà, in seguito al fallimento dei club, furono rilevate dai tifosi. Come si è dimostrato, però, la partecipazione di piccoli azionisti è sostenibile soltanto ai piani più bassi della piramide calcistica, dato che i costi fissi connessi all’esercizio dell’attività a livello professionistico sono troppo elevati. E così, mentre il Parma, man mano che risaliva di categoria in categoria, si è dovuto affidare a proprietà in grado di sostenerne le spese, l’esperienza dell’azionariato popolare ad Ancona si è conclusa con un nuovo fallimento. E difficilmente anche l’azionariato popolare dell’Inter (sempre ammesso che la proprietà cinese lo accetti) potrà andare al di là di una simbolica partecipazione agli organi sociali da parte di qualche tifoso vip. Peraltro, di popolare in questo caso c’è ben poco, considerando che la quota minima ipotizzata per entrare a far parte di Interspac è di 500 euro, a fronte dei 60 necessari per diventare soci del Bayern Monaco.

Azionariato popolare Interspac
(Azionariato popolare. 2021. La presentazione di Interspac)

L’esempio tedesco

Il modello che appare più solido e sostenibile economicamente e socialmente sembrerebbe essere proprio quello tedesco del cosiddetto 50+ 1. Fino al 1998, le squadre di calcio tedesche erano strutturate come associazioni no-profit controllate al 100% dai soci- tifosi. A partire dal 1998, per favorirne la competitività, la Federazione ha concesso che i club potessero organizzarsi come società per azioni, ma che un singolo privato non potesse detenerne più del 49%, lasciando il restante 50% + 1 in mano ai soci, che, così, ne conservavano il controllo. Uniche eccezioni, il Wolfsburg e il Bayer Leverkusen, di proprietà di due multinazionali. Se, da un lato, questa regola sembra cristallizzare la competizione interna alla Bundesliga, che dal 2013 è vinta ininterrottamente dal Bayern Monaco, espressione di una delle regioni più ricche della Germania, le cui quote di minoranza sono detenute da colossi come Adidas, Audi e Allianz, dall’altro, permette di mantenere un forte cordone ombelicale tra la squadra e la comunità di cui è espressione. Di fatto questo è un forte antidoto verso alcune storture tipiche del calcio moderno, come, ad esempio, l’esplosione del prezzo dei biglietti dello stadio. Una piaga, questa, che si è manifestata un po’ ovunque, ma soprattutto in Inghilterra, dove ha portato all’allontanamento dei tifosi “storici” ed al formarsi di una tifoseria, per così dire, apolide che frequenta i confortevoli stadi inglesi.

Il caso Fc St. Pauli

Mentre in Spagna il controllo dei soci si esaurisce al momento delle elezioni della cordata che per quattro anni reggerà le sorti del club, la regola del 50 +1 permette una partecipazione diretta e costante dei tifosi, con casi emblematici come quello del Fc St. Pauli.
Il Fc St. Pauli è squadra espressione del quartiere portuale di Amburgo, attraversato dalla Reeperbahn, la via famosa per i locali a luci rosse, e che ha il suo centro nel Millerntor, lo stadio dove ogni settimana portuali, autonomi, squatter e punk, popolano la Gegengerade, la tribuna dove si annida la parte più calda della tifoseria biancomarrone (gli stravaganti colori del St. Pauli) e dove sventola la bandiera col Jolly Roger, nera con due tibie incrociate sovrastate da un cranio bianco, la bandiera dei pirati.

La tifoseria del Fc St. Pauli

È proprio la composizione della sua tifoseria a fare del Fc St. Pauli un caso unico nel panorama del calcio tedesco e mondiale, ben al di là dei modesti risultati della squadra, raramente vista sul palcoscenico della Bundesliga. Storicamente, St. Pauli è sempre stata “la faccia sporca” di Amburgo, il quartiere proletario contrapposto a quelli della ricca borghesia mercantile. Qui mosse i primi passi il movimento operaio tedesco alla fine dell’ottocento e qui, negli anni ottanta del secolo scorso erano all’ordine del giorno vere e proprie battaglie urbane tra la polizia e gli squatter del movimento per l’occupazione delle case abbandonate del quartiere, che si opponevano agli sgomberi e alla speculazione portata avanti dall’amministrazione comunale di Amburgo. Questo variegato mondo, a cui si aggiunsero ben presto numerosi punk e molti ex sostenitori del più titolato Hamburger SV, sempre più insofferenti al monopolio delle organizzazioni neonaziste all’interno della tifoseria della principale squadra di calcio della città, si coagulò attorno al Millerntror.

Il Fc. St. Pauli e la cultura antagonista

Prima con la creazione di numerose fanzine che facevano dell’antifascismo, dell’antirazzismo e dell’antisessismo il loro marchio di fabbrica, coltivando il terreno per una cultura antagonista all’interno della tifoseria, poi con l’attivismo dentro le istituzioni societarie, i supporter del St. Pauli sono riusciti a influenzare sempre più in profondità la politica del club. La quasi totalità dell’ingente somma di denaro ricavata dalle quote dei singoli soci è destinata allo sviluppo di tutta una serie di progetti rivolti ai giovani, che non si esauriscono nel costante miglioramento delle strutture di allenamento delle squadre del vivaio, ma in veri e propri progetti di inclusione sociale destinati ai ragazzi del quartiere. Inoltre, la sede dell’Associazione dei soci sostenitori del Fc St. Pauli, che si trova all’interno della Gegengerade, è un punto di riferimento per tutte le associazioni e gli abitanti della zona, come luogo di condivisione di idee e progetti oltre che come sede di feste e concerti.

 

Fc. St. Pauli
(I pirati del FC. St. Pauli)

Battaglie da pirati

Ma la battaglia più importante che i pirati del Fc St. Pauli devono combattere quotidianamente è quella contro la commercializzazione e la finanziarizzazione sempre più aggressiva del calcio moderno e la sua pretesa di trasformare i tifosi da parte attiva di una comunità, in clienti, fruitori passivi di una serie di beni e servizi di cui il calcio giocato non è, forse, nemmeno quello principale. Valga per tutti il boicottaggio del progetto Sport-Dome, ovvero la trasformazione del Millerntor in un modernissimo impianto polifunzionale, secondo il consueto schema di affiancare, accanto allo stadio, centri commerciali, negozi e altre amenità simili. Memori delle battaglie degli autonomi per l’occupazione degli alloggi abbandonati della Hafenstrasse negli anni ottanta, i tifosi del Fc St. Pauli iniziarono una protesta clamorosa che ebbe il suo apice in uno sciopero del tifo andato in scena durante una partita giocata in casa e che contribuì al fallimento dell’operazione speculativa con cui la società dell’epoca intendeva rimpinguare le esangui finanze.

Fc. St. Pauli oggi

Tra alterne vicende, compreso un fallimento societario sfiorato agli inizi degli anni duemila, la storia del Fc St. Pauli e della sua tifoseria di pirati prosegue ancora oggi, con la squadra che oscilla tra la Bundesliga e le serie minori. A rimanere sempre costanti sono la passione dei tifosi, che non mancano mai di gremire le tribune del Millerntor, con una media spettatori che raramente scende sotto le ventimila presenze. Tutto questo accade indipendentemente dalla categoria in cui gioca la squadra. È innegabile che la particolare atmosfera che si respira allo stadio, tra fiumi di birra, musica degli AC/DC sparata a palla all’ingresso delle squadre in campo, lo speaker che travestito da Fidel Castro annuncia le formazioni, punk, fricchettoni, metallari a tifare fianco a fianco con famiglie con bambini, rende il St. Pauli qualcosa di più di una semplice squadra di calcio.

Calcio Ogm?

Forse questo è il vero antidoto a quello che Gianni Mura chiamava il calcio Ogm di oggi e non è un caso se nessuna delle grandi squadre tedesche abbia aderito al progetto della Superlega.
Pensiamoci.

 

Enrico Frabetti Ferrarese di nascita, friulano per amore, come GAleno col tempo ho finito per assumere la mia identità: non sono altro che un mendicante di bel calcio. Anarchico per indole, sono convinto che la sola forma di governo possibile sia la Democrazia Corinthiana.

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