La prima volta di Gilles Villeneuve

Oggi, 44 anni fa. Il 9 ottobre del 1977 Gilles Villeneuve veste per la prima volta il rosso Ferrari alla guida di una 312 T2 ed entra nella leggenda della velocità.
Gilles Villeneuve e Enzo Ferrari

Tutto inizia oggi, anzi, tutto inizia 44 anni fa.
Il 9 ottobre 1977 è la prima volta di Gilles Villeneuve in rosso Ferrari; la sua leggenda inizia così.

Niki Lauda lascia

Nel 1977 l’uomo Ferrari era Niki Lauda, ma forse sarebbe meglio dire che Lauda campione del Mondo nel 1974 e reduce dal fuoco del Nürburgring, nel 1977 era l’uomo simbolo della Formula Uno.
Grande storia quella di Niki Lauda e la Ferrari che, però, proprio in quel 1977 s’interrompe, almeno per quel che riguarda la pista.
Il 28 agosto Lauda vince a Zandvoort il Gran Premio d’Olanda e il giorno seguente annuncia a un mondo stupito che il 30 ottobre lascerà la Ferrari; quel giorno non ha ancora vinto il suo secondo titolo, ma lo conquisterà il 2 ottobre piazzandosi quarto al Gran Premio degli Stati Uniti Est di Watkins Glen.
Conquistato il suo secondo titolo mondiale, deteriorati ormai i rapporti con la Ferrari, Lauda decide di non correre le due ultime gare.

L’ora di Gilles

La Ferrari è spiazzata, ma il Drake è un visionario, ne ha passate tante, ma soprattutto riesce a vedere dove altri non arrivano.
È così che per sostituire il campione Lauda, non senza polemiche altrui, Enzo Ferrari sceglie un giovane pilota canadese senza meriti di Formula Uno, ma che aveva la velocità nel sangue.

Gilles Villeneuve

Gilles Villeneuve impara la velocità in condizioni estreme; inizia a correre in motoslitta da giovanissimo, ne diventa campione mondiale nel 1974, poi passa alla Formula Ford e poi ancora alla Formula Atlantic dove vince per due anni di seguito il titolo di categoria.
Il suo esordio in Formula Uno lo fa il 16 luglio 1977, al Gran Premio di Gran Bretagna di Silverstone, dove è la terza scelta della McLaren che gli assegna guida una M23, macchina che aveva vinto già due mondiali, ma ormai datata e a fine carriera.
Nonostante tutti i problemi che gli dà la  M23, Gilles mette in mostra uno stile di guida  che gli farà assegnare, nonostante l’undicesimo piazzamento, il riconoscimento simbolico di driver of the day.
È proprio per quello stile di guida che  Enzo Ferrari lo sceglie, uno stile che aveva già fatto guadagnare a Gilles il soprannome di Aviatore, che lui non amava, ma che fa intendere che più che un pilota, forse lui sia sempre stato un sognatore della velocità.

La leggenda di Gilles

9 ottobre 1977, Mosport Park, Bowmanville, Ontario, Gran Premio del Canada, sedicesima tappa di una Formula Uno già vinta da Niki Lauda.
A Gilles Villeneuve non interessa, questo è il suo primo giorno alla guida di una Ferrari 312 T2.
Questo è il giorno del suo ingresso nella leggenda dei motori, della velocità e del coraggio.

Gilles Villeneuve

Gilles correrà per cinque anni, vincerà solo 6 Gran premi, non molti, ma in ogni sua corsa maneggerà la velocità come forse nessun altro, regalando al mondo momenti irripetibili, uno per tutti il duello con René Arnoux a Digione, al Gran Premio di Francia del primo luglio 1979.

Un amore per la velocità in tutte le sue forme, come quando il 21 novembre 1981 sulla pista dell’aeroporto di Istrana vinse la sfida in accelerazione con il caccia intercettore F104 Starfighter del 51° Stormo dell’Aeronautica Militare.

gilles villeneuve

Un amore per la velocità che l’8 maggio 1982, nei giri di qualificazione sul circuito di Zolder, inseguendo forse un miglior tempo per ribattere quello del compagno di scuderia Didier Pironi da cui ormai lo separava una rivalità non sanabile, se lo porta via a circa 250 chilometri all’ora sulla sua Ferrari 126 C2.
Gilles morirà il giorno dopo.
Su un fisico drammaticamente compromesso a nulla servirono la notte in rianimazione e l’intervento chirurgico tentato in extremis.
La sera del 9 maggio Gilles Villeneuve diventa velocità pura.
Di lui Enzo Ferrari dirà: Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene
Ecco, a Gilles Villeneuve non possiamo non continuare a volere bene.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

ARTICOLI CORRELATI

Lorenzo Bandini

Lorenzo Bandini. Il bravo ragazzo

7 maggio 1967. Montecarlo. Lorenzo Bandini è in seconda fila dietro Jack Brabham. La pole position gli è sfuggita di un soffio, ma non importa; è lì e vuole fare la sua corsa. O meglio vuole fare sua la corsa. Tra una partenza più difficile del previsto, la rincorsa alla posizione di testa e l’arrivo sognato, il destino di Lorenzo prende il volo in una chicane e diventa fuoco e fiamme.

Leggi tutto »

Brutti sporchi e cattivi. O forse no?

Ero giovanissimo: un apparente banale incidente su un campo di calcio vero si trasformò in un dramma, ma fu anche l’inizio della scoperta dello sport. Rugby prima, poi il football americano tra i primi in Italia e poi il ciclismo. Un paradigma sportivo e un percorso di vita, anche contro le apparenze.

Leggi tutto »
Lucia Lucarini missione impossibile

La sciabola e la mia missione impossibile

La sciabola non tollera dubbi. La scherma non tollera dubbi. Ogni volta che sei in pedana devi dare tutta te stessa. Anche io non ho avuto dubbi quando ho dovuto accettare la mia missione impossibile e mi sono messa in guardia contro la polmonite bilaterale che in pedana non mi ci voleva far stare.

Leggi tutto »

L’oro due

Giganti. Potremmo forse chiamare diversamente Pietro Mennea e Usain Bolt? Giganti e veloci. Velocissimi, non più del vento, ma della stessa essenza del vento.

Leggi tutto »
Vog vogatore moderno

Vog. Lo sport immaginario

Se esiste uno sport immaginario, è certamente passato attraverso la vita promessa da Vog, l’indimenticabile vogatore moderno che negli anni settanta occhieggiava dalle pagine dei fumetti.

Leggi tutto »



La nostra newsletter
Chiudi