Fiume, la montagna e i sei rifugi dimenticati

Fiume. Terra e mare, ma anche montagna troppo spesso dimenticata. Come i suoi rifugi, sei, quasi tutti dispersi. Come persone, come anime.
 Roberto Amorosino
Rifugio Paulovaltz

L’acqua nella sua storia, la costa, le isole, il Toscana avanti e indietro, carico di anime e corpi, di sogni stracciati.
Fiume cittร  simbolo, nel nome il richiamo del fiume Eneo, sospesa tra mare e monti. Fiume cittร  strattonata, presa in mezzo tra risiko e destino. Fiume cittร  della cultura europea (e quando se non nell’anno della pandemia) nei tempi sordi della cancel culture.ย 

Piroscafo Toscana esuli istriani
(Esuli istriani davanti al piroscafo Toscana)

L’ufficio del turismo sventola la bandiera blu e ti accompagna sulla spiaggia, ma tu insegui l’aquila bicipite che vola alta sulle ultime vette meridionali delle Alpi Giulie.ย 
Un’aquila che, se potesse, racconterebbe dei sei rifugi dimenticati da chi vola basso.

Guido Rey

La montagna รจ per tutti, per coloro che desiderano il riposo nella quiete e per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora piรน forte. Lo dice Guido Rey, alpinista scrittore fotografo fra i piรน grandi. Innamorato delle nostre cime e di tutto quanto sotto, cinquantenne che non riesce a restare a casa quando la patriaย chiama a reagire dopo la scossa di Caporetto. Mette la sua auto al servizio della croce rossa, la scampa per un soffio dopo un incidente al volante, ma da lรฌ in avantiย la montagna la racconta con la penna e l’obiettivo.ย 

Guido Rey
(Guido Rey)

I rifugi persi

A Guido Rey, cinque volte sul tetto del Cervino, รจ dedicato uno deiย sei rifugiย che il Club Alpino Fiumano realizza tra il 1921 ed il 1934 sui monti che contornanoย la cittร . Rifugi poi persi, forzatamente abbandonati, diciamo con due parole ed un filo di voce, causa esodo.ย 
Del Rey, ai Piani della Secchia sul Nevoso a quota 2340 m, oggi restano grigi calcinacci. Era un gioiellino, l’orgoglio della sezione, aperto tutto l’anno, raggiungibile in macchina oppure gambe in spalla.ย ย 

I rifugi fiumani

Il principe di Monte Nevoso

Piรน giรน, ai 1241 m., sempre del Monte Nevoso, il rifugio nobile.
Qui, a scanso di equivoci, non hanno lasciato nemmeno un mattone, una traccia (…avran mica saputo prima di noi che da quelle parti anche le pietre parlano italiano?). Il principe di Monte Nevoso รจ Gabriele d’Annunzio, insignito nel ’24 del titolo onorifico dal re in persona, su proposta del primo ministro, per omaggiare l’artefice della festa piรนย festa che la rivoluzione ricordi, l’impresa fiumana.
Al rifugio che non c’รจ piรน, ciย si arrivava a piedi con tre ore e mezza di buon passo da Villa del Nevoso ed assai meno da Masun.
200 posti letto, aperto tutto l’anno. Dormivi sotto le coperte della societร  di navigazione generale italiana, lana rossa e stemma al centro, dopo aver sorseggiato un tรจ caldo nella tazza del Lloyd Triestino.ย 

Ruderi

Il primo dei sei rifugi รจ l’Egisto Rossi, inaugurato il 4 dicembre 1921 per ricordare uno dei precursori della lotta per l’unitร  di Fiume all’Italia. Campo scuola per tutti gli sciatori della zona ed osteria per tutti gli altri. Risorge dopo l’incendio del ’43, ma non sopravvive al disprezzo degli anti italiani negli anni a venire. Due ruderi ancora ci sono, senza qualcosa che aiuti a capire cosa rappresentano, ma ciรฒ non impedisce agli appassionati di darsi appuntamento lรฌย per puntare il monte Lisina e per attraversare i monti della Vena.
Stessa brutta sorte, distruzione completa, per ilย Rifugio Stefano Caifessi al monte Aquila quota 1100, l’ultimo ad essere inaugurato nel 1934.ย 

Liburnia

E per finire le buone nuove

Due dei, evviva, sei rifugi ci sono ancora, stravolti nei connotati, ma presenti. Vivi e vigili.
Sono il Rifugio Rodolfo Paulovatz all’Alpe Grande (1000m), 3.5 ore da Apriano di polverosa carrarecciaย prima e sentiero poi. Rodolfo, uno dei soci storici del Club, con un archivio fotografico senza eguali.
E ilย Rifugio Benevolo Colacevich Walluschnigย alla Conca Nera (1060 m),ย inaugurato nel 1930, dedicato alla memoria dei tre soci tristemente scomparsi sul Bianco tre anni prima.ย 

 

Rifugi, rifugiati

Camminare per cercare sรฉ stessi, camminare senza voltarsi. Rifugio tra la neve: gnocchi con carne di manzo, vino Terrano,ย crauti e funghi. Rifugio di primavera: l’asparago selvatico.ย Rifugio con il sole che picchia: le zuppe, jota e de bobici con fagioli,ย patate, salsicce, pancetta ed ancora crauti. Rifugio d’autunno: pane casareccio, sopaย e prosciutto Dignano d’Istriaย essiccato all’aria aperta che solo la nostalgia ha un sapore piรน forte.ย 

Rifugi e rifugiati, cancellati o quasi. Come abbiamo fatto?ย 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" รจ la sua opera prima.

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