martedì, 15 Giugno 2021

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Totocalcio, ritorna l’Italia del tredici

Totocalcio, ritorna l’Italia del tredici
Marco Panella
Il Totocalcio, rito collettivo del novecento nato dall'intuizione geniale di Massimo Della Pergola. Una grande storia, capace di alimentare i sogni degli italiani, torna per guardare al futuro.

Il 5 maggio ha cambiato la vita degli italiani.
Nessuna reminiscenza scolastica, non parliamo dell’ode scritta da Alessandro Manzoni a gloria di Napoleone.
Il 5 maggio che ha cambiato la vita degli italiani era una domenica.
Una domenica del 1946.
Le ferite della guerra erano ancora carne viva su persone, famiglie e città, tanti figli e padri andati al fronte tornavano in quei giorni da una prigionia andata avanti ben oltre la pace, mangiare e lavorare era spesso qualcosa di simile a una scommessa e nessuno sapeva se l’Italia sarebbe rimasta una monarchia o sarebbe diventata una Repubblica.
Quella domenica 34.000 italiani attendevano di conoscere i risultati di 12 partite di calcio di cui avevano cercato di indovinare il risultato finale. Quei 34.000 che avevano scritto 1X2 su una schedina rosa presto sarebbero stati imitati da milioni di italiani in un gioco che di lì a poco avrebbe cambiato nome e si sarebbe chiamato Totocalcio.

Qualche anno prima.

Massimo Della Pergola faceva il giornalista, prima al Piccolo di Trieste, la sua città, dopo a La Gazzetta dello Sport e aveva una grande passione, il calcio.
Poi arrivò il 1938 e non fu un anno normale.
Gli italiani si trovarono divisi dalle leggi razziali, iniziarono a prendere confidenza con la parola epurazione, che non è una bella parola e che sarà solo l’inizio di una tragedia.
Massimo, come tanti altri, perde il lavoro, La Gazzetta dello Sport lo licenzia, ma non si perde d’animo, fa quello che può e attraversa i primi anni di guerra.
Nel 1943 il cerchio si stringe, tanti parenti e amici sono già stati deportati in Germania, a Trieste non si può rimanere e allora prende la famiglia e si avventura in un viaggio attraverso l’Italia. Prima a Roma dove trova rifugio, poi a Firenze dove un incontro fortunato lo porta a Milano e poi sul Ticino dove, la notte di Natale del ’43, passa il confine insieme ai contrabbandieri.
La Svizzera è una salvezza, ma non è una vacanza.
Separato dalla moglie e dal bambino nato da poco, la nuova vita di Massimo nel campo di lavoro a Pont de La Merge è dura e le giornate scorrono tra il lavoro sul Rodano e i pagliericci di baracche di legno fredde e senza bagni.
Forse è per questo che Massimo sogna e facendolo da sveglio ha il vantaggio di poter scegliere cosa sognare.
Altri si sarebbero accontentati, lui no.
Lui sogna un’Italia da ricostruire e sa che per farlo testa, cuore e braccia saranno indispensabili, ma non basteranno; serviranno sogni e speranza.
E fortuna, come sempre.
Massimo ha sentito parlare di concorsi a premi legati agli eventi sportivi e lui, che di sport è appassionato, pensa agli impianti sportivi da ricostruire.
È così che vede il futuro e lo vede così chiaro da costruirci la sua teoria del gioco.
L’idea di Massimo è semplice: bandire un concorso a premi settimanale legato al pronostico delle partire di calcio da scrivere sopra una scheda e da giocare a un costo prestabilito.
Due contendenti, tre sole possibilità, vittoria, pareggio o sconfitta, l’algoritmo è basico, bisogna solo dargli veste sintetica e di immediata comprensione.
La formula 1X2 nasce così e la trovata dell’inserire la X come risultato del pareggio è geniale al punto che diventerà il vero marchio di fabbrica del concorso che cambierà la vita degli italiani
Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che veda luce, ma il futuro è già iniziato.

La Sisal

Nel 1944, seppur da internato, Massimo inizia a collaborare con Sport Ticinese, dove diventa amico con altri due giornalisti, Fabio Jegher e Geo Molo, ed è con loro che condivide la suggestione del suo progetto.
La guerra finisce e al rientro in Italia tutto sembra facile, ma non lo sarà affatto.
Il 3 settembre del 1945, con un capitale di 900.000 lire, Massimo, Fabio e Geo fondano la Società Sport Italia, che tutti conosceranno come Sisal.
Qualche mese di trattativa con il Coni che si chiude a gennaio del ’46 e, il primo maggio, il nuovo giornale Sport Italia spiega agli italiani come giocare e compilare la schedina, un foglietto rosa diviso in colonne dove pronosticare il risultato di 12 partite di calcio.
Ne saranno stampate e distribuite circa 5 milioni di schedine; sognare di cambiare vita, oppure semplicemente di comprare una macchina nuova o pagare i debiti costa poco, appena 30 lire a giocata, ma lo faranno solo in 34 mila.
In effetti, in quella domenica di maggio l’organizzazione del calcio è ancora molto precaria, parlare di campionato è quasi un azzardo vista la composizione eterogenea del tabellone proposto dalla prima schedina; 4 incontri presi dal girone finale Divisione nazionale, 2 dal girone finale serie B-C Italia, 6 dalla Coppa Alta Italia.
Circa due milioni di lire il totalizzatore delle giocate di cui 463.826 vanno in premio all’unico tredici; non abbastanza per cambiare vita considerando che al tempo la paga mensile di un operaio era intorno alle 12.000 lire, ma comunque sufficienti per far contento il primo vincitore, Emilio Biasotti, impiegato milanese di origine romana.

Totocalcio, ritorna l’Italia del tredici

Il Totocalcio

Nonostante le attese forse al di sotto delle aspettative registrate dal primo concorso, il successo è alle porte.
Con una geniale intuizione che oggi definiremmo a metà tra marketing ed economia circolare, le schedine non utilizzate vengono distribuite ai barbieri che le potranno usare per pulire i rasoi.
Una modernità assoluta in termini di comunicazione, perché di fatto ogni barberia diventa un media non convenzionale.
Fatto è che le giocate aumentano e, di conseguenza, aumenta notevolmente il montepremi a disposizione dei giocatori.
Ne sa qualcosa Pietro Aleotti.
Trevigiano, artigiano del legno come per pudore si definì compilando l’apposito spazio sul retro della schedina evitando di dire che costruiva bare, Pietro Aleotti nel 1947 vince 64 milioni ed è figlio di un’altra Italia.
Figlio di un’Italia non ancora in lite perenne con il fisco, dietro la schedina, Pietro Aleotti scrisse senza remore non solo la versione edulcorata del suo mestiere, ma anche nome, cognome e indirizzo e forse fu questa la sua vera fortuna.
Talmente non lo sfiorava l’idea di poter vincere che non aveva neanche controllato la schedina e possiamo solo immaginarne la sorpresa quando ricevette telegramma che gli annunciava la vincita.
C’è da dire però che se gli italiani erano ancora in pace con il fisco, il fisco forse iniziava a guardarli con diversa attenzione.
Il concorso Sisal aveva preso piede, il montepremi stabiliva record su record e la cosa non passa inosservata.
Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e sottosegretario allo Sport Giulio Andreotti, nel 1948 il governo decide di nazionalizzare il gioco.
I Monopoli di Stato ne gestiranno le entrate che saranno destinate al CONI per finanziare il funzionamento del concorso e dell’intera macchina sportiva italiana, dagli impianti alle missioni olimpiche.
Risultati immediati il cambio del nome, che da concorso Sisal diventa ufficialmente Totocalcio, acronimo di totalizzatore calcistico, e una lunga causa della Sisal contro lo Stato, che si risolverà solo dopo alcuni anni e con la quasi contemporanea autorizzazione alla società di esercitare un nuovo concorso a pronostico basato sullo stesso principio, ma declinato sul mondo dell’ippica, il Totip.
Risultato di prospettiva, la straordinaria diffusione del Totocalcio che, sulla geniale intuizione di Massimo Della Pergola, entra effettivamente nel cuore degli italiani influenzandone sogni, tempi e costumi.
Dalla stagione calcistica 1950-51, in particolare dal concorso numero 20, il Totocalcio cambia leggermente formula perché le partite da indovinare diventano 13.
Una partita, in fondo cambia poco, direte.
Eppure quel piccolo cambiamento irrompe nell’intercalare quotidiano facendo diventare il fare tredici frase idiomatica mai più uscita dall’italiano parlato.
Massimo Della Pergola, invece, lascerà la Sisal nel 1955 e si dedicherà al giornalismo sportivo e a seguire e organizzare iniziative sportive.

Le storie del Totocalcio

La grande storia del Totocalcio è indissolubilmente legata alla crescente popolarità del gioco del calcio che, tra gli anni cinquanta e sessanta, supera per affezionati e tifosi l’altro grande sport con il quale allora si contendeva il primato nazionale, il ciclismo.
Ma la grande storia del Totocalcio è fatta di una miriade di piccole storie personali, di vincite sognate, perdute o anche sfortunate.
È la storia delle file il sabato sera davanti al botteghino della ricevitoria, dei giorni passati a elaborare e condividere statistiche con gli amici di giocata, storie di pomeriggi e serate passate intorno a tavolini in alluminio dei bar, quelli a tre gambe con il piano ricoperto di formica colorata dove combriccole di giocatori riempivano di mozziconi i posacenere mentre compilavano colonne su colonne, quasi certi di avere in mano la formula di tutte le variabili possibili per pronostico vincente.
Immagini stampate nella memoria collettiva proprio come quella di famiglie a passeggio la domenica pomeriggio con i maschi di casa, grandi e piccoli, incollati alle prime radioline portatili, spesso giapponesi, per ascoltare Tutto il calcio minuto per minuto, la trasmissione di straordinario successo con le radiocronache in diretta dagli stadi d’Italia che dal 1959 a più di uno avrà fatto sapere di aver fatto, o aver perso all’ultimo secondo, l’agognato tredici.
Tante le cronache di vincite importanti; nel 1977 la prima miliardaria con 1.135 milioni, la più alta il 7 novembre 1992 quando in tre vincono circa 5 miliardi ciascuno.
Tra tante vincite, però, mi piace ricordare anche l’altro lato della medaglia, recuperando un caso disperso nella minuta cronaca italiana e di cui in rete non troverete nessuna traccia.
Parliamo di Camillo Fabbroni da Grosseto, o meglio dell’amarissimo caso del signor Fabbroni, come titola la Domenica del Corriere del 24 ottobre 1954.
Camillo Fabbroni gioca la schedina, custodisce gelosamente la sua parte, la cosiddetta figlia, sulla quale probabilmente annota i risultati come si faceva tutti e con ogni probabilità salta sulla sedia quando scopre di aver fatto tredici e ancora deve aver saltato quando scopre che ai soli due tredici usciti spettano 122 milioni ciascuno.
Avete presente quanti erano 122 milioni nel 1954? Immaginate che lo stipendio medio di un impiegato si aggirava intorno alle 40.000 mila lire e un appartamento in una grande città non arrivava a costarne 10 di milioni.
La vincita di Fabbroni è amarissima perché in effetti non la riscuoterà mai; il ricevitore perde la parte di bollino necessario per autenticare la matrice, ovvero la parte che da regolamento inderogabile il ricevitore deve consegnare all’ufficio locale del CONI, l’unico titolo probante della giocata e per reclamare la vincita.
La figlia, in pratica, è solo un promemoria della giocata e Camillo Fabbroni lo scopre a sue spese.

Totocalcio, ritorna l’Italia del tredici
Domenica del Corriere 27/8/1961

Il ritorno del Totocalcio

L’epica del Totocalcio termina con la stagione 2003-2004.
Molti i concorsi a premio, soprattutto a premio immediato, nel frattempo lanciati sul mercato e che gli avevano fatto perdere l’allure che ne aveva accompagnato gli anni d’oro, non casualmente quelli dello sviluppo economico e del benessere diffuso.
Ma abusando di una citazione da Il Signore degli Anelli di Tolkien, le radici profonde non gelano e ad agosto, con l’avvio del campionato di calcio, il Totocalcio torna agli italiani con una formula di vincite rinnovata per attrarne l’interesse e, mi auguro, anche i sogni.
Protagonista ancora una volta l’algoritmo di Massimo Della Pergola, quell’1X2 diventato parte del nostro dna sociale e che, sono convinto, in questi sia mancato a tutti, giocatori e non giocatori, tredicisti mancati o aspiranti tali.
Forse non faremo più la fila in ricevitoria, forse giocheremo la schedina on line, ma sicuramente un popolo di allenatori di calcio come siamo non mancherà il tentativo di piegare la fortuna alle proprie più o meno vaste competenze calcistiche.
E a me, forse, capiterà di sentire la voce di mio nonno che, indifferente per chissà quali motivi suoi all’evoluzione delle cose, ancora negli anni settanta mi chiedeva se avessi giocato la Sisal e non il Totocalcio.
Forse solo una prova in più di quanto Tolkien avesse ragione.

Editoriali

Marco Panella, direttore editoriale di Sportmemory, nato a Roma nel 1963, laureato in Scienze Politiche con indirizzo internazionale, si occupa di comunicazione dal 1989 come imprenditore e consulente di aziende ed enti pubblici. Curatore di mostre e festival culturali, esperto di storia del costume italiano ed heritage communication, coniuga all’attività professionale interessi personali che spaziano dalla geopolitica all’etica dell’innovazione. Ha esordito nella narrativa con il romanzo nero Tutto in una notte, edito a settembre 2019 da Robin Edizioni.