lunedì, 2 Agosto 2021

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Roland Garros, racconti di grande tennis – 6

Roland Garros, racconti di grande tennis – 6
Vincenzo Mascellaro
È terra rossa, la respiri, si mischia con il sudore, ti rimane attaccata alla pelle sotto centinaia di occhi che ti fissano dalle tribune e altre decine di migliaia che ti guardano in televisione. Ti emoziona? Sorridi, sei fortunato, stai giocando al Roland Garros.

Prima di parlare delle ultime due giornate in cui si sono tenute le semifinali femminili, giovedì, e quelle maschili, ieri, ho buone ragioni per tornare sull’incontro fra Djokovic e Berrettini. C’è voluto un po’ di tempo prima di metabolizzare le scene alle quali tutti abbiamo assistito. Come ho apprezzato la sportività e l’applauso fatto dal n. Uno al nostro Musetti per l’uscita anticipata dal campo dell’italiano (v. resoconto n.4), con la stessa emotività stigmatizzo il comportamento del serbo durante e al termine della partita con il romano. “Mi sono sentito sotto pressione per tutto il tempo…quella sua battuta mi ha reso nervoso”, queste alcune dichiarazioni del serbo a fine partita, parole che non lo giustificano affatto. Di cosa parla il serbo se è più di un decennio che lui mette sotto pressione gli avversari con le sue risposte, da fondo campo, da fuori o da sotto rete, che ritornano sempre nel campo dell’avversario. Questo è lo sport, questo è il tennis, e lui dovrebbe saperlo bene. E allora, siamo sportivi quando la strada è in discesa e diventiamo belve di fronte a chi è all’altezza? Nole, Nole, così non va, anche perché, avrai passato il turno, ma la stampa di tutto il mondo ha promosso Berrettini e non te. E non vado oltre.

Al femminile

Con questo racconto desidero invece porgere le mie più sincere scuse alle signore, donne o ragazze lettrici delle mie esternazioni sul torneo di Parigi per aver del tutto trascurato l’altra metà dei partecipanti alla competizione: le donne. Vi sono più ragioni, ne menzionerò solo due. La prima è che seguo poco o per nulla, ebbene sì lo confesso, i Wta, e sono pertanto sufficientemente impreparato. Lontani i tempi delle due pugliesi e della Schiavone. Certo potrei andare a navigare in internet e qualche notizia la troverei, ma dal momento che mi piace parlare di cose che so sulle quali posso avere anche una mia opinione, allora preferisco tacere. Qualcosa potrei dire sulle tenniste azzurre e l’ho già detto, sulle altre invece non ho particolari opinioni né sono a conoscenza di fatti meritevoli di essere raccontati, neppure del reggiseno della Williams parlerei, argomento principale nei giorni scorsi di televisioni e giornali. Il secondo motivo è rappresentato dai tanti italiani (maschi) in corsa, dai derby tutti nostrani e dagli scontri in cui abbiamo potuto vedere i nostri beniamini e favoriti competere con Nadal, mi riferisco a Sinner o Musetti e Berrettini che a distanza di due giorni hanno incrociato il numero Uno del torneo. Questi match hanno fatto perdere di vista le altre partite, lo ammetto. Eppure, dopo aver assistito giovedì alle due semifinali femminili, temo proprio di essermi perso qualcosa. Bella la seconda semifinale, davvero emozionante, giocata in 3 ore e 18 minuti combattutissimi.

Dopo aver assistito al primo turno all’uscita della n. 1 Barty e della n. 2 Osaka per le ragioni che conosciamo, via via sono uscite praticamente tutte le prime dieci teste di serie. Alle semifinali infatti sono giunte in quattro di cui solo due teste di serie, la greca Sakkari n. 17 e la russa Pavljucenkova (n, 31), difficile anche a scriversi. Quest’ultima ha avuto la meglio sulla slovena Zidansek in due set. Molto bella invece la seconda come dicevo, e non me ne vogliano i tifosi della ceka Krejcikova se affermo che il match contro la greca non l’ha vinto lei, ma l’ha perso l’altra. La Sakkari, avanti di un break, sul 5 a 4 ha avuto la palla match su suo servizio e l’ha mancata e il tennis, lo conosciamo, non è solo uno scontro di racchette e palline, ma soprattutto di tenuta mentale. E oggi pomeriggio assisteremo al Roland Garros ad una finale tra la n. 32 e la n. 33 della classifica mondiale. Direi un po’ lontane dalla testa del ranking. Qualcosa non ha funzionato?

Storie di famiglia

Parliamo invece dei maschi, la cosa qui appare più naturale, quattro teste di serie comprese fra il numero 1 e il numero 6, hanno giocato ieri pomeriggio. Il primo incontro ha visto il ventiquattrenne tedesco, quello che sistematicamente tira su la canotta con gesto meccanico, contro il figlio d’arte Stefanos Tsistsipas, padre, madre e sorella gemella della madre tennisti, nonno olimpionico. Proprio la zia ha contribuito economicamente a sostenere gli inizi del nipote. In verità anche il papà di Zverev fu un tennista e partecipò a una coppa Davis con i colori della Russia.

Dopo i primi due set, direi poco emozionanti, nei successivi tre si è vista molta vivacità, inclusi seconde palle a 213 chilometri, incroci delle righe e una contestazione del tedesco per una decisione del giudice di sedia. Alla fine del quarto set, difficile immaginare chi avrebbe vinto. L’ha spuntata il greco, primo finalista e primo finalista greco in uno slam, il cui pianto al termine del match ha fatto molta tenerezza.

I duellanti

Il secondo incontro ha visto di fronte il maiorchino e il serbo per la 58ma volta. Sono entrati in campo con Nole in vantaggio di un incontro, 29 a 28, Nadal invece vincente a Parigi ben sette volte contro una. La sfida è andata come tutti sanno, un inizio spumeggiante dello spagnolo che si è aggiudicato il primo set. I successivi tre sono stati tutti a favore di Djokovic che si è aggiudicato così l’accesso alla finale col greco. Non ci sarà un altro racconto sul torneo di Parigi, credo di aver detto tutto quello che era nei miei pensieri e allora mi rimane solo di ringraziare quanti mi hanno fatto la cortesia di seguirmi in questo percorso parigino. Arrivederci a Wimbledon.

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Vincenzo Mascellaro, uomo di marketing, comunicazione e lobby, formatore, scrittore e oggi prestato al giornalismo

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